Schillaci in Aula: “I bambini non sono adulti in miniatura. Servono percorsi dedicati”
Un messaggio netto, senza giri di parole. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto ieri alla Camera a un’interrogazione della Lega sulla neuropsichiatria infantile chiarendo un punto centrale: “Un bambino non è un adulto in miniatura, non si può trattare con le stesse modalità”. Un tema che il ministro ha definito “delicato e urgente”, legato all’aumento del disagio mentale tra minori e all’uso crescente di psicofarmaci in età evolutiva.
Schillaci ha confermato i dati allarmanti contenuti nell’ultimo rapporto OsMed: dal 2016 l’uso e il consumo di psicofarmaci tra bambini e adolescenti sono in crescita. Un fenomeno che, dopo la pandemia, si è ulteriormente accentuato. “Non è un’ondata emotiva post-Covid – ha chiarito – ma un incremento strutturale della complessità clinica”. Il problema, ha aggiunto, è che il disagio viene spesso intercettato troppo tardi, quando è già in fase acuta.
Un sistema fragile
Il ministro ha indicato senza filtri le principali falle del sistema:
Dati frammentati: esiste un sistema informativo, ma manca una tracciabilità completa dei percorsi tra ambulatori, servizi territoriali e strutture semiresidenziali.
Disparità territoriali: soprattutto al Centro e al Sud mancano posti letto specialistici. Risultato: ricoveri impropri, minori finiti in reparti per adulti o in pediatrie generaliste. “Non è accettabile”.
Prevenzione debole: il riconoscimento precoce dei disturbi del neurosviluppo è ancora insufficiente.
Carenza di équipe multidisciplinari: pochi specialisti formati per costruire percorsi terapeutici veri, non solo per gestire l’emergenza.
Il Piano nazionale e i fondi
La risposta del governo passa dal Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, definito da Schillaci “atteso da 13 anni”. Un Piano che dedica un capitolo specifico ai minori e coinvolge anche la scuola, con interventi su prevenzione, bullismo e riconoscimento precoce del disagio.
Le risorse stanziate sono queste:
80 milioni di euro nel 2026
85 milioni nel 2027
90 milioni nel 2028
30 milioni l’anno dal 2029
Di questi, 30 milioni l’anno sono vincolati alle assunzioni stabili di medici, psicologi, educatori e professionisti formati. Le regioni riceveranno i fondi con sistemi di monitoraggio stringenti.
L’appello finale
Schillaci ha chiuso con parole dure e dirette: “Abbiamo ragazzi che soffrono, famiglie allo stremo, professionisti che vanno messi nelle condizioni di lavorare bene. Non possiamo più permetterci di guardare dall’altra parte”.
Le risorse ora ci sono, il Piano anche. Ma non basta la carta. “Serve l’impegno di tutti: Stato, regioni, operatori sanitari e famiglie”.
La frase finale riassume il senso dell’intervento:
“Un ragazzo che soffre di disagio mentale non è un fallimento. È una persona che ha diritto a essere curata bene e in tempo”.
Messaggio chiaro. Ora tocca ai fatti.