9 gennaio 2026: il Premier Giorgia Meloni presiede al rito di inizio anno delle 40 domande in Conferenza stampa con i giornalisti e, in circa 3 ore, rivendica-spiega-indica in quale cornice vanno letti i risultati del passato (la nostra volontà è “dimostrare che in questa Nazione si poteva aprire una stagione politica, una stagione di stabilità, una stagione di credibilità, una stagione di autorevolezza completamente nuova) e traccia – riconferma le linee d’azione – le priorità di Governo nel 2026 (“sicurezza e crescita sono i miei due focus principali di questo anno” ma anche occupazione, salari, giovani e casa). Tre anni di incontestabile successo personale sulla ribalta internazionale che necessitano di una conferma sul piano nazionale!

Indiscutibilmente il Premier Giorgia Meloni sa danzare sul carillon internazionale come non ha mai danzato nessuno! Il Premier ricorda i ruoli riconosciuti nel contesto internazionale, le sue personali interlocuzioni e la presenza di Palazzo Chigi nei dossier maggiormente significativi. Con riferimento all’Ucraina rivendica l’indipendenza delle decisioni e si assume la responsabilità delle scelte. “I dibattiti che si fanno all'interno della maggioranza non sono dibattiti che si fanno tra filo-russi e filo-ucraini tra filo-americani o filo-non so bene cosa, io ho sempre pensato che i fili ce li abbiano i burattini e che i politici i fili non ce li hanno e quindi tendenzialmente se sono seri non devono essere filo niente. Io penso che la cosa che allontana la guerra sia stare a fianco dell'Ucraina. La ragione per la quale io non ritengo necessario l'invio dei soldati italiani è che il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza è il cosiddetto “article 5 like”. Io credo sia arrivato il momento in cui anche l'Europa parli con la Russia.”. E anche Gaza non è sparita dai radar. “Nelle ultime settimane la nostra cooperazione ha stanziato ulteriori 25 milioni per fare fronte alle esigenze della popolazione; ma ancora più importante, noi stiamo dando la disponibilità dei nostri Carabinieri a formare le prime 50 forze di sicurezza palestinese in Giordania”. E il piano Mattei vede coinvolti sempre più paesi. “Il Piano Mattei si è allargato, dagli iniziali 9 Paesi oggi coinvolge 14 Paesi ma il nostro obiettivo è ogni anno aggiungere altri Paesi che possano partecipare al Piano. Stiamo lavorando all'organizzazione del Summit Italia-Africa”. E sulla Groenlandia “io continuo a non credere nell'ipotesi che gli Stati Uniti avviino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei, l'ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, credo che non converrebbe neanche agli Stati Uniti d'America per intenderci”. Rivendica la chiarezza – l’indipendenza (anche con Trump) nei rapporti internazionali ispirati alla difesa dell’interesse nazionale. “Su Trump. Beh, ci sono molte cose sulle quali io non sono d'accordo, l'ho detto, lo ribadisco. Penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso. Dopodiché questo racconto continuo che io ascolto - “la Meloni”, “le distanze”, “prenda”, “dica”-, non ho capito che cosa si sta chiedendo quando si dice che “l'Italia deve prendere le distanze dagli Stati Uniti”. Allora io penso che la politica estera italiana sia quella che il Presidente Mattarella ci ha ricordato dicendo che le direttrici della nostra politica estera sono l'Unione europea e l'Alleanza Atlantica. E quindi che cosa faccio? Cerco le luci piuttosto che le ombre nel mio rapporto e nel rapporto italiano con i suoi partner europei e atlantici, perché a noi conviene rafforzare questo ambito che è il nostro ambito di appartenenza. È sbagliata questa strategia? Allora mi si deve formalizzare l'alternativa, mi si deve dire quindi che cosa si intende fare. Cioè dobbiamo prendere distanze nel senso che dobbiamo uscire dalla NATO? Dobbiamo chiudere le basi americane? Dobbiamo rompere i rapporti commerciali? Dobbiamo assaltare i McDonald's?” 

