Politica

Il Decreto Sicurezza è legge: autoritarismo a colpi di fiducia

Il decreto “sicurezza” è stato approvato ieri con un nuovo voto di fiducia al Senato. Ora è legge, e con esso entrano ufficialmente nel nostro ordinamento giuridico norme che sanno più di repressione ideologica che di tutela concreta. Questo provvedimento rappresenta, senza giri di parole, il manifesto politico della destra al governo. Non un inciampo tecnico, non una toppa a una legge mal scritta, ma una dichiarazione d'intenti: la loro idea di società, nero su bianco.

Per una volta, i senatori della maggioranza si sono mostrati soddisfatti, quasi orgogliosi. Non era la solita manovra di piccolo cabotaggio, ma l'occasione di plasmare un ordine pubblico a loro immagine e somiglianza. Il racconto, martellato in aula, è quello di un paese alla deriva: città in balia del crimine, furti e rapine all'ordine del giorno, madri armate di bambini che terrorizzano i passanti, migranti invasori pronti a delinquere, anziani umiliati e derubati, case occupate e un popolo in trincea. Un'Italia che nella realtà non esiste, ma che è funzionale a chi vuole governare alimentando paure.

Il problema? I dati smentiscono in pieno questa narrazione. Gli omicidi sono in calo costante, furti e rapine restano stabili, e le carceri sono al collasso. Le imprese, intanto, chiedono più manodopera migrante di quanta riescano a ottenere. Ma la realtà interessa poco. Il vero obiettivo è politico: costruire emergenze per legittimare risposte autoritarie.

Il decreto non interviene sul crimine organizzato – quello resta intoccabile – ma colpisce chi vive ai margini: poveri, precari, migranti, attivisti. La retorica della “sicurezza” serve a reprimere il dissenso, a prevenire le proteste, a criminalizzare chi lotta per diritti e giustizia climatica. Non è gestione dell'ordine pubblico, è guerra preventiva contro chi osa disturbare lo status quo.

E come nei poliziotteschi degli anni Settanta – con la differenza che allora si parlava di stragi di Stato – oggi si slegano le mani alla polizia, armata due volte, persino nel tempo libero. Una misura che sembra uscita più da un film distopico che da un confronto parlamentare serio.

Fuori da Montecitorio, la vita vera continua con altri problemi. Ma la destra ha finalmente potuto cucire su misura il suo modello repressivo... con il più completo disinteresse del Quirinale; la palla ora passa alla magistratura e alla Corte costituzionale.

Infatti, secondo molti costituzionalisti, addirittura ex presidenti della Consulta, la nuova legge presenta diverse problematiche in relazione al reato di resistenza passiva, all'inasprimento delle pene per manifestanti, alle norme sulle madri detenute...

Un segnale positivo, però, è arrivato: la manifestazione di sabato scorso ha dimostrato che si può e si deve resistere. Che l'opposizione sociale è viva, e può ancora mettersi di traverso. Le opposizioni politiche farebbero bene a raccogliere il messaggio, evitando distrazioni o comode ambiguità. Una promessa, però, è il minimo sindacale: cancellare questo decreto alla prima occasione utile. Senza tentennamenti.

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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