L’Europa si avvia verso un lento ma costante declino demografico. Dopo un ultimo slancio di crescita previsto entro la fine di questo decennio, la popolazione dell’Unione Europea inizierà a ridursi fino a scendere a 398,8 milioni di abitanti nel 2100. Il saldo sarà netto: 53 milioni di residenti in meno rispetto a oggi.

È quanto emerge dalle più recenti proiezioni demografiche elaborate da Eurostat, che delineano uno scenario segnato da invecchiamento, calo delle nascite e riduzione della forza lavoro.


Il picco nel 2029, poi la discesa

Nel 2025 la popolazione dell’UE ha raggiunto i 451,8 milioni di persone, tornando a crescere dopo la battuta d’arresto causata dalla pandemia nel 2021. Questo aumento continuerà ancora per pochi anni, fino a toccare un massimo stimato di 453,3 milioni nel 2029.

Dopo quel punto, però, inizierà una fase di contrazione progressiva e strutturale, destinata a durare per tutto il resto del secolo.


Italia in forte calo: -24%

Il fenomeno colpirà in modo significativo anche l’Italia. Le stime indicano che la popolazione passerà dai 58,9 milioni del 2025 a circa 44,7 milioni entro il 2100. Una perdita di oltre 14 milioni di abitanti, pari a un calo del 24%.

Un ridimensionamento che avrà effetti profondi su economia, sistema pensionistico e servizi pubblici.


Meno giovani, meno lavoratori

Il cambiamento più evidente riguarda la struttura per età della popolazione.

I giovani tra 0 e 19 anni scenderanno dal 20% al 17% del totale.
La popolazione in età lavorativa (20-64 anni) passerà dal 58% al 50%.
In altre parole, ci saranno meno persone attive e produttive a sostenere un numero crescente di anziani.


Boom degli over 80

Il dato più impressionante riguarda l’invecchiamento della popolazione. Se oggi gli over 80 rappresentano il 6%, entro fine secolo saliranno al 16%. Un aumento di dieci punti percentuali che fotografa una trasformazione profonda della società europea.

Anche la fascia tra i 65 e i 79 anni crescerà, seppur più lentamente, passando dal 16% al 17%.


Una piramide che si rovescia

La classica piramide demografica, già oggi sbilanciata, tenderà sempre più a rovesciarsi.

Nel 2025 l’Europa si presenta come una società con alta aspettativa di vita, bassa mortalità e pochi nuovi nati. La fascia più consistente è quella degli adulti sopra i 50 anni, mentre i giovani sono già in minoranza.

Nel 2100 questa tendenza sarà ancora più marcata: meno nascite, meno lavoratori e una quota crescente di anziani. Il risultato sarà una popolazione più piccola, più vecchia e con equilibri economici e sociali completamente diversi da quelli attuali.


Le cause: natalità, longevità e migrazioni

Le proiezioni si basano su ipotesi di evoluzione di tre fattori chiave: fertilità, mortalità e migrazione. Tutti convergono verso uno scenario di crescita debole o negativa.

La bassa natalità resta il nodo principale, mentre l’aumento della longevità amplifica l’invecchiamento. Le migrazioni, pur incidendo, non sono sufficienti a compensare il calo naturale della popolazione.


Una sfida strutturale

Non si tratta di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale destinata a ridisegnare il volto dell’Europa. Meno abitanti, più anziani, meno lavoratori: un equilibrio delicato che richiederà scelte politiche e sociali profonde.

Il tempo per intervenire c’è ancora, ma la direzione è ormai chiara.