Esteri

Giornalisti d’inchiesta; inviati di guerra; fotoreporter e… informazione e disinformazione a confronto

I sistemi antidemocratici temono solo tre cose: la verità, chi la testimonia fedelmente e il conseguente sviluppo di una coscienza civile. 

La guerra è un affare lucroso ma definirlo lurido è riduttivo infatti non si devono divulgare le atrocità che si commettono. I seminatori di odio e di disgrazie che fomentano le guerre invocano la difesa della libertà e dei valori sacri della democrazia quando in realtà sono degli inutili massacri che hanno motivazioni puramente utilitaristiche: aumentare i profitti. 

Chi osa smantellare tale falsa aurea virtuosa cade nelle maglie della vendetta del sistema politico-economico-guerrafondaio. Le violenze e le ingiustizie che si consumano durante i conflitti e quelle soprattutto commesse nel privato devono restare sepolte, nessuno deve sapere: ma la verità rende liberi e vuole testimoni che le diano voce.

Parliamo di coloro che non stanno al gioco dei potenti e portano alla conoscenza dell’opinione pubblica le verità inconfessabili, parliamo anche di quanto costa avere il coraggio di fare la cosa giusta.

Chi non ricorda lo scalpore sollevato da Wikileaks?  

WikiLeaks chiude per mancanza di fondi. Il sito fondato da Julian Assange e diventato famoso a livello mondiale per la diffusione di messaggi diplomatici statunitensi classificati top secret, decise di "sospendere temporaneamente le sue pubblicazioni per dedicarsi in modo aggressivo alla ricerca di fondi", dopo "l'embargo" dichiarato nei suoi confronti da Visa, Mastercard e altre organizzazioni che rifiutavano di effettuare le operazioni relative alle donazioni.

Con un comunicato Assange informò gli utenti che "dal 7 dicembre del 2010, un blocco finanziario arbitrario e illegale è stato imposto da Bank of America, Visa, Mastercard, Paypal e Western Union. Questo attacco ha distrutto il 95% dei nostri finanziamenti. Negli ultimi undici mesi WikiLeaks ha potuto funzionare solo grazie alle sue riserve di liquidità. L'organizzazione ha perso decine di milioni di dollari di donazioni per colpa del blocco".  Assange afferma che l'embargo contro WikiLeaks è stato un "attacco concertato, politico e su iniziativa degli StatUniti".

La pubblicazione avvenuta un anno prima dei cablogrammi diplomatici americani segreti sulla guerra in Iraq e Afghanistan avevano messo in imbarazzo molti governi occidentali, Washington in particolare.

Infatti sul web furono pubblicati circa 90 mila documenti del governo americano, la maggior parte riservati, relativi all’intervento militare delle forze alleate (NATO) in Afghanistan.

Tre mesi dopo vengono pubblicati 400 mila documenti classificati riguardanti la guerra in Iraq.

Un mese dopo furono pubblicati oltre 251 mila documenti top secret del Dipartimento di Stato USA.

Il sito web fu chiuso per decisione di un tribunale californiano dietro le pressioni della banca svizzera Julius Bär, ritenutasi diffamata da documenti che l'accusavano di supportare l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco.

Il coraggio di aver resi pubblici documenti che svelavano verità inconfessabili ha aperto per il giornalista un periodo di attacchi mirati dei poteri forti che hanno trasformato per anni la sua vita in un incubo.

Che fine ha fatto Julian Assange per aver osato sfidare l'omertà dei potenti?  Dopo anni di battaglie legali, isolamento e privazione della libertà, il 24 giugno 2024 è stato scarcerato in seguito ad un accordo con il Dipartimento della giustizia Usa in base al quale il fondatore di Wikileaks si è dichiarato colpevole, veniva condannato a scontare una pena che in realtà aveva già scontato ed è tornato in Australia.  Così la verità ha perso una voce potente.   

Mai come in questo momento c’è bisogno di verità perché l’umanità è di fronte ad eventi tragici che denunciano un sovvertimento generale degli elementari fondamenti morali e giuridici che regolano la vita dei Paesi cosiddetti civili; sono andati perduti i punti di riferimento certi e garantiti dalle istituzioni ciò ha portato gran parte di noi a navigare in acque tempestose senza un orientamento; sia singolarmente che collettivamente stiamo rischiando di essere tutti travolti da coloro che non si curano più delle regole.

Oggi, nella tranquillità delle nostre (anche se problematiche) esistenze, dobbiamo essere vicini con la nostra anima a coloro che stanno subendo un gravissimo attacco da parte dell’esercito israeliano che sta completando la distruzione di una città e cacciando i loro abitanti. Moltissimi hanno dovuto abbandonare le loro case nella notte e fuggire lontano da quell’inferno sapendo che non potranno più tornare, sono stati spogliati di tutto quello che era loro per diritto. Altri resteranno perché non hanno un riferimento dove andare.

Ecco che la voce della violenza e dell’ingiustizia si fa sentire alta e forte. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato esplicitamente: "Gaza sta bruciando. Non ci arrenderemo e non torneremo indietro, finché la missione non sarà completata". 

L’ultima commissione di inchiesta Onu ha definito ciò che era apparso sin dall’inizio: che Israele ha commesso un "genocidio" a Gaza dall'ottobre 2023, con "l'intento di distruggere i palestinesi" presenti nel territorio. Parole forti ma non efficaci a fermare quella mattanza: che senso ha una dichiarazione di un’organizzazione nata per dirimere le controversie tra stati al fine di evitare conflitti ma che non ha alcun potere di fermare un tale scempio.

Persino i parenti dei prigionieri israeliani hanno contestato il feroce attacco dell'esercito contro gli abitnti di Gaza City fuori la residenza di Netanyahu preoccupati che la vita dei loro cari sia messa in pericolo dall’operazione militare in corso.

Il Segretario di Stato americano Rubio avverte: “Hamas ha solo pochi giorni per trovare un accordo”. Un accordo su cosa, tra qualche giorno Gaza City sarà rasa al suolo e i suoi abitanti dispersi. 

Intanto le barche della Sumud Flotilla continuano il loro viaggio per testimoniare la solidarietà di tanta gente che segue con apprensione lo sviluppo della situazione. Quelle barche hanno smosso le coscienze di molti, anche dell’Europa e dell’Onu, dopo quasi due anni hanno dato qualche segno di realismo infatti hanno votato una mozione dove si ammette che a Gaza è in corso un genocidio e come soluzione del conflitto il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Questa tragedia ha fatto cadere molte maschere mostrando il vero volto del potere dominante che nulla teme, incurante della gravità dei suoi crimini e del diritto che è il fondamento della civiltà. Israele ha speso milioni di dollari per le campagne di disinformazione che hanno invaso la rete e la carta stampata per minimizzare, mentire o peggio demonizzare un popolo che è vittima sia di Hamas che degli israeliani: è a quegli esseri umani che dobbiamo volgere la nostra attenzione e cura perché non sono delle “bestie umane” come sono stati definiti dal Ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant.

Secondo l'ONU dall'inizio della guerra del 7 ottobre 2023 sono stati uccisi almeno 247 giornalisti palestinesi perché “testimoni scomodi”. Più che mai la verità ha bisogno di voci obiettive che narrino come sono andati i fatti.

Autore Lucia Pomponi
Categoria Esteri
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