Esteri

Trump fa sua la proposta di Meloni sulla pace in Ucraina

Regna un cauto ottimismo a Palazzo Chigi, dopo il vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, in attesa del nuovo vertice tra Usa ed Europa a Washington. Malgrado molti lo definiscano un mezzo fallimento, il governo italiano pensa, non senza qualche buona ragione, che proprio da qui si possa partire per intavolare le trattative verso la pace. La premier è partita per Washington, convinta di potere giocare di sponda con il presidente Trump, per arrivare ad una soluzione il più largamente condivisa. Ma il percorso sembra improvvisamente essere diventato nuovamente tortuoso, a causa di qualche incomprensione e divisione nel fronte dei cosiddetti “volenterosi”. Emmanuel Macron, nei colloqui con gli altri leader europei, ha ribadito la sua fermezza nel non voler cedere ad alcuna delle richieste di Putin.

Il presidente francese avrebbe proposto l'invio di truppe in Ucraina, cosa che trova la ferma contrarietà  sia da parte dell’Italia che della Germania. Sull’Ucraina, Macron vuole essere protagonista, senza rendersi conto, dice una fonte diplomatica italiana, che così rischia di commettere nuovamente  l’errore di irritare il presidente Usa e rendere le cose molto più complicate.

«Si apre finalmente una spiraglio per discutere di pace in Ucraina. L’Italia sta facendo la sua parte insieme ai suoi alleati occidentali», ha commentato individualmente Giorgia Meloni sui social. «Considero positivo il fatto che si stiano aprendo degli spiragli di pace in Ucraina. L’accordo è ancora complicato ma finalmente possibile, soprattutto in seguito allo stallo che si è creato da molti mesi lungo la linea del fronte. Solo l’Ucraina potrà trattare sulle condizioni e sui propri territori», ha concluso la premier.

Un ottimismo che prende forma anche dalla consapevolezza che comunque l’amministrazione americana continua a ritenere Giorgia Meloni una delle interlocutrici più affidabili in Europa ( anche se sarebbe proprio questo che indispettisce Macron, che sembra quasi lavorare  per ostacolare qualsiasi accordo). Adesso il pallino della diplomazia dovrebbe passare proprio dall’Europa, e di questo si discuterà a Washington con Zelensky, la presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen e i principali leader europei, compresa Giorgia Meloni. Insomma per Palazzo Chigi, il vertice in Alaska ha comunque rappresentato un buon punto di partenza, su cui comunque costruire un percorso che deve portare a quella pace duratura da troppo tempo attesa. E a dimostrazione di ciò, sono arrivate domenica le parole del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giovanbattista Fazzolari, braccio destro della premier e stratega della politica estera del governo. Di sua natura parla poco, ma quando lo fa, non è mai banale e vuol dire che il momento è  di quelli cruciali.

Fazzolari in una intervista al Corriere della Sera, infatti, senza tanti giri di parole ( cosa  cui il personaggio di certo non è avvezzo) ha affermato che il vertice in Alaska ha rappresentato un primo passo avanti da cui partire. Ma la cosa forse più importante che dice il potente braccio destro della premier, sarebbe  la consapevolezza del fatto che Trump avrebbe fatto propria la proposta di accordo  di Giorgia Meloni, e cioè quella di allargare anche all’Ucraina, il protocollo dell’articolo 5 della Nato ( quello che prevede che in caso di attacco ad un paese del patto atlantico, tutta la Nato dovrebbe intervenire in sua difesa). E la cosa sarebbe stata confermata, nelle ultime ore, anche dall’inviato speciale Usa, Steve Witkoff , che ha detto esplicitamente che la Russia sarebbe disposta ad accettare che ad Ucraina venga applicata formula prevista nell’articolo  5 della Nato, in cambio di quanto richiesto  da Putin( regione del Donetsk, lingua russa ufficiale in Ucraina, oltre al congelamento delle posizioni raggiunte, secondo alcune fonti che hanno preso parte al vertice). 

«Non parlerei di ottimismo - ha detto ancora Fazzolari - la situazione è molto complicata, ma adesso almeno c’è uno spiraglio» per la soluzione del conflitto russo-ucraino, e questo spiraglio sarebbe quello che il governo italiano propone da mesi, secondo Fazzolari che lo ribadisce al Corriere «Noi siamo orgogliosi  che la principale ipotesi oggi sul tavolo, fatta propria anche da Donald Trump, sia la proposta avanzata tempo fa da Giorgia Meloni».

Secondo lo stratega della premier il presidente americano avrebbe messo sul tavolo con Putin, la proposta di inserire l’Ucraina nell’articolo 5 della Nato ( anche senza che il paese ne faccia parte). «A garanzie di sicurezza basate su un accordo tra una serie di Stati occidentali che ricalchi l’articolo 5 della Nato, cioè l’intervento di tutti i sottoscrittori in caso di aggressione di uno dei membri, ma senza l’ingresso di Kiev nell’Alleanza atlantica. Sarebbe utile anche all’Ue, vista la forza dell’esercito ucraino. Ed è un modo per smascherare Putin». ha spiegato sempre al Corriere il sottosegretario, che ha bene in mente il rischio che Putin possa bluffare «Se non intende invadere di nuovo l’Ucraina, perché dovrebbe opporsi a un accordo solo difensivo?» ha chiesto retoricamente sempre nell’intervista Fazzolari. Ma il sottosegretario poi esprimendo evidentemente il pensiero di Chigi, non crede affatto che la Russia sia stravincendo la guerra, anzi. Il vertice con Trump, sempre secondo lo stratega della premier, dimostrerebbe la volontà di Putin si cercare di uscire dallo stallo sul campo di battaglia, in cui la Russia sarebbe precipitata nell’ultimo anno.

«A oggi il principale ostacolo a un accordo di pace sorge, per paradosso, dalla debolezza della Russia. A settembre 2022 Putin ha dichiarato l’annessione di quattro regioni ucraine arrivando persino a modificare la Costituzione per inserirle formalmente all’interno della Federazione Russa. Ma, a distanza di tre anni, non è riuscito a prenderne il controllo. È chiaro che a questo punto è in grande imbarazzo: come può spiegare che non solo non è riuscito a conquistare Kiev, ma non è in grado neppure di prendere il controllo dei territori annessi sulla carta?»

La proposta che Palazzo Chigi potrebbe portare a Washington potrebbe essere quella di cessare le ostilità senza il riconoscimento dei territori occupati della Russia, e sotto l’ombrello dell’articolo 5 provare poi ad intavolare una serie di colloqui diplomatici per arrivare ad un giusto compromesso. Quello che però vuole evitare invece il governo italiano sarebbe quello di creare tensioni e divisioni all’interno della Ue, intorno a proposte che non fanno altro che aumentare la tensione, invece che abbassarla Perché il governo italiano ha mostrato fin dall’inizio di essere al fianco dell’Ucraina e proprio per questo vuole che sia l’Ucraina a decidere per prima sulle sue sorti, senza eccessivi condizionamenti da parte di chi, in cambio di un po di visibilità internazionale, potrebbe rischiare di mandare tutto all’aria. Giorgia Meloni, che è ben consapevole di ciò, sta cercando di muoversi con passo felpatissimo, rischiando anche di essere considerata da qualcuno, a torto, come defilata o peggio ancora ininfluente.

Autore Vincent Caccioppoli
Categoria Esteri
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