Altrettanto indiscutibilmente il Premier Giorgia Meloni sa tutelare l’interesse nazionale come non l’ha mai tutelato nessuno! Sull’adesione al Mercosur spiega: “siamo riusciti a ottenere alcuni risultati per gli agricoltori nell'ambito dell'accordo Mercosur che io considero molto importanti, e cioè nello specifico un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione al quale attingere per compensare eventuali squilibri, un significativo rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Abbiamo avviato una trattativa che riguarda il tema del bilancio europeo da dedicare alla PAC e siamo riusciti a ottenere un impegno ad anticipare dal 2031 al 2028 la possibilità di utilizzare per l'agricoltura altri 45 miliardi oltre all'impegno a non aumentare i prezzi dei fertilizzanti”. Sull’automotive “i problemi sono figli soprattutto di scelte che io ho contestato a livello soprattutto europeo e che anzi lavoro per correggere e che anche grazie all'impegno italiano si cominciano a correggere e abbiamo visto le innovazioni, le decisioni delle ultime settimane”. Sull’Ilva “la fase più acuta della crisi di Ilva dura da circa 13 anni. Noi abbiamo trovato una situazione molto compromessa dal punto di vista economico, finanziario, ambientale, giudiziario. Attualmente è aperta una fase di negoziazione con operatori economici che si sono dichiarati interessati ma non ci sono e non ci saranno impegni vincolanti da parte del Governo fino a quando noi non possiamo dare risposte chiare su quello che ci sta a cuore e cioè un solido piano industriale, la tutela del lavoro e la sicurezza della comunità. Nessuna proposta che abbia un intento predatorio o opportunistico potrà essere avallata perché non vogliamo ripetere errori che sono già stati commessi”. Sul dossier migratorio “penso che non sfugga a nessuno il fatto che negli ultimi tre anni la politica, la linea dell'Europa è stata totalmente ribaltata. I documenti che la Commissione europea produce su questa materia e quello di cui si parla è dimensione esterna, difesa dei confini, norme più efficaci per i rimpatri, soluzioni innovative che prendono spunto anche lì dal protocollo Italia -Albania .

E’ sul carillon nazionale che il Premier Giorgia Meloni non riesce a danzare (e non risponde) come vorrebbe perché servono soldi, deve rientrare dalla Procedura per deficit eccessivo (e dovrà ricorrere allo scostamento di bilancio per le spese per la “difesa-la sicurezza” e poi avrà il problema del debito) e non sa (e nessuno suggerisce) dove trovarli. Se sono vere la stima Istat (peraltro riduttiva) del sommerso del “noe” (il più recente Rapporto è del 17 ottobre 2025), la stima del tax gap (la più recente Relazione è del 30 ottobre 2025), la stima dell’evasione effettiva ufficializzata dal Ministro dell’economia Padoan il 30 settembre 2014 e già dichiarata dall’ex Ministro delle finanze Vincenzo Visco fin dal 16 maggio 2007 (“se il valore del sommerso economico si colloca attorno al 16-17% del Pil, l’evasione fiscale effettiva è decisamente più consistente e, secondo le stime del Dipartimento delle Politiche fiscali, raggiunge il 27% del Pil. Una dimensione imbarazzante!”), i soldi non ci sono mai perché, dopo più di un quarto di secolo, l’impianto di contrasto alla slealtà fiscale non riesce ancora a contrastarla

Le risposte alle domande più significative dei giornalisti le forniscono i numeri.

Roberto Sommella (Milano Finanza) chiede al Premier di spiegare il “paradosso” di una finanza e di una borsa performanti, di una finanza pubblica in sicurezza e di un Pil che invece cresce solo in decimali. “L’Italia vive un paradosso. La finanza privata è in ottima salute, la Borsa di Milano è tra le migliori al mondo, la finanza pubblica è in sicurezza, tant’è che le agenzie di rating più volte hanno promosso il voto dell’Italia - lo spread scende, l’economia reale invece non è nelle stesse condizioni. Cosa c’è che non va nella politica economica dell’esecutivo?” Il Premier risponde: “se lei chiede a me qual è quello che io considero il modello per favorire gli investimenti, secondo me il modello è quello della ZES Unica del Mezzogiorno, della Zona Economica Speciale.”. I numeri dicono che la crescita c’è ma non si vede perché è “nera” - sfugge ai conti nazionali - non è quindi compresa nel Pil ufficiale ed il Pil realistico comprensivo dell’economia non misurata è nettamente superiore, cioè il Pil ufficiale è taroccato e conseguentemente sono taroccate anche tutte le correlate percentualine.

