Gaza, fame e propaganda: l'indecente visita di Witkoff nella Striscia
La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza ha raggiunto un punto di rottura. Settimane di rabbia crescente per la fame che affligge la popolazione palestinese, a causa dell'offensiva israeliana e delle restrizioni agli aiuti, hanno scosso anche la Casa Bianca. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di essere rimasto profondamente colpito dalle immagini di bambini emaciati, sull'orlo della morte per fame.
Venerdì, il suo inviato in Medio Oriente, Steve Witkoff, è entrato nella Striscia di Gaza, accompagnato dall'esercito israeliano. Ha visitato un centro di distribuzione di aiuti nel sud dell'enclave, gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un'organizzazione sostenuta da Stati Uniti e Israele. Dietro filo spinato, centinaia di palestinesi aspettavano disperatamente del cibo.
"Un'impresa incredibile!" ha commentato su X l'ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee, che ha accompagnato Witkoff nel tour. Ma dietro le foto ufficiali e i sorrisi di circostanza, la realtà sul terreno racconta una storia diversa.
Molti a Gaza – e non solo – hanno definito la visita una mera operazione di facciata. Ellie Burgos, infermiera americana in servizio all'ospedale Nasser di Khan Younis, è stata netta: "È stata una messinscena mediatica, una visita controllata e dettata dall'esercito israeliano. Quello che hanno visto non riflette minimamente la realtà".
Burgos era tra coloro che avevano chiesto che Witkoff visitasse Gaza per rendersi conto della situazione. Ma, dopo la sua breve apparizione, ha espresso profonda delusione: "Il cibo resta introvabile, le persone continuano a essere colpite mentre cercano di ricevere aiuti, e la violenza non accenna a fermarsi".
E infatti, solo nel giorno della visita, almeno 92 persone sono state uccise a Gaza. Di queste, 51 stavano cercando di ottenere cibo, secondo quanto riferito da Mohammed Saqr, direttore infermieristico dell'ospedale Nasser.
Malgrado le evidenze, Israele continua a negare che ci sia una crisi di fame diffusa a Gaza. Ma anche su questo fronte il vento sembra cambiare. Il vicepresidente americano JD Vance ha ammesso: "Ci sono bambini piccoli che stanno chiaramente morendo di fame".
Witkoff ha spiegato che la sua visita serviva a fornire a Trump una "visione chiara della situazione umanitaria" e contribuire a elaborare un piano per l'invio di aiuti.
Come possa farlo, però, resta un mistero, visto che durante il tour Witkoff non ha incontrato membri delle Nazioni unite, né operatori umanitari locali e internazionali. Inoltre, sono caduti nel vuoto gli inviti di medici e infermieri perché visitasse alcuni degli ospedali e vedesse con i suoi occhi lo stato in cui versa la popolazione. Nessuna visita a una tenda di sfollati, nessuna a una scuola-rifugio, nessun incontro con un familiare delle oltre mille persone uccise mentre cercavano di raggiungere gli aiuti...
E, a proposito di aiuti, la GHF, che si dichiara indipendente, opera con l'appoggio dell'esercito israeliano e all'interno di una zona militarizzata. I suoi quattro centri di distribuzione sono teatro frequente di caos, saccheggi e sparatorie. Secondo l'ONU, circa 1.400 persone sono state uccise mentre cercavano di ricevere aiuti, 859 delle quali vicino alle strutture gestite dalla GHF.
Israele e GHF hanno ammesso che alcuni colpi sono stati esplosi, ma parlano solo di "colpi di avvertimento". Human Rights Watch, invece, sostiene che "le forze israeliane, con il supporto degli USA e di contractor privati, hanno creato un sistema militarizzato fallimentare che trasforma ogni distribuzione in un bagno di sangue".
Il giorno dopo la visita a Gaza, Witkoff si è recato a Tel Aviv, in "Piazza degli Ostaggi", dove ha incontrato le famiglie degli israeliani ancora prigionieri di Hamas. Dei 50 ancora nella Striscia, solo una ventina si presume siano ancora vivi. I parenti hanno mostrato nuovi video rilasciati da Hamas e dalla Jihad Islamica, dove si vedono due prigionieri in condizioni precarie.
Il governo israeliano ha annunciato domenica scorsa l'espansione dell'accesso agli aiuti, dopo l'indignazione internazionale per la fame crescente nella Striscia. Ma le parole e le visite simboliche non bastano. La popolazione civile continua a morire per la fame, per le pallottole... per l'indifferenza.
Cosa sia e a cosa serva la GHF lo ha spiegato chiaramente Neve Gordon, della Queen Mary University di Londra in una intervista ad al Jazeera:
"La Gaza Humanitarian Foundation , gestita da Israele, non è un'organizzazione umanitaria, è un'organizzazione che trae profitto dalla carestia.L'ONU ha 400 siti attraverso i quali distribuisce cibo. Questa organizzazione ne ha creati quattro, in zone al centro del conflitto. E quello a cui stiamo assistendo è una specie di "gioco della fame", in cui persone affamate si avvicinano al cibo e vengono uccise come prede.Non si tratta chiaramente di fornire aiuti umanitari, ma di fornire un camuffamento a Israele affinché possa continuare il suo assalto a Gaza".
Gordon ha aggiunto che la società civile negli Stati Uniti e in Europa sta vedendo attraverso la televisione e i resoconti di Al Jazeera cosa sta succedendo a Gaza ed è indignata:
"Sono i nostri leader che hanno doppi standard e non sono disposti a sanzionare Israele, a fare pressione su Israele. Invece continuano ad armare Israele mentre perpetra questo genocidio.Dobbiamo iniziare a riflettere su come i nostri leader qui a Londra, in tutta Europa e negli Stati Uniti siano in realtà complici di questo genocidio e di questa carestia. E portarli in tribunale, se non alla CPI [Corte penale internazionale], almeno nei tribunali nazionali".
Fonti mediche a Gaza hanno riferito sabato che altre sette persone, tra cui un bambino, sono morte nelle ultime 24 ore a causa della grave malnutrizione e delle condizioni di carestia nella Striscia.
Con gli ultimi decessi, il numero totale di persone decedute per cause legate alla fame, attribuibili all'assedio israeliano in corso, sale a 169, tra cui 93 bambini.
Oggi, i militari israeliani hanno attaccato il quartier generale della Mezzaluna Rossa Palestinese a Khan Younis, provocando un incendio in cui è morto un membro dello staff e altri tre sono rimasti feriti.
Da sottolineare che la Mezzaluna Rossa Palestinese ha affermato che la posizione del suo quartier generale era ben nota alle forze israeliane e "chiaramente contrassegnata con il proprio simbolo", aggiungendo che "non si è trattato di un errore. Questo attacco deliberato a una struttura protetta è una grave violazione del diritto internazionale umanitario: è un crimine di guerra".
L'ennesimo di un genocidio che la comunità internazionale continua a permettere, nonostante tutti i Paesi delle Nazioni Unite, compreso lo Stato ebraico, abbiano sottoscritto una convenzione che, tra l'altro, dovrebbe PREVENIRE il crimine di genocidio.
Crediti immagine: Agenzia Wafa