Israele ha assoldato dieci influencer MAGA con l'obiettivo di respingere le accuse delle Nazioni Unite, secondo cui il governo di Tel Aviv sarebbe responsabile di una carestia a Gaza usata deliberatamente come arma contro la popolazione palestinese. Mentre i giornalisti internazionali restano esclusi dalla Striscia, il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora ha organizzato un tour sponsorizzato che ha visto creator israeliani e statunitensi entrare temporaneamente nell'area, documentando la distribuzione degli aiuti nei centri della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ente israelo-americano creato per bypassare il controllo di Hamas.
Secondo quanto riportato da Haaretz, tra i partecipanti figuravano il conservatore statunitense Xaviaer DuRousseau (oltre un milione di follower), il 16enne druso israeliano Marwan Jaber (250.000 follower su Instagram), l'americano-israeliano Jeremy Abramson (450.000 follower), l'avvocata di Miami Brooke Goldstein (150.000 follower complessivi), oltre agli israeliani Shiraz Shukrun e David Mayofis.
I contenuti condivisi sui social hanno seguito una linea comune: smentire le accuse contro Israele e ribaltare la responsabilità sulla presunta cattiva gestione delle Nazioni Unite. DuRousseau si è mostrato in tuta militare con la scritta: “Israele NON sta bloccando il cibo in ingresso a Gaza”. In un altro post, davanti a pallet di viveri, ha accusato i critici di “preferire l'antisemitismo da tastiera piuttosto che aiutare davvero i palestinesi”. Goldstein ha sostenuto che la Ghf “spezza la capacità di Hamas di rubare e rivendere il cibo”, accusando l'Unrwa di aver consegnato in passato gli aiuti “direttamente nelle mani dei terroristi”.
This week I entered Gaza with the Gaza Humanitarian Foundation. I am one of the only civilians who has been given permission to enter. I went to see for myself what is happening at the humanitarian aid sites. What I saw proved that what the media is reporting about the situation… pic.twitter.com/oXOCwXPDBZ
— Brooke Goldstein (@GoldsteinBrooke) August 20, 2025
Il giovane Jaber, in un video in arabo ed ebraico, ha attaccato gli operatori Onu invitandoli a “vergognarsi di non fare nulla”. Per il governo israeliano, l'iniziativa serviva a dimostrare come funziona la catena di consegna degli aiuti e a contrastare la “campagna della fame” attribuita a Hamas e alle Ong internazionali.
Hear the truth in Arabic from an Israeli Druze + a Syrian Jew about the “hunger in Gaza” pic.twitter.com/ykFsGLQHr1
— Marwan Jaber | מרואן גאבר | مروان جابر (@Marwanjaberr) August 21, 2025
Ma le organizzazioni umanitarie hanno reagito duramente. Oltre cento Ong hanno firmato una lettera aperta che respinge la narrazione israeliana, sottolineando che “la maggior parte delle principali organizzazioni internazionali non è riuscita a far entrare neppure un camion di aiuti dal 2 marzo”. Dati ufficiali diffusi dal ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, parlano di 271 morti per fame e malnutrizione dall'inizio della guerra, tra cui 112 bambini.
Haaretz ha inoltre rivelato che già da agosto il ministero degli Esteri israeliano aveva finanziato il reclutamento di influencer americani con fondi veicolati attraverso l'organizzazione filo-coloni Israel365, scelta senza gara per la sua vicinanza alla narrativa pro-Israele e all'agenda trumpiana “America First” (Israel courts MAGA influencers amid Gaza backlash, fonte: Axios).
L'operazione punta anche a influenzare i giovani elettori repubblicani Usa, sempre più scettici nei confronti di Israele: secondo un sondaggio Pew Research, solo il 48% dei repubblicani sotto i 50 anni esprime oggi un'opinione positiva sul Paese.
In questo intreccio di propaganda digitale e diplomazia parallela, la battaglia sulla percezione internazionale della crisi di Gaza si sposta sempre più dai canali ufficiali ai feed di TikTok e Instagram, dove gli influencer vengono arruolati come nuove pedine di una guerra di immagini e narrazioni.


