La guerra tra Stati Uniti e Iran continua ad allargarsi, con un'intensificazione delle operazioni militari che coinvolge ormai non solo obiettivi strategici iraniani, ma anche infrastrutture fondamentali nel sud del Paese, con Teheran che risponde aprendo nuovi fronti nel Golfo Persico.
Nelle prime ore di domenica, il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha annunciato una nuova vasta offensiva contro installazioni militari iraniane, dichiarando di aver preso di mira sistemi di sorveglianza costiera, difese aeree, capacità navali e depositi di missili e droni appartenenti ai Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).
Secondo Washington, l'operazione rappresenta una risposta diretta agli attacchi lanciati venerdì contro militari statunitensi dislocati in Giordania. L'obiettivo dichiarato è ridurre la capacità offensiva dell'IRGC e limitarne il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici del commercio energetico mondiale.
CENTCOM: "Ridurre la capacità dell'Iran di minacciare Hormuz"
Nel comunicato diffuso alle 03:30 GMT, il CENTCOM ha affermato che i bombardamenti hanno interessato numerosi obiettivi militari lungo la costa meridionale iraniana.
Tra i bersagli figurano strutture di sorveglianza costiera, sistemi di difesa aerea, capacità navali dei Pasdaran, depositi di missili, magazzini di droni, unità dell'IRGC ritenute responsabili degli attacchi contro i soldati americani in Giordania.
Secondo il comando statunitense, i raid sono stati progettati per "degradare ulteriormente la capacità iraniana di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz" e punire rapidamente le forze dei Pasdaran coinvolte nelle operazioni contro gli Stati Uniti.
Colpite anche infrastrutture civili nel sud dell'Iran
Dal lato iraniano emergono però descrizioni molto più ampie degli effetti dei bombardamenti. Secondo quanto riferito da giornalisti presenti a Teheran, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito anche numerose infrastrutture di trasporto utilizzate dalla popolazione civile, il che, in base al diritto internazionale, configurerebbe un crimine di guerra. Tra le strutture danneggiate vengono indicati: ponti, linee ferroviarie, gallerie, aeroporti, strade di collegamento.
Le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti nelle province meridionali del Paese, dove la distruzione delle vie di comunicazione starebbe rallentando lo spostamento di persone, merci e rifornimenti logistici.
Secondo le stesse fonti, alcuni ospedali sarebbero stati evacuati in via precauzionale, mentre in diverse aree gli esami scolastici sono stati rinviati.
L'impressione, secondo gli osservatori presenti sul posto, è che gli Stati Uniti stiano cercando di isolare progressivamente il sud dell'Iran dal resto del Paese, rendendo più difficile il movimento delle forze dei Pasdaran verso le aree costiere che si affacciano sullo Stretto di Hormuz.
Esplosioni a Bandar Abbas, Qeshm, Kish e Sirik
Nel corso della notte e della mattina sono arrivate numerose segnalazioni di esplosioni in diverse località strategiche dell'Iran meridionale. Tra le aree interessate figurano Bandar Abbas, l'isola di Qeshm, Kish Island, Sirik, un'area nei pressi di Shadegan, nella provincia sud-occidentale del Khuzestan.
Le agenzie iraniane Mehr e Tasnim riferiscono che nei pressi dell'isola di Qeshm sarebbero caduti almeno sei missili statunitensi. Sempre secondo Tasnim, velivoli americani avrebbero colpito anche obiettivi vicino alla città di Shadegan.
Particolarmente significativa appare la situazione di Sirik, località considerata strategica perché domina direttamente lo Stretto di Hormuz.
L'Iran amplia la risposta militare nel Golfo
Parallelamente ai bombardamenti americani, Teheran ha esteso la propria risposta militare. Secondo quanto riferito dai media iraniani, le forze armate della Repubblica Islamica hanno lanciato un massiccio attacco con droni contro due installazioni militari statunitensi in Kuwait.
Gli obiettivi indicati sono il deposito di munizioni di Camp al-Adiri, i radar della base aerea di Ali Al Salem. Il governo kuwaitiano ha confermato che le proprie difese aeree sono entrate in azione contro missili e droni definiti "ostili".
Anche il Bahrein ha invitato cittadini e residenti a raggiungere i rifugi più vicini e a mantenere la calma, segnale dell'allargamento della tensione all'intero Golfo Persico.
