L'Europa sta vivendo una delle più devastanti ondate di calore mai registrate. A poche settimane dalla straordinaria fiammata che aveva già infranto tutti i record del mese di maggio, una nuova e ancora più intensa massa d'aria rovente sta investendo gran parte del continente, stabilendo nuovi primati non solo per giugno, ma addirittura per l'intero anno in numerose aree dell'Europa occidentale.
Francia, Germania, Italia, Spagna e perfino il sud dell'Inghilterra stanno affrontando temperature comprese tra i 5 e i 12 gradi superiori alle medie stagionali. Una situazione eccezionale, resa ancora più sorprendente dal fatto che giugno, storicamente, non rappresenta il periodo più caldo dell'anno nell'Europa occidentale.
Alla base dell'evento meteorologico vi è un vasto e persistente anticiclone che continua a richiamare aria rovente dal Nord Africa verso il continente europeo. Il cielo costantemente sereno e l'intenso irraggiamento solare hanno ulteriormente amplificato il fenomeno, trasformando vaste aree dell'Europa in una vera e propria fornace.
Un bilancio umano sempre più drammatico
Le ondate di calore rappresentano oggi il rischio naturale più letale per il continente europeo. I numeri degli ultimi anni sono impressionanti e delineano una vera emergenza sanitaria.
Nell'estate del 2022 oltre 60.000 persone morirono in Europa a causa del caldo estremo. L'anno successivo, nonostante un'estate decisamente meno torrida, si registrarono comunque più di 47.000 decessi collegati alle alte temperature. Ancora più inquietante il dato relativo al 2025: la prima ondata di caldo dell'anno provocò circa 2.300 vittime in appena dodici città europee.
Il 2026 rischia ora di aggravare ulteriormente questo bilancio. La Francia, tra i Paesi più colpiti, ha già registrato almeno 40 morti attribuite direttamente all'emergenza climatica. Le autorità hanno disposto la chiusura di numerose scuole, annullato eventi all'aperto e dovuto affrontare pesanti disagi sulla rete ferroviaria, dove il calore estremo provoca la dilatazione dei binari e compromette il funzionamento delle linee elettriche di alimentazione dei treni.
Anche le richieste di soccorso sanitario stanno aumentando rapidamente. In Francia le chiamate di emergenza risultano cresciute di circa il 20%, mentre il terreno continua a perdere umidità avvicinandosi ai livelli minimi stagionali mai osservati.
Nel Regno Unito la situazione è diventata talmente critica che l'East Surrey Hospital ha dichiarato lo stato di emergenza, limitando l'attività esclusivamente ai casi realmente pericolosi per la vita.
In Italia il caldo sta provocando vittime, un forte incremento degli accessi ai pronto soccorso e interruzioni dell'energia elettrica causate dal consumo record dei condizionatori. Belgio e Paesi Bassi stanno invece facendo i conti con un sistema sanitario e una rete dei trasporti sempre più sotto pressione, mentre in Belgio i centri di recupero della fauna selvatica segnalano un'impennata di animali in grave sofferenza, soprattutto giovani uccelli incapaci di sopportare temperature così elevate.
La Spagna, oltre al caldo, deve affrontare un peggioramento della siccità. Gli invasi stanno diminuendo rapidamente, aumentando il rischio di carenze idriche proprio mentre cresce la domanda di acqua da parte della popolazione e dell'agricoltura.
Anche energia ed economia sotto pressione
L'ondata di calore non colpisce soltanto la salute pubblica. L'intero sistema energetico europeo sta entrando in una fase estremamente delicata. La domanda di energia per il raffrescamento ha raggiunto il livello più elevato degli ultimi quarantacinque anni, mettendo sotto forte pressione le reti elettriche.
Particolarmente preoccupante è la situazione francese. Diverse centrali nucleari raffreddate dalle acque del Rodano e della Garonna rischiano infatti di dover ridurre la produzione a causa dell'eccessivo riscaldamento dei fiumi. Considerato il ruolo centrale della Francia nell'approvvigionamento elettrico europeo, eventuali limitazioni produttive potrebbero tradursi in una riduzione dell'offerta continentale, con conseguente aumento dei prezzi dell'elettricità e un ulteriore aggravamento della cosiddetta "povertà energetica estiva", fenomeno sempre più diffuso tra le famiglie europee.
Parallelamente cresce anche il rischio incendi, particolarmente elevato in Spagna e Francia, dove la vegetazione è ormai estremamente secca.
Gli scienziati: "È la peggiore ondata di caldo mai osservata"
Un gruppo internazionale di ricercatori provenienti da Svezia, Danimarca, Stati Uniti, Paesi Bassi, Irlanda e Regno Unito ha analizzato questo episodio estremo per capire quale ruolo abbia avuto il cambiamento climatico provocato dalle attività umane.
Le conclusioni sono nette. Secondo gli studiosi, sull'area analizzata questa rappresenta la più grave ondata di calore mai registrata.
