Si parla spesso dell’Europa. La si invoca come entità forte, come attore protagonista sulla scena globale, capace di rappresentare gli interessi dei suoi popoli in un mondo sempre più instabile. Ma la verità, per quanto scomoda, è che l’Europa oggi non c’è. Non nel senso geografico o culturale, certo, ma come potenza politica unita e capace di incidere sui grandi equilibri mondiali. Gli scacchisti del potere globale - Stati Uniti, Russia, Cina - muovono le pedine. E noi? Noi europei siamo spettatori, spesso disorganizzati, sempre più marginali. Fuori dalla partita, contiamo come il due di briscola.
L’Unione Europea ha fatto un passo importante con l’euro, ma poi si è fermata. O meglio: si è arenata. Oltre l’unione monetaria, il progetto europeo si è scontrato con gli egoismi nazionali, con il veto facile, con l’incapacità di parlare con una sola voce. Oggi ci troviamo con una moneta comune, ma senza una politica economica comune. Con una frontiera condivisa, ma senza una politica estera coerente. Con problemi comuni - migrazioni, sicurezza, crisi energetiche - ma senza risposte comuni. Ognuno va per conto suo, come cani sciolti.
Questa frammentazione ci rende deboli. Non è solo una questione di prestigio internazionale, ma di sopravvivenza politica e sociale. In un mondo che si muove sempre più velocemente, restare fermi equivale a retrocedere. L’Europa ha bisogno di una svolta. Radicale. Serve un vero governo europeo, legittimato democraticamente, che abbia il potere di decidere e imporre regole comuni in settori chiave: economia, fisco, difesa, welfare. Basta con le paralisi istituzionali. Basta con l’unanimità, che è il contrario della democrazia: in democrazia si decide a maggioranza, non si resta immobili per compiacere il dissenso di uno solo.
Serve un Parlamento europeo con poteri reali, un esecutivo europeo che non sia prigioniero delle cancellerie nazionali. Serve soprattutto una nuova cultura politica, che superi i nazionalismi e le miopie da campanile, per dare forma a un’identità europea forte, solidale, capace di affrontare le sfide globali.
L’Europa unita non è un’utopia. È una necessità. Per contare nel mondo, per difendere i nostri valori, per garantire prosperità e diritti alle future generazioni. Ma deve smettere di essere un progetto incompiuto. Perché il tempo delle esitazioni è finito. O l’Europa sceglie di essere protagonista, o resterà per sempre il due di briscola.