Claudia Fusani (L'altra voce d’Italia) richiama il ritornello dei soldi spesi per i giovani in fuga - del caro vita – degli stipendi poveri e delle pensioni ferme. “L’Italia perde 16 miliardi per i cervelli in fuga. Le famiglie italiane pagano per l’energia ancora il 5% in più della media europea, le aziende, soprattutto le PMI, pagano il 10 % in più. La spesa in quattro anni è aumentata del 25%. Gli stipendi sono rimasti fermi del 9%, abbiamo gli stipendi più poveri. Per non parlare delle pensioni che sono ferme, voi siete intervenuti, ma il risultato oggettivo di quell'intervento sono 3 euro sulle pensioni minime o poco di più. Sono tre anni che ci vediamo qua ma stiamo ripetendo le stesse cose. Stiamo ripetendo le stesse cose, ma quando pensa di farle? A cominciare dalle tasse. Le tasse stanno aumentando o quantomeno non diminuiscono. Il Premier Giorgia Meloni ricorda quanto ha fatto il Governo “e se si è, diciamo, onesti lo si deve riconoscere. Dopodiché avremmo voluto fare di più. Certo, non avevo le risorse per farlo. Il tema che va posto è: le cose sulle quali noi abbiamo messo i soldi erano serie o no? Ed erano più o meno serie di dove sono stati messi i soldi in passato? Abbiamo fatto del nostro meglio chiaramente a risorse date e lo abbiamo fatto dall'inizio. E, “a risorse date”, diventa anche problematico concretizzare l’obiettivo di “mettere in campo un progetto che possa arrivare a mettere a disposizione centomila nuovi appartamenti, case a prezzi calmierati ragionevolmente nei prossimi dieci anni al netto delle case popolari” (è la risposta alla domanda di Elisabetta Fiorito di Radio 24 – Il Sole 24 Ore). I numeri dicono che i soldi già ci sarebbero (ed i contribuenti li versano) se non venissero utilizzati per pagare gli abnormi interessi perché Istituzioni e Politici hanno continuato ad indebitarsi.

Cioè, il vero problema è rottamare l’impianto vigente di contrasto alla slealtà fiscale e rimpiazzarlo. E questo non è un problema perché l’impianto di rimpiazzo c’è ed è ben noto al Presidente Mattarella! Il Premier Giorgia Meloni non ha sicuramente difficoltà a consultare il Presidente. In Conferenza stampa dichiara “i miei rapporti con il Quirinale, con il Presidente della Repubblica soprattutto, sono rapporti ottimi. Io e il Presidente della Repubblica non siamo sempre d’accordo ovviamente, l’ha dichiarato anche lui - ricordate quando dichiarò “io firmo cose sulle quali …”, - nel merito non siamo sempre d’accordo. Però c’è una cosa che per me fa totalmente la differenza: il Presidente, quando si tratta di difendere l’interesse nazionale italiano c’è. E questo per me vale tutto!” Ed il Presidente Mattarella c’era (era Ministro della pubblica istruzione) quando nel 1989, dato l’obiettivo prioritario di trovare soldi per andare a Maastricht e rimanerci, il Premier Giulio Andreotti (uomo di Costituente e di Governo) ha incaricato di trovarli il più rappresentativo e credibile rappresentante delle istituzioni, il Ministro del Tesoro Guido Carli (ex Governatore di Bankitalia e Presidente di Confindustria) ritenuto da tutti incapace di pattuire pesanti vincoli (i parametri del 3%-60%) senza preoccuparsi del “se e come” poterli responsabilmente sottoscrivere e puntualmente rispettare. Ed il Ministro Carli, per trovare i soldi che servivano, ha attrezzato il presidio fiscale nel canale finanziario spostando (con le leggi 197-413/91) il punto di prelievo fiscale dai sostituti d’imposta all’ingresso del circuito operativo bancario. Cioè, da più di un quarto di secolo, esiste (ma è tuttora ignorato) l’impianto che fa pagare le tasse sulla movimentazione di denaro a tutti nella giusta misura (sono inutili i sostituti d’imposta e la classificazione tassati alla fonte - su autocertificazione), cancella un po' di costi (chiude la discarica di pizzini fiscali Sogei, abolisce la caccia della burocrazia alla simmetria informativa Fisco-contribuente con conseguente chiusura della stamperia per i Provvedimenti direttoriali, liquida l’officina degli aruspici che rimestano pizzini a caccia di indizi di evasione e di data scientist che frullano gli attestati) e garantisce il diritto alla privacy (azzera il patrimonio informativo del Fisco, tanto abnorme quanto inutile). Non ci sarebbero, in Conferenza stampa, le domande di Susanna Turco (L’Espresso)- Francesco Cancellato (Fanpage.it) su Paragon - “su chi ha spiato giornalisti, comunicatori politici vicini all'opposizione, manager, editori” alle quali il Premier risponde “il Governo sta offrendo tutta la sua disponibilità e tutte le risposte che può dare per aiutare ad arrivare alla verità su questo tema”. L’indiscutibile miglior Premier della seconda Repubblica Giorgia Meloni si accorderà con il Presidente Mattarella per rimpiazzare il vigente impianto di contrasto alla slealtà fiscale (che non riesce a contrastarla) con l’impianto che la contrasta riducendo i costi e che permetterebbe una Conferenza stampa di fine legislatura da “veni-vidi-vici”?