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Mardy Fish: la partita non giocata che gli salvò la vita

Immagina di essere il numero 7 del mondo. Immagina di essere agli US Open e di dover sfidare Roger Federer sul campo più importante del pianeta. La partita che sogni da una vita.

Poi, all'improvviso, il buio. Il cuore impazzisce, la testa scoppia, il corpo si blocca.

Nel settembre 2012, Mardy Fish ha fatto l'impensabile: si è ritirato prima di scendere in campo. All'epoca i media parlarono di un generico "malore", ma la verità era ben più drammatica: un attacco di panico devastante, nato dalla pressione insostenibile del circuito.
In un mondo che impone di "stringere i denti" a tutti i costi, dire "basta" davanti a milioni di spettatori è stato il suo gesto più eroico. Una rinuncia che non è stata una sconfitta, ma la mossa che gli ha salvato la vita, anticipando di anni un tabù — quello della salute mentale nello sport — oggi finalmente sdoganato.

È una storia universale che tocca da vicino chiunque abbia mai provato la paura di sbagliare, dal professionista all'amatore della domenica. Perché capire quando fermarsi non è debolezza, ma la forma più alta di consapevolezza.

Per approfondire vi rimando all'articolo completo in link.

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Autore Anis Chebbi
Categoria Sport
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