La Juventus vince anche la seconda di campionato, con il minimo scarto, con il massimo sforzo, in una di quelle serate che fanno curriculum. Non solo classifica. Non solo altri tre punti. Ma un’affermazione di carattere, in un campo storicamente difficile, contro un Genoa che gioca con rabbia, ritmo e idee. Finisce 1-0 per i bianconeri al Ferraris, decide un colpo di testa di Vlahovic al 73’, nel momento più maturo del match. Una vittoria da squadra che vuole essere grande, anche se non ancora del tutto compiuta, soprattutto in difesa dove rischia sempre troppo.
A Marassi, più che i centimetri di Vlahovic, servono testa e pazienza. Perché il Genoa gioca una partita coraggiosa, intensa, per lunghi tratti dominante sul piano dell’aggressività. L’atteggiamento voluto da Alberto Gilardino nella scorsa stagione è ormai pienamente assimilato da Vieira: baricentro alto, marcature a uomo in mezzo al campo, ritmo forsennato. È la chiave con cui il Grifone prova a scardinare la superiorità tecnica (e fisica) della Juve. E ci riesce, per almeno un’ora.
La squadra di Tudor, ancora in costruzione ma con evidenti segnali di solidità difensiva, parte bene ma fatica a sviluppare gioco fluido. Yildiz è ispirato ma troppo spesso isolato, Conceicao va a sprazzi, David è servito male. Locatelli e Thuram faticano a impostare, ben contenuti da Masini e Frendrup, tra i migliori in campo fino a che reggono fisicamente. Joao Mario sbatte contro Ellertsson, che è l’anima e la gamba del Genoa. È proprio l’islandese a spaventare Di Gregorio al 26’ e a colpire la traversa nella ripresa, in quello che resterà il rimpianto più grande della serata rossoblù.
Ma la Juve non è squadra che si fa scomporre. Non si spezza, semmai si piega. Soffre senza crollare, attende il momento giusto e poi, con i cambi, piazza l’affondo. Entrano Koopmeiners, Kostic e soprattutto Vlahovic, e la musica cambia. Quando Ellertsson è momentaneamente fuori per infortunio, è proprio da un calcio d’angolo che arriva il gol della vittoria: pennellata di Kostic, zuccata vincente del serbo, che torna a segnare e a decidere. Una rete tanto pesante quanto discussa: il Genoa protesta per l’inferiorità numerica temporanea, ma il regolamento è dalla parte dell’arbitro.
Dopo il gol, la Juve si chiude, gestisce, razionalizza. Vieira getta nella mischia forze fresche (Vitinha, Ekuban, Ekhator), ma il Genoa ormai ha esaurito la carica emotiva e non riesce più a mordere con la stessa ferocia. La Juventus tiene, come solo le squadre solide sanno fare. Soprattutto, lancia un messaggio chiaro: non sarà bella, ma è tremendamente efficace.
Due partite, due vittorie, zero gol subiti. Una partenza perfetta, in attesa del primo vero crash test stagionale: l’Inter di Inzaghi, attesa dopo la sosta per uno scontro diretto che dirà tanto, forse non tutto, sul campionato bianconero. Ma se c’era bisogno di conferme, Marassi le ha date. Questa Juve ha il morso, la pazienza e la fame delle grandi squadre.
Il treno delle prime della classe è partito. E la Juve c’è.


