Sergey Brin si rifugia dietro l'accusa di antisemitismo per commentare il supporto di Google al genocidio in corso a Gaza
Sergey Brin, cofondatore di Google, ha definito "trasparentemente antisemita" un recente rapporto delle Nazioni Unite che accusa il colosso tecnologico di complicità nella guerra israeliana a Gaza. Le sue dichiarazioni, contenute in un memo interno indirizzato al team di DeepMind — la divisione di intelligenza artificiale di Google — sono trapelate al Washington Post, che ha confermato l'autenticità tramite un membro attivo del forum interno dove sono state pubblicate.
Il rapporto contestato, redatto dalla relatrice speciale dell'ONU per i diritti dei palestinesi Francesca Albanese, accusa Google, Alphabet (la società madre), Amazon e Microsoft di contribuire alla "campagna genocida in corso a Gaza" fornendo servizi di cloud computing e intelligenza artificiale alle forze armate e ai servizi segreti israeliani.
Brin, di origine ebraica, ha risposto duramente al documento: "Utilizzare il termine genocidio in relazione a Gaza è profondamente offensivo per molti ebrei che hanno vissuto genocidi reali". Ha poi aggiunto: "Sarei anche molto cauto nel citare organizzazioni trasparentemente antisemite come l'ONU per questi argomenti".
Pur non avendo rilasciato un commento ufficiale, Brin ha spiegato al Post che le sue parole sono nate da una discussione interna che citava un rapporto “chiaramente di parte e fuorviante”.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Lo stesso giorno, il governo statunitense ha sanzionato Francesca Albanese, accusandola di "guerra politica ed economica" contro Israele e gli Stati Uniti. Ma vedi un po' il caso...
Al centro delle polemiche c'è Project Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari firmato nel 2021 tra Google, Amazon e il governo israeliano, per fornire servizi cloud e di intelligenza artificiale all'esercito e ad altre agenzie pubbliche israeliane. L'accordo ha una durata iniziale di sette anni, con la possibilità di estenderlo fino a 23 anni. Dopo i primi sette, Israele potrà interrompere il rapporto o coinvolgere nuovi fornitori.
Le implicazioni etiche e reputazionali di questo contratto hanno generato forti tensioni anche all'interno di Google. Nel maggio scorso, centinaia di dipendenti ed ex dipendenti hanno protestato durante la conferenza annuale degli sviluppatori a Mountain View, in California. I manifestanti si sono incatenati all'ingresso dell'evento, esponendo uno striscione con la scritta: "Google, basta alimentare il genocidio", costringendo gli organizzatori a deviare il flusso degli ospiti.
Il caso evidenzia una frattura crescente tra le scelte strategiche di alcune big tech e i valori etici reclamati da una parte dei loro stessi lavoratori. Mentre Google cerca di bilanciare interessi geopolitici e commerciali, le pressioni interne ed esterne sulla sua collaborazione con Israele sono destinate ad aumentare.... per fortuna!