Una chitarra comprata a diciassette anni, decenni di brani scritti in silenzio, e oggi finalmente la scelta di condividerli. Emilio Condello arriva a “Piove” dopo un lungo percorso personale, portando in musica le immagini più dure della cronaca recente con uno sguardo quasi cinematografico.

 

 

Emilio, la tua storia parte da una chitarra comprata a diciassette anni e da decenni di brani rimasti quasi nascosti. Ti sei mai pentito di aver aspettato così tanto prima di condividere la tua musica?

Forse avrei potuto farlo prima ma…forse non ero ancora abbastanza maturo. Chi può dire, a questo punto, quale la scelta giusta?

Ascoltando “Piove” viene fuori una sensazione molto cinematografica, quasi da immagini che scorrono davanti agli occhi. Quando componi visualizzi prima le scene oppure parti dalle parole?

Le due cose accadono in modo simultaneo e automaticamente. Praticamente l’una comprende l’altra.

Oggi senti di stare finalmente facendo pace con quella parte di te che aveva paura di mostrarsi artisticamente?

In realtà non c’è mai stata guerra dentro di me. Diciamo che oggi è più naturale e semplice in quanto, comunque vada, non ho assolutamente nulla da perdere.

Nel testo e nell’atmosfera del brano sembra esserci una domanda silenziosa più che una risposta. Quando canti certe immagini legate ai migranti e alla guerra, speri ancora che la musica possa smuovere qualcosa nelle persone?

Questo chi può dirlo? Io scrivo e canto ciò che il mio cuore e il mio spirito mi “costringono” a fare. Le mie parole cadono come la pioggia dal cielo: sicuramente qualche buon frutto, un giorno, lo porteranno.