“Bagliori inversi” è una raccolta che unisce sensibilità poetica e osservazione della realtà. Antonello Lombari alterna ricordi familiari, passioni e immagini quotidiane costruendo un percorso umano autentico, dove il sentimento resta sempre al centro senza perdere misura e lucidità espressiva.

 

 

Antonello, in “Bagliori inversi” convivono continuamente sogno e realtà. Da una parte il rigore del giornalista, dall’altra immagini molto intime e sentimentali. Ti senti più osservatore della vita oppure uomo che vive le emozioni fino in fondo?

L’osservazione della vita è il punto di partenza. Cerco di scandagliare l’animo umano e riportare nelle mie opere il mio intenso vissuto emozionale.

“Lettera 22” trasforma il calcio quasi in una metafora dell’esistenza. È interessante perché dentro il libro convivono poesia amorosa, memoria familiare e perfino riflessioni sociali. Quanto è importante per te raccontare anche le passioni considerate più quotidiane?

L’esperienza giornalistica mi ha formato ad avere un’attenzione prioritaria a ciò che accade nella realtà, all’oggettività. Di conseguenza la narrazione delle passioni quotidiane risente di questa impostazione professionale. E’ un processo naturale che indirizza, spontaneamente, la mia scrittura.

Nel libro la figura femminile torna spesso come presenza luminosa, quasi salvifica. Però in alcune poesie il confine tra idealizzazione e realtà sembra diventare sottilissimo. Ti interessa di più raccontare una persona reale o l’emozione che quella persona lascia dentro di te?

E’ vero! Nel raccontare una figura femminile ma, non solo, il confine tra idealizzazione e realtà è sottilissimo. Credo che, partendo dai tratti reali nei quali si palesa la persona, sconfino nell’indagine psicologica ed empatica dei personaggi. E questo è un punto fermo dello “sguardo empatico” wendersiano, traccia indelebile del corso di “Storia e critica del cinema”, tenuto dal professor Bernardo Valli, all’Istituto dello Spettacolo dell’Università “Carlo Bo” di Urbino.

Guardando al futuro, dopo poesia, narrativa e cinema, c’è ancora un territorio artistico che senti di non aver esplorato abbastanza e che vorresti affrontare nei prossimi anni?

C’è un territorio che, per vari motivi non ho potuto approfondire ed è la musica. Però, al di là della possibilità concreta di continuare a suonare, per il piacere immediato e salvifico che la musica ha  sull’animo umano, intendo approfondire l’ambito narrativo e il cinema. Da scrittore avverto la necessità di curare meglio i dialoghi e di soffermarmi di più  sulla costruzione dei personaggi. Da sceneggiatore mi ripropongo di migliorare la mia scrittura rapportandomi maggiormente alle situazioni di scena e alle svariate implicazioni tecniche del set. In quest’ottica la crescita non può prescindere da una maggiore sinergia da ricercare con il cast artistico, con quello tecnico e, soprattutto, con la regia.

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