Il progetto “Rosso Vivo” dei Tepura unisce visione artistica e riflessione personale, creando un percorso che alterna chiarezza e profondità. In questa intervista emergono i dettagli più intimi del lavoro, tra scrittura e ricerca musicale.

 

 

Nel comunicato si parla di un viaggio tra stelle e ferite dell’anima. Quanto è stato importante tenere insieme questi due livelli?

Un saluto agli amici di FAI INFORMAZIONE e grazie per l’ospitalità. Nei nostri lavori cerchiamo sempre di inserire noi stessi e ciò che ci fa vibrare, troviamo infatti nella pratica compositiva quella valvola che ci permette di far uscire pensieri e sentimenti per metterli su carta. Il fatto di poter trovare entrambi questi livelli non è un caso: infatti non è difficile capire che “nel piccolo c’è l’immenso” e viceversa. Gli stessi solchi che si tracciare scavando nel profondo dell’anima, sono rintracciabili anche navigando tra le stelle. Non per niente, come esseri umani, continuiamo ad essere affascinati dall’”estremamente grande” e dall’”estremamente piccolo”. Cerchiamo di capire l’immenso fuori di noi, esplorando l’immenso al nostro interno.

“Perfetta così” affronta un tema delicato come il riscatto personale. Come avete lavorato su questo brano?

Il brano “Perfetta così” è stato il primo che abbiamo scritto a quattro mani. È nata prima la melodia, grazie ad una serata con amici. È infatti sorto quasi spontaneamente il giro d’accordi iniziale che è risultato subito gradevole ed interessante. Da lì, Denis, si è occupato di stendere un mascherone già ottimamente formato. Leggendo la bozza, che parlava di seguire l’onda, ballare e cantare ci siamo chiesti “Ma chi è che balla in modo così libero, nonostante tutte le difficoltà?” e la risposta è stata quasi istantanea ed accecante: l’odalisca. Abbiamo quindi rimodulato il testo per renderla protagonista di una forte presa di coscienza contro la schiavitù che stava vivendo, facendolo ci siamo resi conto che l’unica via doveva essere per forza l’arte e il riscatto attraverso questa. Perché, tramite l’arte, mettiamo noi stessi al di fuori del nostro contenitore fisico e mentale, per comprendere quei lati che diversamente non potremmo intuire. La speranza con questo brano è comunicare a tutti che possiamo liberarci e raggiungere ciò che ci realizza e ci fa sentire interi.

Il disco alterna momenti di chiarezza e altri più confusi, quasi volutamente. È una rappresentazione della realtà?

Probabilmente è la nostra realtà: ci sembra anche a noi che tutti sia chiaro, poi avvengono fatti e momenti che fanno cambiare la percezione, che lasciano storditi e che richiedono nuove strategie. Il disco narra anche di questo continuo processo di rinnovamento. Non siamo esseri immutabili, siamo polvere ed energia e come tali soggetti a tutti i sobbalzi che la vita ci offre. Cerchiamo solo di viverceli, portandoli con noi sulla chitarra e in studio d’incisione, così da trasformare momenti “incomprensibili” in musica e racconti.

Tra due anni, dove vedete evolvere il vostro percorso artistico?

La nostra speranza per i prossimi anni è di continuare a produrre musica che parli di noi e che possa risuonare con chi ci ascolta, magari affiancando attività artistiche nel volontariato o in missioni di utilità pubblica. Ci piacerebbe avviare delle collaborazioni con altri artisti e condividere il percorso con chi, come noi, crede ancora nell’importanza di fare “musica con un fine”, un fine che deve essere comunicativo e che possa riunire le persone. Cogliamo l’occasione per chi volesse rimanere in contatto con noi di lasciare i nostri riferimenti social e di invitarvi sulle nostre pagine. Ci attende un bellissimo viaggio di musica ed emozioni.

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