Venerdì scorso, l'ex presidente Donald Trump ha scosso nuovamente il panorama politico ed economico degli Stati Uniti con due mosse clamorose: il licenziamento di una funzionaria del Dipartimento del Lavoro e l'annuncio a sorpresa delle dimissioni di Adriana Kugler, governatrice della Federal Reserve. Il tutto nel mezzo di dati deludenti sull'occupazione e un mercato azionario già in tensione.
Trump ha licenziato Erika McEntarfer, funzionaria nominata da Joe Biden, accusandola pubblicamente — ma senza prove — di aver manipolato i dati sull'occupazione diffusi dal Bureau of Labor Statistics (BLS). I numeri pubblicati venerdì mattina hanno mostrato che nel mese di luglio sono stati creati solo 73.000 posti di lavoro, con revisioni al ribasso che cancellano altri 258.000 posti precedentemente riportati per maggio e giugno.
«Abbiamo bisogno di dati sull'occupazione accurati», ha scritto Trump su Truth Social. «Ho ordinato al mio team di licenziare questa nomina politica di Biden immediatamente. Sarà sostituita con qualcuno di molto più competente.»
Ma il BLS, l'ente federale responsabile della raccolta e pubblicazione dei dati, non ha risposto alle accuse. E finora non esiste alcuna prova di manipolazione dei dati da parte di McEntarfer o del personale del BLS.
Secondo fonti interne all'amministrazione Trump, la frustrazione è legata a problematiche di lunga data nel sistema di raccolta dei dati, aggravate dalla pandemia. Il tasso di risposta alle indagini del BLS è calato drasticamente: dall'80,3% di ottobre 2020 al 67,1% di luglio 2025. Questi cali rendono i dati meno affidabili e soggetti a revisioni più ampie.
In ogni caso, politicizzare le statistiche economiche è un atto autodistruttivo. La credibilità, infatti, si perde molto più rapidamente rispetto al tempo necessario per riscostruirla.
Nel pomeriggio, è arrivata una seconda notizia bomba: Adriana Kugler ha annunciato le sue dimissioni dalla Federal Reserve, aprendo a Trump una finestra anticipata per poter influenzare la banca centrale — istituzione che lui ha criticato ripetutamente per non aver abbassato i tassi di interesse.
La partenza di Kugler permette a Trump di nominare un nuovo governatore fino al 2026, con la possibilità di prorogare successivamente per un mandato completo di 14 anni. Tra i nomi in circolazione per una nomina che potrebbe preludere alla presidenza della Fed l'ex consigliere economico Kevin Hassett, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, l'ex governatore Kevin Warsh, e l'attuale governatore Chris Waller, già nominato da Trump e favorevole a un taglio dei tassi.
L'effetto combinato delle notizie ha colpito duramente Wall Street: l'indice S&P 500 ha perso l'1,6%, segnando il calo più marcato degli ultimi due mesi. Tra dati economici deboli, instabilità politica e dubbi sull'indipendenza delle istituzioni, la fiducia degli investitori sembra sempre più appesa a un filo.


