Una corte d'appello federale statunitense ha stabilito che la maggior parte dei dazi introdotti dall'ex presidente Donald Trump è illegale, aprendo la strada a una battaglia giudiziaria che potrebbe stravolgere una parte rilevante della sua agenda di politica estera.

Con una decisione presa a maggioranza (7 voti contro 4), la Corte d'Appello per il Circuito Federale ha bocciato la giustificazione di Trump secondo cui i dazi erano permessi dall'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge che concede al presidente ampi poteri in caso di "minacce insolite ed eccezionali". Secondo i giudici, l'imposizione di dazi resta invece una prerogativa del Congresso, non delegabile senza esplicita autorizzazione.

La sentenza riguarda i cosiddetti dazi "reciproci", imposti a quasi tutti i Paesi del mondo, oltre a quelli introdotti contro Cina, Messico e Canada. Restano invece in vigore altri balzelli, come quelli su acciaio e alluminio, adottati con altre basi giuridiche.

L'efficacia del verdetto è sospesa fino al 14 ottobre, in attesa che l'amministrazione chieda l'intervento della Corte Suprema.

Trump ha attaccato duramente la decisione sulla sua piattaforma Truth Social, definendola "altamente partigiana" e "una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti". Secondo il presidente, se i dazi venissero eliminati, il Paese diventerebbe "finanziariamente debole" e incapace di competere a livello globale.

Nelle 127 pagine della sentenza, i giudici hanno spiegato che l'IEEPA "non menziona dazi né sinonimi del termine" e che, storicamente, quando il Congresso ha voluto attribuire al presidente poteri tariffari, lo ha fatto con provvedimenti espliciti. La legge del 1977, secondo la corte, non intendeva concedere un'autorizzazione illimitata fino ad arrivare all'introduzione di dazi doganali.

Il procedimento nasce da due cause intentate da piccole imprese e da una coalizione di Stati americani contro gli ordini esecutivi firmati da Trump nell'aprile scorso, che avevano introdotto un dazio base del 10% a quasi tutti i Paesi, con l'aggiunta di misure "reciproche" per riequilibrare i rapporti commerciali.

Gli avvocati della Casa Bianca avevano avvertito che invalidare i dazi avrebbe conseguenze paragonabili al crollo del 1929, con rischi di collasso finanziario e crisi di sicurezza nazionale. La decisione della corte d'appello, tuttavia, conferma la linea già espressa dal Tribunale del Commercio Internazionale di New York, che in maggio aveva giudicato i dazi illegittimi.

Ora la questione passerà quasi certamente alla Corte Suprema, che negli ultimi anni ha mostrato ostilità verso le espansioni eccessive dei poteri presidenziali non previste chiaramente dal Congresso. Resta da vedere se l'alta corte – a maggioranza conservatrice, con sei giudici nominati da presidenti repubblicani, tre dei quali scelti dallo stesso Trump – deciderà di ribaltare la decisione o di confermarla, ridefinendo così i limiti dei poteri economici della Casa Bianca.