Domenica, a seguito di un attacco aereo, l'esercito israeliano ha ucciso dieci persone, sei delle quali erano bambini, mentre si trovavano in fila per riempire contenitori d'acqua nel campo profughi di al-Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito funzionari dei servizi d'emergenza locali.

I corpi delle vittime sono stati trasportati all'ospedale al-Awda di Nuseirat, dove sono stati curati anche 16 feriti, tra cui sette bambini, secondo quanto dichiarato da un medico presente nella struttura.

Secondo testimoni oculari, un drone israeliano ha lanciato un ordigno contro una folla che si era radunata attorno a un'autocisterna d'acqua. Le immagini condivise online mostrano scene strazianti: corpi senza vita, bambini insanguinati, urla di disperazione e caos. I residenti della zona hanno trasportato i feriti all'ospedale con mezzi di fortuna, tra cui carretti trainati da asini.

L'esercito israeliano non ha ancora commentato l'accaduto.

L'attacco si inserisce in un'escalation di bombardamenti israeliani in tutta la Striscia. Solo domenica, secondo la Protezione Civile di Gaza, altri 19 palestinesi sono stati uccisi in tre distinti attacchi su edifici residenziali tra Gaza City e il centro dell'enclave.

L'operazione militare israeliana è iniziata in risposta all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Da allora, secondo il ministero della salute controllato da Hamas, almeno 57.882 persone sono state uccise nella striscia. Secondo un recente rapporto redatto da alcune università europee, il numero dei morti a Gaza sarebbe invece di almeno 100mila.

La situazione umanitaria è drammatica: più del 90% delle abitazioni è stato danneggiato o distrutto, e quasi l'intera popolazione ha subito più spostamenti forzati. I sistemi sanitari, idrici e igienici sono crollati, mentre mancano cibo, carburante, medicine e ripari.

Solo questa settimana, dopo 130 giorni di totale blocco, sono entrati a Gaza 75.000 litri di carburante. Secondo le Nazioni Unite, è una quantità "lontana dall'essere sufficiente" per coprire il fabbisogno quotidiano della popolazione e sostenere le operazioni umanitarie essenziali.

Nove agenzie ONU hanno lanciato l'allarme sabato scorso: la carenza di carburante ha raggiunto livelli critici. Se finirà del tutto, le conseguenze saranno devastanti: ospedali al buio, reparti maternità e terapie intensive fuori uso, ambulanze ferme, reti idriche e fognarie in tilt e panifici chiusi.

Secondo l'UNRWA, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, è in forte aumento la malnutrizione, soprattutto tra i bambini e le persone più vulnerabili. Le cliniche dell'agenzia hanno registrato un netto incremento dei casi da quando, a marzo, è stato imposto un blocco ancora più rigido da parte israeliana.

L'UNRWA sottolinea che le restrizioni all'ingresso di aiuti umanitari – cibo e medicinali in particolare – stanno aggravando la già disperata condizione sanitaria della popolazione. L'agenzia ha fatto appello alla comunità internazionale affinché agisca con urgenza per garantire l'ingresso di forniture vitali e porre fine alla crisi umanitaria, che colpisce in modo particolare donne e bambini e donne.