Docente di Educazione Musicale nelle scuole secondarie e cantautore con un catalogo che va da X Factor a Sony-BMG, dalla radio ai libri di poesia: Mauro Petrarca ha sempre fatto esattamente quello che voleva. Il nuovo singolo non fa eccezione.

 

 

Sei docente di Educazione Musicale nelle scuole medie e porti avanti una carriera da cantautore con un profilo molto definito. Come convivono queste due dimensioni nella tua vita quotidiana?

Ho sempre viaggiato su due binari, ovvero del didatta e del compositore: la prima figura risulta razionale e accademica, la seconda si concede molte più licenze. E’ anche vero che sanno completarsi a vicenda, in quanto l’insegnamento trova nella creatività un valore aggiunto e la scrittura creativa crolla se assolutamente sbrigliata. Non è un caso che, da sempre, praticare e insegnare una disciplina è il motivo conduttore di infinite biografie artistiche.

Il singolo ha un titolo volutamente provocatorio. C’è da chiedersi, senza girarci intorno, se certi titoli rischino di diventare fini a sé stessi, un modo per fare rumore più che per dire qualcosa. Come risponderesti a chi ti muovesse questa obiezione?

Nel caso specifico di questo lavoro, posso scaricare eventuali responsabilità al poeta medievale Rustico Filippi, non essendo io l’autore delle parole provocatorie. In passato, invece, ho sempre dovuto fare i conti con questo tipo di sospetto che del resto mi appare abbastanza legittimo. La risposta, comunque, va ricercata nella stessa opera in quanto solo il suo eventuale spessore può fugare ogni tipo di dubbio. Aggiungo solo che il brano non ha struttura classica di strofa e ritornello, non ha strumentazione di routine e soprattutto non esibisce alcun giro armonico: si tratta di un unico accordo di DO Minore, la cui fissità è contrappuntata da vari altri elementi ed ognuno di questi gioca su un’altra fissità. Senza falsa modestia, credo ci voglia una certa maestria per tenere in piedi un simile costrutto.

Nel 2008 “Marta la Cornacchia” ti ha portato alla prima edizione di X Factor e poi a un contratto con Sony-BMG. Guardando indietro, cosa ha significato quel momento, e cosa invece non ha funzionato come speravi?

Il momento è stata pura magia, tutto davvero molto al di sopra delle aspettative: la prima serata televisiva, Radio Deejay, pubblicazioni… davvero un sogno! Ma, ahimè, qualcosa di deprimente si è presentato con il volto della critica musicale: il mio personaggio veniva discusso su quotidiani nazionali, ma solo in rubriche di Costume e Società, mentre mi sarei aspettato un minimo di attenzione verso quel modo nuovo di fare ballate e canzoni. Da quel punto di vista è stata una delusione assoluta, mi sono sentito tradito da chi avrebbe potuto e avrebbe dovuto valorizzare una proposta musicale stravagante ma comunque pregna di storia della nostra canzone d’autore.

Dove ti vedi tra qualche anno? Hai un progetto artistico preciso in mente, o preferisci lasciare che le cose arrivino?

Sicuramente, al momento, vorrei esplorare ancora la poesia antica e portarla ai nostri giorni, dare loro adeguata veste musicale. Prossimi lavori, pronti o quasi pronti: un brano ispirato a Francesco Petrarca e un altro ispirato a Michelangelo Buonarroti. Dopodiché si proseguirà con nuove ricerche, sicuramente tanto rischiose quanto affascinanti.

https://youtu.be/4T6sn7Fhvzg