Durante la discussione odierna, che si è tenuta alla Camera, delle mozioni (Conte, Schlein, Bonelli ed altri n. 1-00465, Boschi ed altri n. 1-00474 e Magi e Schullian n. 1-00478) relative ad iniziative in ordine alla denuncia formale del Memorandum d'intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa con il Governo dello Stato di Israele, questo è stato l'intervento del deputato di AVS, Nicola Fratoianni

"Mentre svolgiamo questa discussione, Israele ha deciso di bombardare la Siria. Perché, insomma, non bastavano i bombardamenti in Libano, l'invasione del Libano, i bombardamenti in Iran, la strage infinita di Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania. Occorreva un nuovo fronte, questa volta giustificato con la necessità, naturalmente importante, di tutelare la sicurezza dei cittadini drusi in una terra martoriata, un'altra terra martoriata nel Medio Oriente, martoriato come la Siria.Svolgiamo questa discussione dopo ormai quasi 700 giorni. Perché, ogni volta che discutiamo, si aggiorna il contatore macabro dell'orrore, in cui Israele martella la Striscia di Gaza, la rade letteralmente al suolo.Ogni volta che parliamo si aggiorna anche il contatore della percentuale delle infrastrutture civili rase al suolo. Sarebbe interessante, se non fosse drammatico, metterci qui tutti insieme a cercare di capire se c'è ancora qualcosa in piedi nella Striscia di Gaza. Non ci sono più le scuole, certamente, non ci sono più le case, non ci sono più gli acquedotti, né le chiese, né i luoghi di culto in generale. Non ci sono più le università, non c'è più nulla. Quel poco che è ancora in piedi è diventato un bersaglio, che sia un essere umano in coda per il pane o in coda per le medicine o in coda per l'acqua.Benjamin Netanyahu ha dichiarato, con un formidabile e tetro cinismo, che l'ultima strage dei bambini, quelli in fila per chiedere un po' d'acqua nella questua quotidiana che è diventata - come ha scritto Michele Serra - la vita dei palestinesi e delle palestinesi di Gaza, è stata dovuta ad un “malfunzionamento tecnico”. Ha usato precisamente questa espressione. Quel malfunzionamento ha ucciso altri bambini: sono arrivati a 20.000 - qualcosa così -, insieme ai 70.000 morti complessivi che ormai ogni giorno allungano questa catena degli orrori.A Gaza, appunto, non c'è più niente in piedi e quel che è in piedi è diventato un bersaglio, un bersaglio continuo in un gioco terribile. L'ultimo che hanno inventato è quello della distribuzione degli aiuti col tiro a segno. Vai a cercare il tuo pugno di farina quotidiana e cerca di evitare il proiettile di un cecchino o la bomba di un carro armato o la sventolata di una mitragliatrice. È questo quello che succede a Gaza da 700 giorni. Parlare di diritti umani è francamente ormai ridicolo. Parlare della violazione del diritto internazionale è qualcosa di drammaticamente superato. Non c'è quasi più nulla nel dizionario che ci aiuti a descrivere quello che sta accadendo. Era già così molti mesi fa. Lo ricordano i colleghi e le colleghe dell'Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina. La prima missione a Rafah ve la ricordate? Ci dissero allora, in un incontro in Egitto, i responsabili delle organizzazioni umanitarie, delle più importanti organizzazioni umanitarie internazionali e indipendenti: non abbiamo più parole per descrivere che cosa sta accadendo. È passato più di un anno e mezzo da allora.Le parole sono finite. C'è un genocidio, lo sappiamo, e ormai lo definiscono così quasi tutti in giro per il mondo. È un genocidio senza fine che avviene sotto gli occhi del mondo, gli occhi distratti, colpevoli, talvolta - sempre di più - gli occhi complici di buona parte del mondo, anche della nostra parte del mondo. Sì, signor Sottosegretario, perché l'unica parola che ormai è in grado almeno di descrivere, dal nostro punto di vista, quel che sta accadendo è: complicità. Non ce ne sono altre e la scelta che oggi lei ha ribadito in quest'Aula aprendo la seduta - la ringrazio per aver espresso il punto di vista del Governo; non succede sempre ed è un fatto positivo - rende chiaro agli occhi di chi ci ascolta, di fronte al Paese e di fronte al mondo, quello che state facendo. La scelta che oggi avete qui ribadito di non voler sospendere e interrompere questo Memorandum lo rende definitivamente chiaro: siete complici. La vostra è una scelta politica e consapevole. Lo ha perfino esplicitato, forse inconsapevolmente. Lei ha detto, a un certo punto, che questo Memorandum non ha implicazioni vincolanti, cioè la legge n. 185, quella che volete peraltro modificare (ve lo abbiamo impedito fino a questo momento e continueremo a batterci perché non succeda).Abbiamo sospeso i nuovi accordi, lo sapevamo. Meno male, visto che si tratta di un obbligo di legge che anche voi, anche se siete al Governo, dovete rispettare. Ma sappiamo che sono continuati i traffici con altri Paesi, da cui poi la triangolazione porta ancora verso lo Stato di Israele. Un'inchiesta di Altreconomia recente ci dice che si sono moltiplicate e sono esplose le esportazioni di alcune sostanze chimiche che hanno, spesso e