Per anni chiunque abbia ricevuto un’iniezione intramuscolare ha visto quel piccolo gesto che sembrava quasi un rituale: l’ago entra nel muscolo, poi una breve pausa mentre l’infermiere tira leggermente indietro lo stantuffo della siringa.

È la cosiddetta manovra di Lesser, o più semplicemente aspirazione. Un passaggio insegnato per decenni, considerato una regola di buona pratica, quasi intoccabile. Eppure, nella medicina moderna, molte di quelle certezze vengono periodicamente rimesse sotto esame. Anche questa. L’idea alla base dell’aspirazione è intuitiva: verificare che l’ago non sia finito accidentalmente dentro un vaso sanguigno. Se compare sangue nella siringa, si cambia punto di iniezione. Un ragionamento logico, che ha accompagnato generazioni di professionisti sanitari. Il punto è che la logica, da sola, non basta. Serve l’evidenza.

Negli ultimi anni, studi clinici, revisioni sistematiche e linee guida internazionali hanno analizzato proprio questa pratica. Il risultato è meno rivoluzionario di quanto sembri, ma molto chiaro: nei siti intramuscolari oggi raccomandati – come deltoide, vasto laterale e ventrogluteale – non esistono prove solide che dimostrino un reale beneficio dell’aspirazione di routine. In altre parole, aspirare non riduce in modo significativo il rischio di iniezione intravascolare. Il motivo è soprattutto anatomico.

Le sedi moderne preferite per le iniezioni intramuscolari sono state scelte proprio perché prive di grossi vasi sanguigni. La probabilità di entrare accidentalmente in un vaso rilevante è estremamente bassa. In questo contesto, l’aspirazione diventa un gesto che raramente cambia qualcosa dal punto di vista clinico.

Quali ricerche e studi lo hanno dimostrato?.

La trasformazione di questa pratica non è frutto di opinioni isolate, ma di ricerche scientifiche condotte negli ultimi decenni: Sisson et al. (2015) – Una delle revisioni più citate in letteratura ha esaminato gli studi disponibili sull’aspirazione nelle iniezioni intramuscolari, evidenziando che non c’è evidenza robusta a favore dell’aspirazione di routine nei siti intramuscolari più usati, e che l’aspirazione non è un indicatore affidabile del corretto posizionamento dell’ago. Questo lavoro ha contribuito in modo significativo alla riflessione teorica e pratica sulla procedura. Linee guida dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Sebbene non siano singoli studi sperimentali, queste organizzazioni, basandosi su un’ampia revisione della letteratura, hanno aggiornato le loro raccomandazioni negli anni più recenti, dichiarando che l’aspirazione non è necessaria per la maggior parte delle iniezioni intramuscolari, in particolare per la somministrazione di vaccini. Studi clinici sul dolore e sull’esperienza del paziente.

Diversi studi, tra cui quelli pubblicati su riviste pediatriche e infermieristiche negli ultimi 10–15 anni, hanno confrontato iniezioni con e senza aspirazione osservando che l’eliminazione dell’aspirazione può ridurre il dolore percepito dai pazienti, senza aumentare gli eventi avversi.

Ricerche anatomiche e di sicurezza – Studi anatomici hanno confermato che nei siti deltoide, vasto laterale e ventrogluteale la densità di vasi sanguigni di grande calibro è molto bassa, motivo per cui l’aspirazione per evitare iniezioni intravascolari risulta poco utile nel contesto delle iniezioni di routine. C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: il comfort del paziente. L’aspirazione prolunga la procedura, anche se solo di pochi secondi, e può aumentare il dolore. Diversi studi hanno osservato che le iniezioni eseguite senza aspirazione risultano generalmente meno fastidiose, soprattutto nei bambini, ma non solo. Una differenza piccola, ma percepibile. Un altro elemento interessante riguarda l’affidabilità stessa della manovra. L’assenza di sangue nella siringa non garantisce con certezza che l’ago non sia vicino a un vaso; allo stesso modo, la presenza di sangue non sempre indica una vera iniezione intravascolare imminente. Inoltre, nella pratica reale, molti operatori aspirano per tempi molto brevi, spesso inferiori a quelli teoricamente necessari, rendendo il controllo ancora meno significativo. Questo non significa che la manovra sia “sbagliata” in senso assoluto. Esistono situazioni particolari in cui può ancora avere un senso. Storicamente, ad esempio, nella sede dorso-gluteale – oggi meno utilizzata – la presenza di strutture vascolari più rilevanti rendeva l’aspirazione più giustificabile.

Anche alcuni farmaci specifici, potenzialmente problematici se iniettati direttamente nel circolo, possono indurre a una valutazione più prudente. Ma si tratta di eccezioni, non della regola generale. La vera chiave di lettura è un’altra: la pratica clinica evolve. Molte procedure insegnate in passato erano perfettamente coerenti con le conoscenze dell’epoca. Con l’accumularsi dei dati scientifici, alcune vengono confermate, altre modificate, altre ancora abbandonate. Non è una contraddizione, è il funzionamento normale della medicina basata sulle evidenze. 

Così, quello che per anni è stato un gesto quasi automatico oggi viene riconsiderato. Non perché qualcuno abbia deciso arbitrariamente di semplificare le cose, ma perché le ricerche suggeriscono che, nella maggior parte delle iniezioni intramuscolari moderne, aspirare non aggiunge sicurezza reale e può anzi aumentare il disagio del paziente. In fondo, è una piccola storia che racconta bene come cambia la sanità: meno rituali, più dati. Meno “si è sempre fatto così”, più “cosa ci dice la letteratura”. E per chi riceve un’iniezione, spesso significa semplicemente una procedura più rapida e un po’ meno dolorosa. Non male come progresso, per un gesto che dura pochi secondi.