Oltre 250 famiglie sfollate nelle aree di Jalda, Ain Deir Baha e Khallat al-Mugharaba. Chiuso il santuario della Tomba dei Patriarchi, interrotte le preghiere. Il sindaco denuncia una situazione umanitaria sempre più difficile.
Circa 2.200 palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a Hebron, nella Cisgiordania occupata, durante un’operazione delle forze di difesa israeliane. A riferirlo è stato il sindaco della città, Yusuf al-Jaabari, in dichiarazioni all’agenzia palestinese Ma’an diffuse sabato 24 ottobre.
Secondo quanto riportato dal primo cittadino, più di 250 famiglie hanno già lasciato le proprie case nelle zone di Jalda, Ain Deir Baha e Khallat al-Mugharaba. Il numero degli sfollati potrebbe aumentare se l’operazione militare dovesse proseguire. La popolazione si trova ad affrontare una nuova emergenza, con famiglie costrette ad allontanarsi dalle proprie abitazioni e con crescenti difficoltà nell’accesso ai servizi e negli spostamenti.
Hebron isolata, fabbriche chiuse e attività paralizzate
Al-Jaabari ha denunciato anche la chiusura completa della città, dove ai residenti è impedito sia entrare che uscire da Hebron. Le restrizioni hanno avuto pesanti ripercussioni anche sull’economia locale, con centinaia di stabilimenti industriali chiusi e le attività produttive sostanzialmente paralizzate.
Hebron rappresenta uno dei principali centri economici della Cisgiordania meridionale. Le limitazioni alla circolazione ostacolano il lavoro, il trasporto delle merci e l'accesso ai servizi essenziali, aggravando le difficoltà delle famiglie già colpite dalle conseguenze dell’operazione militare.
Il blocco degli spostamenti, inoltre, rischia di rendere più complicata l’assistenza agli sfollati e di accrescere la pressione sulle strutture e sulle organizzazioni locali impegnate a rispondere ai bisogni della popolazione.
Chiuso il santuario della Tomba dei Patriarchi
Tra le misure denunciate dal sindaco figura anche la chiusura della moschea di Ibrahimi, conosciuta in italiano come Tomba dei Patriarchi, uno dei luoghi religiosi più importanti della città e condiviso nella tradizione religiosa da musulmani ed ebrei.
Le forze israeliane hanno allontanato tutti i dipendenti del santuario, chiuso gli ingressi e impedito lo svolgimento delle preghiere. La misura limita l’accesso a un luogo di culto di particolare rilevanza religiosa e storica per la popolazione palestinese.
La chiusura del complesso si inserisce in un contesto già segnato da restrizioni alla mobilità e da una presenza militare che condiziona la vita quotidiana degli abitanti.
«Una situazione umanitaria difficile»
Il sindaco ha descritto le condizioni della popolazione come particolarmente difficili, affermando che gli uffici e le squadre municipali lavorano senza interruzione per cercare di soddisfare le necessità dei residenti.
Al-Jaabari ha inoltre accusato le autorità israeliane di applicare una politica di punizione collettiva nei confronti dei palestinesi. Ha attribuito anche finalità elettorali alla pressione esercitata dal governo del primo ministro Benjamin Netanyahu sulla popolazione di Hebron.
Resta centrale la questione delle conseguenze per i civili: l’allontanamento delle famiglie dalle proprie abitazioni, le restrizioni agli spostamenti, la sospensione delle attività economiche e l’impossibilità di accedere ai luoghi di culto incidono contemporaneamente su diversi aspetti della vita quotidiana.
La tutela dei civili al centro dell’emergenza
La situazione descritta da Ma’an pone nuovamente l’attenzione sulle condizioni della popolazione palestinese in Cisgiordania e sulla necessità di garantire la protezione dei civili durante le operazioni militari.
Il diritto internazionale umanitario impone alle parti in conflitto obblighi precisi nella conduzione delle operazioni e nella protezione della popolazione civile. Gli sfollamenti devono essere valutati alla luce delle circostanze concrete, delle eventuali necessità imperative legate alla sicurezza dei civili o a ragioni militari imperative e delle garanzie previste dal diritto internazionale.
Crediti immagine: Agenzia Ma'an