Nel 1976, anno considerato finora uno dei riferimenti storici per il caldo europeo, temperature come quelle osservate nel giugno 2026 sarebbero state praticamente impossibili da registrare in questo periodo dell'anno e altamente improbabili persino durante il pieno dell'estate.
Persino nel 2003, anno della devastante ondata di calore che provocò decine di migliaia di vittime in Europa, un episodio di questa intensità sarebbe stato circa dieci volte meno probabile durante il giorno e oltre cento volte meno probabile durante la notte.
Il motivo è che giugno si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro mese nell'Europa occidentale. Le temperature massime stanno crescendo addirittura a un ritmo triplo rispetto al riscaldamento medio globale, mentre quelle notturne aumentano a una velocità doppia rispetto alla media planetaria.
Molte capitali europee stanno vivendo non soltanto il giugno più caldo della loro storia, ma addirittura i tre giorni consecutivi più caldi mai registrati dal 1950.
Il ruolo decisivo del cambiamento climatico
Gli studiosi spiegano che la configurazione atmosferica responsabile di questa ondata di caldo non è nuova. In passato si sono già verificati episodi caratterizzati da correnti meridionali provenienti dall'Africa. Ciò che è cambiato è la temperatura di partenza del clima.
Lo stesso identico schema meteorologico produce oggi valori decisamente superiori rispetto alla metà del Novecento, perché l'intero sistema climatico si è progressivamente riscaldato.
Secondo le simulazioni effettuate dai ricercatori, se un evento identico si fosse verificato nel 1976, le temperature diurne sarebbero risultate mediamente inferiori di circa 3,5 gradi, mentre quelle notturne sarebbero state più basse di circa 2,4 gradi.
Anche confrontando il 2026 con il 2003 emergono differenze notevoli: circa 2 gradi in meno durante il giorno e 1,3 gradi in meno durante la notte.
Le città sono diventate il punto più vulnerabile
Lo studio evidenzia come il rischio maggiore sia concentrato nelle aree urbane. L'effetto "isola di calore", il patrimonio edilizio spesso vecchio e poco isolato, la scarsità di aree verdi e le profonde disuguaglianze sociali fanno sì che milioni di cittadini siano esposti a temperature ancora più elevate rispetto alle aree circostanti.
Le categorie maggiormente vulnerabili comprendono gli anziani soli, le persone affette da malattie croniche, chi vive in condizioni economiche difficili, i senzatetto e numerosi migranti che spesso abitano in edifici privi di adeguati sistemi di raffrescamento.
Secondo i ricercatori, gran parte delle abitazioni europee, delle scuole, delle infrastrutture di trasporto e delle reti energetiche non sono state progettate per resistere a periodi così lunghi di caldo estremo.
Il caldo umido aumenta ulteriormente il rischio
Lo studio ha inoltre utilizzato l'indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), che rappresenta uno dei parametri più affidabili per valutare il reale stress termico sul corpo umano.
Questo indice combina temperatura, umidità e altri fattori ambientali che influenzano la capacità dell'organismo di disperdere il calore attraverso la sudorazione.
Durante l'ondata di caldo compresa tra il 18 e il 29 giugno, ben il 45% delle città europee analizzate ha superato le soglie di sicurezza del WBGT, segnalando condizioni potenzialmente pericolose anche per persone sane impegnate in normali attività all'aperto.
Un segnale inequivocabile
Gli autori dello studio arrivano a una conclusione estremamente chiara: con un riscaldamento globale già pari a circa 1,4 gradi rispetto all'epoca preindustriale, il caldo estremo sta raggiungendo il limite della capacità di adattamento delle nostre società.
Fenomeni che appena cinquant'anni fa sarebbero stati praticamente impossibili sono oggi diventati eventi destinati a ripetersi con crescente frequenza durante ogni estate europea.
Per gli scienziati, l'unica strada per evitare scenari ancora più estremi passa attraverso una rapida riduzione delle emissioni di combustibili fossili e un'accelerazione delle politiche di adattamento climatico. Senza interventi efficaci, le ondate di calore destinate a caratterizzare i prossimi decenni rischiano di trasformarsi da eccezioni meteorologiche a una nuova, pericolosa normalità.
Fonte: Il progetto World Weather Attribution utilizza osservazioni meteorologiche e modelli climatici per comprendere come il cambiamento climatico influenzi l'intensità e la probabilità di eventi meteorologici estremi. Gli studi valutano anche il ruolo della vulnerabilità e dell'esposizione umana negli impatti, al fine di evidenziare le azioni necessarie per prepararsi ai cambiamenti climatici estremi.
La maggior parte degli studi viene condotta rapidamente, subito dopo eventi meteorologici estremi – o addirittura mentre questi sono ancora in corso – per rispondere alla domanda sempre più frequente: "Qual è stato il ruolo del cambiamento climatico in questo evento?".
Fondata nel 2014, la WWA ha condotto oltre 100 studi di attribuzione su ondate di calore, precipitazioni estreme, siccità, inondazioni, incendi boschivi e ondate di freddo in tutto il mondo.
Per contattare World Weather Attribution, inviare un'e-mail a [email protected]