volentieri, un uso principale in quella strana categoria che definisce il dual use, cioè la possibilità di usare alcune sostanze per uso civile, magari medico o magari per salvare una vita, ma anche militare, magari per favorire la costruzione di inneschi per esplosivi che quelle vite le fanno saltare per aria in mille pezzi, come accade tutti i giorni a Gaza. Tutto questo lo sappiamo e denuncia la falsa coscienza e l'ipocrisia anche delle vostre parole su questo punto. Ma il tema è un altro. Lei ha detto: dunque, siccome non c'è in questo Memorandum specifico un impegno vincolante...No, qui c'è soltanto la cooperazione. Andiamo a visitare le navi, gli aerei, parliamo di storia militare, di addestramento comune. Non so che cosa si debba oggi apprendere dalla relazione militare con quel Paese, se non come si costruisce la cinica, fredda e spietata tecnica di un moderno genocidio. Forse è questo quello che dobbiamo imparare dalla cooperazione militare con il Governo criminale di Benjamin Netanyahu. Vede, lei ha detto che dunque interrompere oggi questo Memorandum, che non ha implicazioni vincolanti e, quindi, non implicherebbe neanche problemi dal nostro punto di vista o rispetto ai nostri interessi, significherebbe solo isolare il Governo israeliano. Sì, certo, signor Sottosegretario. È questo che bisogna fare oggi, perché quando un Governo si comporta in maniera criminale bisogna isolarlo.Del resto, è quello che ci avete spiegato per mesi, anzi per anni, non solo voi, ma buona parte del dibattito pubblico, del mainstream e dei commentatori rispetto alla criminale invasione dell'Ucraina da parte di Vladimir Putin. Criminale, certo. Giusto: un crimine di guerra, una violazione brutale del diritto internazionale, e quel Paese è stato isolato. È la teoria che andava isolato Putin e quel Paese. Gli atleti e le atlete russe nelle competizioni internazionali gareggiano senza bandiera, non c'è scritta nemmeno la loro nazionalità. Si discute anche in queste ore, in questo Paese, dell'opportunità o meno, nell'ambito di un festival estivo, di far svolgere il proprio concerto a un importante direttore d'orchestra perché amico di Vladimir Putin. È una discussione che naturalmente ha la sua legittimità. Si sono emessi decine di pacchetti di sanzioni col nostro autorevole contributo e noi, peraltro, tutte le volte che se ne è discusso in quest'Aula, abbiamo dato il nostro voto positivo, come lei sa e come sanno i colleghi e le colleghe.Non abbiamo fatto lo stesso sull'invio delle armi, ma per una scelta precisa che guarda all'escalation militare come lo strumento in grado di produrre soltanto un'altra escalation e mai la via d'uscita diplomatica in direzione della pace, della pace giusta. Ma questo doppio standard - capisce, signor Sottosegretario -, oltre a trascinarci nella vergogna, rende del tutto poco credibile il ruolo di quella parte di mondo a cui ci richiamiamo spesso e volentieri con tanta retorica, la comunità internazionale e l'Occidente, l'Occidente democratico, quello che guarda ai suoi valori.Del resto, non avete detto nulla neanche sul bombardamento della Siria, eppure eravamo corsi tutti a festeggiare la caduta del dittatore Assad - sì, certo, un dittatore sanguinario - pronti ad accogliere nel novero dei democratici il nuovo leader siriano, peraltro proveniente da percorsi non proprio affini alla democrazia. Ma giustamente abbiamo detto: lì si apre una stagione. Israele bombarda il Palazzo presidenziale e noi non diciamo una parola. Non abbiamo emesso una sanzione. Abbiamo votato contro, ancora una volta, in Europa, l'altro ieri, sulla proposta di introdurre elementi in grado di rivedere, se non sospendere subito come sarebbe sacrosanto, l'accordo di associazione UE-Israele. Abbiamo votato contro ancora una volta, complici, dalla parte sbagliata della storia. Non avete detto una parola sul fatto che una vostra concittadina, Francesca Albanese, sia stata sottoposta a sanzioni dal Governo americano e sia al centro di una campagna di diffamazione. Siete patrioti a giorni alterni!Allora, volete davvero fare qualcosa? Interrompete questa vergogna, questo Memorandum. Non è in discussione la relazione generica con Israele. Non vi stiamo proponendo di non parlare più, di chiudere. Vi stiamo dicendo: il Memorandum in materia di cooperazione militare può ancora restare in vigore di fronte ad un Governo criminale e genocida, che viola tutte le norme di diritto internazionale? Può? No, non può! E se lo mantenete in vigore, allora dovete avere il coraggio di assumervi fino in fondo la responsabilità delle vostre scelte. Dovete dire fuori dall'ipocrisia: sì, condanniamo, è orribile, state esagerando, mi raccomando, moderatevi. Quante volte abbiamo sentito questa parola: moderatevi? Ma che cosa si devono moderare più? Quale moderazione più deve intervenire rispetto allo scempio che abbiamo davanti? Assumetevi la responsabilità, dite la verità: dite che state dalla parte del Governo di Benjamin Netanyahu, che siete complici di quel Governo e delle scelte criminali che sta portando avanti. Sarebbe almeno più dignitoso di fronte a questo Parlamento e al Paese".