È innegabile. C'è un'arte che i fascisti al governo padroneggiano con una certa eleganza: quella di dire che stanno facendo una cosa mentre ne fanno un'altra. L'ultima dimostrazione arriva dalla commissione Giustizia del Senato, dove la presidente Giulia Bongiorno ha deciso di “migliorare” il ddl sulla violenza sessuale approvato all'unanimità dalla Camera. Migliorare, si intende, togliendo di mezzo la parola chiave: consenso.

Nel nuovo testo, il “consenso libero e attuale” sparisce come per magia, sostituito da una formula più vaga e rassicurante solo in apparenza: “volontà contraria all'atto sessuale”, da valutare caso per caso, nel contesto, nella situazione, nell'atmosfera, magari anche nell'oroscopo. Un passo avanti? No, un deciso passo indietro, mascherato da raffinata operazione tecnica.

Alla Camera, con un raro momento di lucidità bipartisan, si era scelto un principio semplice e moderno: se non c'è consenso, è violenza. Punto. Un principio condiviso, non a caso, anche dalla premier Giorgia Meloni quando l'accordo con Elly Schlein venne celebrato come esempio di maturità politica. Oggi scopriamo che quell'accordo era evidentemente valido solo finché non arrivava l'armata dei brancaleoni leghisti al Senato a “metterci mano”.

La senatrice Bongiorno, esponente di punta di tale armata, assicura che la tutela della vittima è “a 360 gradi”. Un'espressione ormai inflazionata, che in politica spesso significa tutto e niente. Secondo la nuova formulazione, infatti, la violenza sessuale esiste anche se la vittima è colta di sorpresa o non può esprimere dissenso. Bene. Peccato che per dirlo non ci fosse alcun bisogno di cancellare il concetto di consenso. A meno che il problema non fosse proprio quello.

Il sospetto, nemmeno troppo velato, è che la parola “consenso” dia fastidio perché troppo chiara, troppo netta, troppo poco negoziabile in un aula di tribunale. Molto meglio parlare di “contesto”, di “situazione”, di valutazioni elastiche che aprono spazi interpretativi e lasciano il carico probatorio dove è sempre stato: sulle spalle della vittima. Altro che rivoluzione culturale.

Come se non bastasse, arriva anche il ritocchino alle pene: la violenza sessuale “semplice” passa da una forbice di 6-12 anni a una più morbida 4-10. Un ritocchino voluto da quelli che approvano nuovi reati per arrestare i minori e mettere in galera chi manifesti! Un segnale potente, soprattutto se accompagnato dalla retorica della tutela massima. Prima si abbassa la pena, poi si alza la voce per dire che si sta difendendo meglio chi subisce violenza. Coerenza, questa sconosciuta.

Bongiorno respinge le critiche parlando di rischio di “inversione dell'onere della prova” e di imputati costretti a documentare il consenso. Un argomento che suona più come uno spauracchio agitato ad arte che come un problema reale. Nessun testo serio ha mai chiesto contratti firmati prima di un rapporto sessuale; si chiedeva solo di riconoscere che il consenso deve esserci, ed essere attuale. Una richiesta che in molti Paesi europei è legge da anni, senza che il sistema giudiziario sia collassato.

E Giorgia Meloni? Silenzio. Lo stesso silenzio con cui lascia smontare, pezzo dopo pezzo, un impianto normativo che lei stessa aveva contribuito a legittimare politicamente. Evidentemente il consenso va bene nei comunicati stampa, un po' meno quando diventa un vincolo giuridico chiaro.

Alla fine resta una domanda semplice: se davvero si voleva rafforzare la tutela delle vittime, perché eliminare proprio la parola che rende quella tutela inequivocabile? La risposta, per quanto scomoda, è fin troppo evidente. Non è una riforma contro la violenza sessuale: è l'ennesimo esercizio di ambiguità politica, dove le donne vengono celebrate nei discorsi e complicate nei codici.

E il consenso, ancora una volta, è quello che manca.

Per le opposizioni, il commento della deputata dem Laura Boldrini“Dalla legge sul consenso hanno tolto il consenso. Il testo proposto dalla senatrice Bongiorno non solo smonta radicalmente la legge approvata all'unanimità alla Camera dei deputati, ma segna un passo indietro incredibile nella tutela delle vittime di stupro.Di consenso non si parla più. Non c'è più traccia né della parola né del concetto stesso. E inoltre si diminuisce la pena per chi commette uno stupro. Uno schiaffo in faccia a tutte le donne che non sono state credute nei tribunali perché non hanno potuto reagire alla violenza. Per quello che ci riguarda, meglio nessuna legge che questa legge.Come ha fatto Giulia Bongiorno, avvocata di vittime di violenza sessuale, a voltare le spalle alle donne in questo modo? Valgono più gli ordini di scuderia, le opinioni delle penne più sessiste del giornalismo italiano, che il diritto delle vittime a essere credute e tutelate?Come prima firmataria della proposta di legge del Pd, su cui si è costruito l'accordo tra maggioranza e opposizione, sono indignata per questo vergognoso voltafaccia tutto a scapito delle donne.Che fine ha fatto la parola di Giorgia Meloni che su questa legge aveva stretto un accordo con Elly Schlein? E' l'ennesimo sgambetto di Salvini o ha ceduto alle pressioni delle aree più retrive del suo elettorato tradendo le donne?”.