Ad aprile il mercato del lavoro mostra un quadro articolato, fatto di apparente stabilità, ma anche di dinamiche che meritano attenzione. I dati diffusi mettono in luce un numero di occupati pari a 24 milioni e 200mila unità, invariato rispetto al mese precedente. Dietro questa stabilità si nasconde però un riassetto nelle componenti dell'occupazione, tra cui spiccano la crescita degli autonomi e dei dipendenti a termine e la contrazione dei contratti permanenti.
L'occupazione, rispetto al dato congiunturale, si mantiene stabile, ma la composizione interna cambia. Aumentano gli autonomi (+1%) e i dipendenti a termine (+0,8%), mentre calano i dipendenti permanenti (-0,5%). Questo spostamento verso forme di lavoro più precarie o meno strutturate può essere sintomo di un sistema che, pur mantenendo il volume occupazionale, fatica a garantire stabilità contrattuale.
Su base annua, il bilancio è positivo: +282mila occupati rispetto ad aprile 2024, grazie soprattutto ai dipendenti permanenti (+345mila) e agli autonomi (+110mila), a fronte di un crollo dei dipendenti a termine (-173mila). Questi numeri indicano che, se da un lato il lavoro a tempo determinato perde terreno, dall'altro c'è un incremento dell'occupazione più stabile e dell'autoimpiego.
Il tasso di disoccupazione cala al 5,9% (-0,2 punti su base mensile), con una contrazione di 48mila persone in cerca di lavoro (-3,1%). Il calo riguarda entrambi i sessi e tutte le fasce d'età, eccetto i 25-34enni, dove il dato resta stabile. Ancora più significativo il calo tendenziale: -12,2% rispetto ad aprile 2024, pari a 209mila disoccupati in meno.
Ma c'è un rovescio della medaglia. Aumentano gli inattivi – coloro che non lavorano né cercano lavoro – tra i 15 e i 64 anni: +39mila su base mensile (+0,3%) e +14mila su base annua (+0,1%). Il tasso di inattività sale al 33,2% (+0,1 punti). Questo suggerisce che una parte delle persone sta abbandonando il mercato del lavoro, spostandosi verso l'inattività piuttosto che la disoccupazione.
Il quadro occupazionale presenta ombre anche a livello di genere. Tra gli uomini, crescono sia il tasso di occupazione (+0,1 punti) sia quello di inattività (+0,1 punti), mentre cala il tasso di disoccupazione (-0,3). Per le donne, invece, si registra una lieve flessione dell'occupazione (-0,2 punti), con un incremento del tasso di inattività (+0,1) e una sostanziale stabilità del tasso di disoccupazione.
Su base annua, la tendenza è positiva per entrambi i sessi: cresce l'occupazione (+0,6 punti per gli uomini, +0,4 per le donne), cala la disoccupazione (-0,8 e -0,9 punti rispettivamente). Tuttavia, permane un divario nella partecipazione femminile, evidenziato dall'aumento dell'inattività tra le donne (+0,2 punti) contro il calo tra gli uomini (-0,1).
L'analisi per fasce d'età evidenzia una situazione disomogenea. Su base mensile, tra i 25-34enni l'occupazione cresce e l'inattività diminuisce, segno di un buon inserimento nel mercato del lavoro. Al contrario, tra i 15-24enni l'occupazione è stabile, ma aumentano gli inattivi. Tra i 35-49enni e gli over 50 si assiste a una riduzione dell'occupazione e a un aumento dell'inattività.
A livello tendenziale, il tasso di occupazione cala solo tra i più giovani (15-24 anni), mentre migliora per le altre classi d'età. La disoccupazione cala ovunque, mentre l'inattività cresce per i 15-24enni e i 35-49enni, ma cala per i 25-34enni e gli over 50.
Nel confronto con il trimestre precedente (novembre 2024 – gennaio 2025), si rileva un incremento di 96mila occupati (+0,4%), accompagnato da una diminuzione sia dei disoccupati (-55mila) che degli inattivi (-44mila). Il trend trimestrale suggerisce una lenta ma costante ripresa dell'inclusione lavorativa.
In sintesi, si può riassumere i dati odierni con il fatto che il mercato del lavoro ad aprile 2025 appare in equilibrio precario. L'occupazione è stabile e in crescita rispetto all'anno scorso, ma si fonda su un ricambio che vede aumentare il lavoro autonomo e a termine a scapito di quello stabile. La disoccupazione cala, ma al prezzo di un aumento degli inattivi. Le disuguaglianze di genere e le criticità tra i più giovani restano nodi irrisolti. I segnali positivi ci sono, ma non possono essere letti come prova di una ripresa strutturale senza considerare le fragilità che ancora permangono.


