Esteri

Netanyahu invoca la guerra globale contro l'Iran, dimenticando le proprie responsabilità

“If you want proof that Iran endangers the entire world, the last 48 hours have given it. In the last 48 hours, Iran targeted a civilian area. They're doing that as a mass murder weapon. Luckily, no one was killed, but that's due to luck, not their intention. Their intention is to murder civilians.Second, they are using, they fired on Jerusalem right next to the holy sites of the three monotheistic faiths, the Western Wall, the Church of the Holy Sepulchre, and the Al-Aqsa Mosque. And by dint of a miracle, again, none of them were hurt, but they were targeting the holy sites of the three major monotheistic religion. Third, they fired an intercontinental ballistic missile on Diego Garcia. That's 4,000 kilometers. I've been warning all the time. They have now the capacity to reach deep into Europe. They already have fired on European countries, Cyprus. They are putting everyone in their sights. and fourth, they're stopping a maritime international route, energy route and trying to blackmail the entire world.

What more proof do you need that this regime that threatens the entire world has to be stopped?

Ad Arad, davanti alle macerie ancora fumanti degli edifici distrutti da un missile iraniano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un appello ai leader europei per unirsi ad un conflitto che lui stesso ha iniziato.

Le sue parole sono nette, durissime, ma soprattutto cariche di una retorica che ignora completamente il contesto e le responsabilità. «Se volete una prova che l'Iran minaccia il mondo intero, le ultime 48 ore ve l'hanno data», ha dichiarato, accusando Teheran di voler «uccidere civili», di colpire Gerusalemme e perfino di minacciare l'Europa con missili a lungo raggio... un rovesciamento totale della realtà dopo che lo Stato ebraico di Israele non solo a colpito edifici civili a Teheran e Beirut, ma sta iniziando a radere al suolo i villaggi nel sud del Libano, come ha ordinato oggi il ministro della difesa Katz.

Netanyahu dipinge l'Iran come un pericolo universale: attacchi contro civili, tentativi di colpire i luoghi sacri delle tre religioni monoteiste, missili capaci di raggiungere l'Europa, persino la volontà di bloccare rotte energetiche globali per “ricattare il mondo”.

Una costruzione narrativa che ha un obiettivo evidente: legittimare una guerra criminale sempre più ampia e trascinare altri Paesi dentro un conflitto che né lo Stato ebraico, né gli Stati Uniti possono vincere.

«Cosa serve ancora come prova che questo regime deve essere fermato?», domanda - senza vergogna - il premier israeliano, invocando apertamente l'intervento della comunità internazionale al fianco di Israele e degli Stati Uniti.

Nel racconto di Netanyahu, però, manca un elemento fondamentale: l'origine stessa della guerra. Il conflitto con l'Iran non nasce dal nulla, ma da un attacco preventivo condotto da Israele insieme agli Stati Uniti, fuori da qualsiasi mandato internazionale e in aperta violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale.

La Carta delle Nazioni Unite è chiara: l'uso della forza è consentito solo in caso di autodifesa immediata o con autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Nessuna delle due condizioni appare soddisfatta.

E allora la domanda diventa inevitabile: chi sta davvero destabilizzando la regione?

Netanyahu, non conoscendo cosa sia la vergogna, prova persino a tracciare una difesa morale: «Stiamo rispondendo con grande forza, ma non contro i civili». L'obiettivo, sostiene, sarebbero il regime iraniano, i Pasdaran, le infrastrutture militari ed economiche.

Un'affermazione stride con la realtà di un conflitto che ha già provocato migliaia di morti, in larga parte civili, tra Iran, Libano e altre aree coinvolte. Le guerre “chirurgiche”, nella storia recente, si sono sempre rivelate un'illusione.

Ancora più grave è l'ammissione esplicita degli obiettivi politici: distruggere completamente il programma nucleare e missilistico iraniano e, soprattutto, «creare le condizioni perché il popolo iraniano rovesci questo regime».Una follia solo a pensarlo, considerando che, soprattutto in un Paese con un regime così strutturato come quello iraniano, solo con un'invasione di terra da parte di un esercito sarebbe possibile. Inoltre, al di là che l'Iran sia - come lo Stato ebraico - uno Stato canaglia, invocare un cambio di regime auspicando una guerra civile, sarebbe solo auspicare un bagno di sangue.

 Netanyahu rivendica apertamente il coordinamento con Donald Trump: «Qualunque cosa facciamo, la facciamo insieme».Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una guerra regionale che rischia di trasformarsi in crisi globale, con effetti devastanti su energia, mercati e stabilità internazionale.

Il quadro che emerge è chiaro: Netanyahu utilizza gli attacchi iraniani – reali e gravi – come leva politica per giustificare una guerra che lui stesso ha contribuito a scatenare, chiedendo ora al mondo di schierarsi.

Inoltre la sua narrazione omette sistematicamente il punto centrale: il rispetto del diritto internazionale. Perché senza quel riferimento, ogni guerra può essere giustificata. Ogni escalation può essere presentata come “necessaria”. Ogni attacco può diventare “difesa”. Ma c'è una spiegazione a questo... Israele non riconosce il diritto internazionale, perché finora la comunità internazionale ha sempre giustificato e supportato i crimini dello Stato ebraico!

E mentre il premier israeliano alza i toni e invoca l'intervento globale, la comunità internazionale resta in gran parte paralizzata, incapace di imporre sanzioni o fermare l'escalation. Il rischio è evidente: lasciare che siano i più forti a dettare le regole, trasformando il diritto internazionale in un principio vuoto.

E allora la vera domanda non è quella posta da Netanyahu. Non è “quale altra prova serve”. Ma un'altra, molto più scomoda: chi fermerà chi viola le regole, quando a farlo sono proprio coloro che invocano la sicurezza del mondo?

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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