Trump: "L'Iran non avrà mai l'arma nucleare"
Il presidente statunitense Donald Trump ha definito "una cosa molto triste" la morte dei soldati americani colpiti in Giordania. Contestualmente ha ribadito la linea della propria amministrazione: "Non permetteremo mai all'Iran di possedere un'arma nucleare."
Le dichiarazioni arrivano mentre gli Stati Uniti sembrano prepararsi a una possibile ulteriore escalation militare. Secondo funzionari americani citati dal Wall Street Journal, Washington sta infatti trasferendo nuovi caccia nell'area mediorientale. In particolare caccia F-16 dell'Aeronautica statunitense vengono ridislocati dalla Germania verso il Medio Oriente; velivoli F-35 vengono trasferiti dalla Gran Bretagna nella stessa regione. Il rafforzamento del dispositivo aereo lascia intendere che l'amministrazione americana stia predisponendo ulteriori opzioni operative nel caso il conflitto dovesse intensificarsi.
Teheran promette una risposta devastante
Sul fronte iraniano i toni restano estremamente duri. Una dichiarazione attribuita alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, letta dalla televisione di Stato, accusa Washington di avere violato ripetutamente il memorandum d'intesa raggiunto il mese scorso tra i due Paesi. Secondo il testo, la firma del presidente Trump sarebbe ormai "priva di qualsiasi valore".
Khamenei ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti riceveranno "lezioni indimenticabili" dall'Iran e dai suoi alleati regionali.
Ancora più esplicito il comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya, generale Ali Abdullahi, che ha assicurato come qualsiasi nuova aggressione verrà affrontata con una risposta "decisiva e devastante" da parte delle forze armate iraniane.
Israele resta alla finestra ma prepara una possibile risposta
Per il momento Israele non è entrato direttamente nella campagna militare contro l'Iran. Secondo una fonte israeliana citata dal quotidiano Maariv, il governo di Tel Aviv non avrebbe fretta di intervenire e starebbe osservando attentamente sia le mosse di Washington sia le intenzioni di Teheran. L'analisi israeliana è che l'Iran stia evitando deliberatamente di colpire il territorio israeliano per scongiurare l'ingresso diretto dello Stato ebraico nel conflitto, evento che determinerebbe un'ulteriore espansione della guerra.
La stessa fonte ritiene tuttavia che il canale diplomatico non sia ancora definitivamente chiuso: qualora Teheran presentasse una proposta ritenuta soddisfacente dagli Stati Uniti, Washington potrebbe teoricamente interrompere gli attacchi e riaprire il negoziato.
E Katz minaccia Teheran: "Se lanceranno missili, colpiremo senza condizioni"
Nonostante la prudenza mostrata sul piano operativo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha lanciato un avvertimento molto netto: qualunque lancio di missili iraniani contro Israele provocherà una risposta militare immediata.
Il ministro ha affermato che Israele attaccherà "con forza, senza condizioni e senza alcuna limitazione", lasciando intendere che non verranno richieste ulteriori autorizzazioni o valutazioni politiche nel momento in cui si verificasse un'aggressione diretta.
Drone intercettato al confine settentrionale
Nel frattempo, un portavoce dell'esercito israeliano ha annunciato l'intercettazione di un drone diretto verso Israele dal confine settentrionale. Secondo le prime informazioni, il velivolo senza pilota proveniva dall'area siriana, anche se le prime valutazioni operative dell'esercito israeliano ipotizzano un possibile lancio dal Libano. Sono in corso accertamenti per determinarne con precisione l'origine.
Una guerra sempre più estesa
Gli sviluppi delle ultime ore confermano come il conflitto stia assumendo dimensioni sempre più regionali. Da un lato gli Stati Uniti ampliano la campagna contro le infrastrutture militari iraniane e rafforzano la propria presenza aerea in Medio Oriente, dall'altro Teheran estende gli attacchi verso installazioni americane nel Golfo e continua a promettere una risposta crescente.
Israele, pur mantenendosi formalmente fuori dalle operazioni, prepara a sua volta un eventuale intervento nel caso in cui l'Iran decida di aprire un nuovo fronte contro il territorio israeliano.
In questo quadro, lo Stretto di Hormuz resta il principale nodo strategico della crisi, con conseguenze che, inevitabilmente, coinvolgeranno ulteriormente non solo gli equilibri militari regionali, ma anche il commercio internazionale e la sicurezza energetica globale. E come se non bastasse, tramite gli Houthi, Teheran ha già minacciato anche di poter chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb che consente l'accesso al tratto di mare che porta al Canale di Suez.


