Esteri

Tony Blair al centro del piano di Trump per Gaza: cosa sappiamo di Blair e perché il suo possibile ruolo fa discutere

Tony Blair, ex primo ministro britannico ricordato per il suo ruolo chiave nell'invasione dell'Iraq del 2003 al fianco di George W. Bush e accusato da molti - e con pieno diritto - in Medio Oriente e nel Regno Unito di essere un "criminale di guerra", torna a far parlare di sé. Secondo fonti israeliane e occidentali, Blair sarebbe coinvolto nello sviluppo dei cosiddetti piani del "giorno dopo" per Gaza, previsti dalla nuova proposta di Donald Trump.

L'idea, presentata dall'ex presidente statunitense con un documento in 21 punti, prevede la creazione di una Gaza International Transitional Authority (GITA), un'autorità transitoria che dovrebbe governare l'enclave dopo la cacciata di Hamas. Blair, attraverso il suo Tony Blair Institute for Global Change, sarebbe candidato a guidarla!!!

 
Il piano in 21 punti: obiettivi e criticità

Il progetto di Trump, discusso a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con leader di Qatar, Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Indonesia e Turchia, si articola su questi punti chiave:

  • Liberazione degli ostaggi: tutti i 48 prigionieri israeliani ancora a Gaza verrebbero rilasciati in cambio di aiuti umanitari e di alcuni prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri militari israeliane.
  • Disarmo di Hamas: i combattenti che rinunciano alla lotta armata riceverebbero amnistia; chi rifiuta potrà restare a Gaza.
  • No a deportazioni forzate: il piano esclude espulsioni collettive e prevede che chi lasci volontariamente possa tornare alle proprie case.
  • Percorso verso uno Stato palestinese: Trump, che in passato aveva ipotizzato il trasferimento forzato di milioni di palestinesi, ora parla di un "percorso credibile" verso la statualità, in linea con le recenti aperture di Paesi come Regno Unito, Francia e Canada.
  • Forza di stabilizzazione internazionale: contingenti provenienti da Paesi arabi e musulmani dovrebbero garantire la sicurezza e formare nuove forze palestinesi.
  • Il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha già dichiarato disponibilità a inviare migliaia di peacekeeper.

Il piano mantiene però intatta la posizione di Israele: controllo della sicurezza su Gaza e nessun ruolo immediato per l'Autorità Palestinese (ANP), che dovrebbe riformarsi, scrivere una nuova costituzione ed eleggere una nuova leadership prima di subentrare al GITA.

 
Il ruolo di Tony Blair

Blair non ha ancora commentato ufficialmente. Tuttavia, fonti riportano che la sua istituzione stia lavorando a scenari di ricostruzione e governance. Non sarebbe la prima volta: dopo le dimissioni da premier nel 2007, Blair è stato nominato inviato speciale del Quartetto (ONU, USA, UE e Russia) per sostenere lo sviluppo istituzionale ed economico palestinese. Un incarico che ha lasciato nel 2015, ma che non ha cancellato la sua immagine negativa nel mondo arabo.

Molti lo accusano di aver fallito come mediatore, di non aver contrastato l'espansione degli insediamenti israeliani e di aver mantenuto una posizione troppo vicina a Israele. Per questo, l'ipotesi di affidargli la gestione di Gaza suscita forte scetticismo.

 
Perché è così controverso

L'idea di affidare Gaza a una figura tanto divisiva come Blair è percepita da molti come una nuova forma di neocolonialismo. Le critiche principali riguardano:

  • Il passato di Blair: ancora associato all'invasione dell'Iraq e alle centinaia di migliaia di vittime civili.
  • Il rischio di esautorare i palestinesi: la creazione di GITA esclude un ruolo immediato all'ANP e rimanda a data da destinarsi l'autogoverno palestinese.
  • La posizione israeliana: Tel Aviv continua a ribadire che non rinuncerà mai al controllo della sicurezza su Gaza, rendendo poco credibile la promessa di uno Stato palestinese.
  • L'ombra economica: organizzazioni come la GHF (Global Humanitarian Foundation), sostenute da USA e Israele, sono accusate di marginalizzare le agenzie ONU e di avere legami con grandi società di consulenza come Boston Consulting Group, alimentando sospetti di interessi privati nella ricostruzione.

Il piano di Trump e l'eventuale nomina di Tony Blair come governatore de facto di Gaza rappresentano una delle proposte più discusse degli ultimi mesi. Se da un lato promette un percorso verso la pace e lo Stato palestinese, dall'altro appare come un progetto fragile, pieno di contraddizioni e affidato a un personaggio che, per larga parte dell'opinione pubblica, resta una figura compromessa.

Questo il lapidario giudizio su Tony Blair espresso da Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt:

Per ora, né Israele né Hamas hanno espresso posizioni ufficiali. Ma se il futuro di Gaza dovesse passare davvero dalle mani di Blair, la strada verso una pace giusta e condivisa rischia di diventare ancora più tortuosa.

Nel frattempo il genocidio a Gaza, nella complice indifferenza del presunto occidente democratico, continua. L'esercito ebraico israeliano, dall'alba di oggi, ha massacrato 40 palestinesi, mentre un altro bambino è morto per fame.

Inoltre, il paradosso di Netanyahu che vuol liberare i prigionieri detenuti a Gaza bombardandoli ha causato la probabile morte di due di loro. Infatti, le Brigate Qassam (l'ala militare di Hamas) hanno annunciato che i contatti con i prigionieri israeliani Omri Miran e Matan Ingres sono stati interrotti a seguito di quelle che hanno descritto come barbare operazioni israeliane nei quartieri di Sabra e Tel al-Hawa nella città di Gaza.

In una dichiarazione, si sottolinea che la vita dei due prigionieri è in pericolo e che l'occupazione deve ritirarsi immediatamente a sud del corridoio 8 e interrompere i raid aerei finché le brigate Qassam non saranno riuscite a recuperarli.

Intanto, alla vigilia dell'incontro con il presidente degli Stati Uniti, fonti vicine al primo ministro israeliano, hanno affermato che "non è certo che un accordo verrà annunciato domani", sottolineando che ci sono lacune significative nei negoziati con l'amministrazione del presidente Donald Trump.

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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