Un brano che parte da una storia dolorosa ma non resta lì. Prova a trasformare il racconto in un messaggio più ampio, cercando un punto di incontro tra musica, società e nuove generazioni senza risultare distante o costruito.

Il brano parla di violenza, ma anche di speranza. Dove trovate oggi motivi reali per credere in quel “mondo migliore” che cantate?
La speranza si accende nelle piazze piene di giovani che ritornano in strada per la Palestina, per difendere la Costituzione, per dire no alla guerra, per esprimere le proprie idee in un mondo che cerca sempre più di rendere muta la parola e usare la forza. Cos’è la violenza se non zittire la parola, che è ponte e intermediazione e affermarsi con l’arroganza del più forte. Quello che accade non solo tra individui ma anche tra Stati, con governanti che vogliono imporre le proprie ragioni irrazionali su altri popoli, fuori da ogni forma di diritto. La musica che facciamo cerca di vedere la luce nei tempi bui, l’alba in mezzo al tramonto.
Quanto è importante per voi parlare anche alle nuove generazioni con un linguaggio accessibile ma non superficiale?
Cerchiamo da sempre di scrivere canzoni che facciano ballare, muovere i piedi e le mani e accendere cuore e mente, per riflettere, insieme e parlare anche alle nuove generazioni. La musicalità delle nostre canzoni amplifica il messaggio; i nostri live sono vere e proprie feste in cui si canta e si danza per due ore ma si raccontano storie dalle quali attingere valori e significati, per prendere parte, resistere e splendere. Non abbiamo mai seguito le mode effimere e gli stereotipi delle “bitches coi cash nelle suite” ma raccontiamo storie che vengono dal Mondo, dal Clown di Aleppo a Willy, da un angolo del Mediterraneo alla provincia italiana per parlare di comunità, di incontro, di socialità in un tempo in cui l’Io ipertrofico sta annientando ogni forma di collettività. L’invito con le nostre canzoni è di riscoprire il “noi” e di tornare a coniugare i verbi al plurale.
La collaborazione con il mondo dello sport aggiunge un livello interessante. Quanto credete nel dialogo tra musica e altri ambiti sociali?
Da sempre la musica è una calamita capace di aggregare e un megafono in grado di parlare alle persone. Quando questa si unisce allo sport, in questo caso al calcio, amplifica la sua potenza comunicativa. Con il videoclip di Willy, girato allo Stadio via del Mare di Lecce, abbiamo coinvolto la US Lecce, il bomber Nikola Štulić, attaccante di Serie A, per veicolare i messaggi di fairplay e solidarietà perché quando la musica è un bene (e non un mero prodotto) e si fa cultura penetra in altri ambiti sociali e cerca di seminare valori e farsi inno di pace contro ogni forma di bullismo, violenza e guerra.
Se doveste descrivere “Willy” con una sola parola, quale sarebbe e perché?
“Coralità” perché incarna il senso di Community, titolo del disco di cui il brano fa parte ed esprime quel senso di unione, quel coro (da stadio, appunto) che urla al mondo che c’è ancora spazio per il bene e che insieme possiamo continuare a sognare un mondo migliore. Una community che mettiamo in pratica perché la canzone ospita Yuri e Willy dei Nomadi e Sherrita Duran Gospel voices (un coro appunto) e si inserisce nel progetto di Community che vanta la collaborazione di artisti come Modena City Ramblers, Lucio Fabbri della PFM, Apres la Classe, Antonio Amato e Consuelo Alfieri dell’Orchestra de La Notte della Taranta, Pierdavide Carone, Cortese e il cantante del Burkina Faso Zouratié Koiné. Un disco corale, appunto, che unisce pop, elettronica, world music internazionale e melodie mediterranee. Un disco che stiamo portando in giro con il nostro Community Tour: per essere aggiornati sulle nostre attività basta seguire il nostro sito ufficiale www.crifiuweb.com e le nostre pagine social su www.facebook.com/crifiu - www.instagram.com/crifiu_official - www.youtube.com/Crifiu - www.tiktok.com/@crifiuofficial oltre ad ascoltare i brani su tutte le piattaforme digitali. Ci vediamo in giro.
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