Si sa spesso una vittoria, come quella del referendum sulla giustizia in Italia, può avere effetti inebrianti su coloro che, come la segretaria Elly Schlein, forse sono poco avvezzi ai trionfi. E si questo solitamente è spesso foriera di eccessiva sicurezza che non è mai una buona consigliera nella tattica militare cosi come nella vita. I commenti della leader del Pd sono davvero il plastico esempio di ciò "Sono immagini meravigliose ed emozionanti. Il tempo dei sovranismi e delle destre è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d'Europa. Ha perso Orban e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini con i loro imbarazzanti video di supporto a Orban e alla sua autocrazia. É una bellissima notizia quella che arriva dall'Ungheria". ha detto la segretaria del Pd ospite di 'In Onda' su La7. "È un vento di speranza e di cambiamento", ha aggiunto.
Peccato che il trionfatore delle elezioni in Ungheria sia un esponente di destra, nato nel partito di Orban e per molti anni a lui fedele e poi fuoriuscito dal partito per fondare uno nuovo, sempre di destra e conservatore. Peter Magyar nasce il 16 marzo 1981 a Budapest, in Ungheria. Proviene da una famiglia di giuristi: la madre infatti è stata giudice dell'Alta Corte, mentre il nonno era una figura di rilievo all’interno dello Stato. Magyar cresce dunque all’interno dell'élite magiara e studia legge all'Università cattolica di Budapest.
Peter Magyar si dichiara un credente convinto ed è un ex adepto di Fidesz, il partito dell’ormai ex primo ministro Viktor Orban. Il suo ingresso nel sistema politico è stato comunque graduale, e la svolta è arrivata nel 2006 quando ha sposato la compagna di partito Judit Varga, che diventerà in seguito ministra della Giustizia. Quando la carriera della moglie lo porta a Bruxelles, anche lui entra nel circuito delle istituzioni europee.
Una volta tornato in Ungheria, però, Magyar non entra subito nell’agone politico. Ricopre infatti diverse ruoli tecnici, come incarichi in aziende pubbliche. La sua carriera nelle istituzioni però non decolla, anche perché i vertici di Fidesz lo considerano troppo autonomo, difficile da controllare, poco incline agli ordini di scuderia. Lui intanto diventa lo spin doctor della moglie Varga, contribuendo alla sua ascesa. Poi però arriva il divorzio e la sua momentanea uscita di scena. Agli occhi di molti, però, resta poco più di un "baby Orbán", sfuggente e ambiguo: promette di sbloccare i fondi Ue, rilanciare l'economia, ridurre la dipendenza dalla Russia, ma senza strappi. Intorno a lui restano le ombre di accuse personali e dubbi mai del tutto dissolti. Eppure il suo punto di forza è il tempismo: è arrivato quando l'Ungheria sembra pronta a voltare pagina.
Ecco allora che alla luce di tutto ciò, le affermazioni della segretaria del Pd appaiono un tantino iperboliche e riflettono un evidente insicurezza, in quei goffi tentativi di cercare all'estero, legittimità ed autorevolezza che non le appartengono ( il fiato sul collo dei rivali è sempre piu pressante, alla luce delle ultime dichiarazioni sulla leadership fatte da Silvia Salis due giorni fa a Bloomberg)
"Trovo francamente surreali le dichiarazioni di Elly Schlein, che gioisce per la
vittoria di un candidato di centrodestra, ex delfino di Orbán, come se avesse vinto Che Guevara" è quanto ha detto l'Europarlamentare di Fratelli d'Italia, Nicola Procaccini. Ecco allora che è assolutamente legittimo essere contenti per la sconfitta di Viktor Orban come ha scritto l0cona della segretaria Pedro Sanchez su X, che ha semplicemente espresso la sua soddisfazione come cittadino europeo, senza lasciarsi andare a frettolose ed apodittiche conclusioni, come invece ha voluto fare un pò avventatamente la Schlein.
Hoy ganan Europa y los valores europeos.
— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) April 12, 2026
Felicidades a todos los ciudadanos húngaros por unas elecciones históricas.
Deseando trabajar juntos, @magyarpeterMP, por un futuro mejor para todos los europeos.
Insomma per chi non è abituato le vittorie spesso possono dare alla testa e far vedere anche quello che nelle realtà non esiste. Insomma rimane ancora scolpita nella memoria la celebre frase del nobel per la letteratura Jose Saramago, quando ebbe a dire che “La sconfitta ha qualcosa di positivo: non è definitiva. In cambio, la vittoria ha qualcosa di negativo: non è mai definitiva.” Parole saggie e sempre attuali, soprattutto in momenti cosi "fluidi" come questi che stiamo vivendo.

