Economia

Commercio estero, a maggio export in crescita del 4,1% ma si riduce l'avanzo commerciale: pesa il caro energia

Negli scambi commerciali con l’estero il mese di maggio 2026 conferma una fase di crescita sia per le esportazioni sia per le importazioni, anche se con ritmi differenti e con segnali contrastanti tra valori monetari e volumi fisici. Le importazioni accelerano più delle esportazioni sul piano congiunturale, mentre il saldo commerciale resta positivo ma si riduce rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa del peggioramento del deficit energetico. Parallelamente, i prezzi all’importazione registrano un nuovo aumento, sostenuti soprattutto dall’energia e dai beni intermedi.


Secondo i dati diffusi sull’interscambio commerciale, a maggio le esportazioni crescono dello 0,2% rispetto ad aprile, mentre le importazioni aumentano dell’1,5%. La dinamica dell’export è il risultato di andamenti differenti tra le due principali aree di destinazione: le vendite verso i Paesi extra Unione europea aumentano dello 0,8%, mentre quelle dirette verso i mercati dell’Unione europea diminuiscono dello 0,4%. Le importazioni, invece, mostrano un incremento più marcato, segnale di una domanda estera di beni acquistati dall’Italia particolarmente vivace nel mese.


L’analisi su base trimestrale conferma una tendenza favorevole degli scambi. Nel periodo marzo-maggio 2026, confrontato con il trimestre precedente, le esportazioni aumentano del 4,6%, mentre le importazioni registrano una crescita ancora più consistente, pari al 7,2%.


Su base annua, le esportazioni aumentano del 4,1% in valore, ma diminuiscono del 2,4% in volume. Questo significa che il valore monetario delle merci esportate cresce più rapidamente delle quantità effettivamente vendute, evidenziando l’effetto dell’aumento dei prezzi medi. Anche sul fronte delle importazioni si osserva un fenomeno analogo: il valore cresce del 7,3%, mentre i volumi diminuiscono del 2,5%.

La crescita delle esportazioni risulta più intensa verso i mercati extra europei. Le vendite dirette fuori dall’Unione europea aumentano infatti del 6,8% rispetto a maggio 2025, mentre quelle destinate ai Paesi dell’Unione registrano un incremento più contenuto, pari all’1,7%.

Ancora più marcata appare la differenza sul fronte delle importazioni. Gli acquisti provenienti dai Paesi extra Ue crescono del 15,5% su base annua, mentre quelli provenienti dall’area comunitaria aumentano soltanto dell’1,3%. Il dato riflette soprattutto il maggiore valore delle importazioni energetiche e delle materie prime acquistate dai mercati internazionali.

Dal punto di vista settoriale, il contributo più rilevante alla crescita dell’export proviene dall’industria metallurgica. Le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, aumentano infatti del 26,2%, rappresentando uno dei principali motori dell’espansione dell’export italiano.

Molto sostenuta anche la crescita delle esportazioni di coke e prodotti petroliferi raffinati, che segnano un incremento del 62%. Risultati positivi si registrano inoltre per i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, in aumento del 20,6%, e per il comparto automobilistico, che cresce del 13,9%.

L’unico comparto di rilievo in flessione è quello farmaceutico. Le esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici diminuiscono infatti del 9,7% rispetto allo stesso mese del 2025, rappresentando la principale voce negativa tra i principali settori produttivi.


L’andamento geografico delle esportazioni evidenzia forti differenze tra i mercati di destinazione. La Svizzera rappresenta il Paese che offre il contributo più elevato alla crescita dell’export italiano, con un incremento del 57,9%. Seguono la Cina, dove le esportazioni aumentano del 24,2%, i Paesi Bassi con un incremento dell’8,6% e i Paesi del MERCOSUR, che registrano una crescita del 21,2%.

Non mancano tuttavia mercati in contrazione. Le esportazioni verso la Turchia diminuiscono del 22,5%, quelle verso la Spagna dell’8,5%, mentre si riducono anche le vendite verso gli Stati Uniti, in calo del 3,6%, e verso la Germania, che registra una flessione del 3,3%.


Considerando l’intero periodo gennaio-maggio 2026, le esportazioni crescono del 3,4% rispetto ai primi cinque mesi del 2025. Anche in questo caso il principale contributo positivo proviene dal settore dei metalli di base e dei prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, che registra un incremento del 29,5%.

Tra i comparti che invece frenano la crescita dell’export figurano i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, in diminuzione del 4%, e il settore che comprende articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti classificati come n.c.a., che registra una riduzione del 5,3%.


Il saldo commerciale rimane positivo anche a maggio 2026, attestandosi a 4 miliardi e 793 milioni di euro. Si tratta tuttavia di un risultato inferiore rispetto ai 6 miliardi e 103 milioni registrati nello stesso mese del 2025.

Alla base del ridimensionamento dell’avanzo commerciale vi è soprattutto il peggioramento della bilancia energetica. Il deficit relativo ai prodotti energetici raggiunge infatti i 5 miliardi e 700 milioni di euro, contro i 3 miliardi e 457 milioni registrati un anno prima.

Di segno opposto risulta invece l’andamento dei prodotti non energetici. L’avanzo commerciale di questo comparto cresce infatti da 9 miliardi e 560 milioni di euro di maggio 2025 a 10 miliardi e 493 milioni nello stesso mese del 2026, compensando in parte il peggioramento della componente energetica.


Il bilancio dei primi cinque mesi dell’anno resta comunque favorevole. Tra gennaio e maggio 2026 le esportazioni aumentano del 3,4%, mentre le importazioni crescono del 2,6%. Di conseguenza, l’avanzo commerciale complessivo raggiunge i 20,1 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 17,4 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025.


Parallelamente all’andamento degli scambi commerciali, prosegue anche la crescita dei prezzi all’importazione. A maggio 2026 i prezzi dei beni acquistati dall’estero aumentano dello 0,4% rispetto ad aprile e del 6,5% su base annua, accelerando rispetto al +4,6% registrato nel mese precedente.

L’incremento mensile dei prezzi è dovuto principalmente ai rincari dei beni intermedi, mentre l’accelerazione del dato tendenziale riflette soprattutto l’andamento dei prodotti energetici. In questo caso pesa anche un effetto statistico: il confronto avviene infatti con maggio 2025, mese nel quale i prezzi dell’energia avevano registrato forti ribassi, amplificando così l’aumento rilevato nel 2026.


L’analisi evidenzia inoltre un elemento che influenza significativamente i dati sulle esportazioni. La crescita registrata a maggio risente infatti di operazioni di elevato valore relative ai mezzi di navigazione marittima. Escludendo queste vendite straordinarie, il quadro appare meno favorevole: le esportazioni registrerebbero una diminuzione congiunturale dell’1% e una crescita tendenziale limitata al 3,3%.


Nel complesso, il commercio estero italiano continua a mostrare una dinamica positiva nei primi mesi del 2026, sostenuta soprattutto dall’industria dei metalli e da alcuni comparti manifatturieri. Allo stesso tempo emergono alcuni elementi di attenzione, come il crescente peso della bolletta energetica, il rallentamento di alcuni importanti mercati di destinazione, tra cui Stati Uniti e Germania, e la riduzione dei volumi scambiati nonostante l’aumento dei valori monetari, segnale dell’incidenza esercitata dall’aumento dei prezzi sulle statistiche dell’interscambio commerciale.

Autore Mario Falorni
Categoria Economia
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