Stati Uniti - Martedì, i Democratici hanno conquistato tre importanti competizioni elettorali, le prime da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Un risultato che offre nuova linfa a un partito in difficoltà e che potrebbe ridisegnare le dinamiche in vista delle elezioni di metà mandato del 2026.
A New York, il 34enne socialista democratico Zohran Mamdani ha vinto a sorpresa la corsa per la carica di sindaco, diventando, da oscuro deputato statale, una figura nazionale del partito. In Virginia e New Jersey, le moderate Abigail Spanberger (46 anni) e Mikie Sherrill (53 anni) hanno ottenuto la vittoria alle elezioni per governatore con ampi margini sui rispettivi candidati GOP.
Nel suo discorso di vittoria, Mamdani ha lanciato un messaggio diretto al presidente Trump:
«Se c'è un modo per terrorizzare un despota, è smantellare le condizioni che gli hanno permesso di accumulare potere».Mamdani sarà il primo sindaco musulmano della città più grande degli Stati Uniti, e ha costruito la sua campagna su temi progressisti: tasse più alte ai grandi patrimoni e alle corporation per finanziare affitti congelati, trasporti pubblici gratuiti e assistenza all'infanzia senza costi. La vittoria è arrivata al termine di una sfida durissima contro l'ex governatore Andrew Cuomo, candidato indipendente e sconfitto nonostante la lunga esperienza politica.
In Virginia, Spanberger ha sconfitto la repubblicana Winsome Earle-Sears e prenderà il posto del governatore uscente Glenn Youngkin. Dal palco ha dichiarato:
«La Virginia ha scelto il pragmatismo contro il caos».
In New Jersey, Sherrill ha battuto il repubblicano Jack Ciattarelli, succedendo al democratico Phil Murphy. Entrambe le candidate dem hanno puntato sull'elettorato moderato e indipendente, legando i propri avversari all'immagine divisiva di Trump, aggravata dal caos dell'attuale shutdown del governo federale e dalle minacce a funzionari pubblici.
Queste consultazioni sono state viste come un test nazionale sull'umore del paese dopo nove mesi turbolenti di amministrazione Trump. Il presidente, in un post sui social, ha attribuito le sconfitte al fatto che il suo nome non compariva sulla scheda e al blocco del governo federale.
In molti seggi della Virginia, gli elettori hanno dichiarato di aver votato pensando alle politiche di Trump su immigrazione, dazi commerciali e shutdown, con i votanti indipendenti che hanno scelto i democratici per protesta contro le politiche migratorie del presidente.
Nonostante il successo, i democratici restano minoranza a Washington e i sondaggi nazionali continuano a mostrarli in difficoltà. Le sfide vinte sono arrivate in stati tradizionalmente orientati a sinistra e la vera prova sarà tra un anno.
Un aiuto concreto potrebbe arrivare dalla California, dove gli elettori hanno approvato la revisione della mappa elettorale a favore dei democratici, ampliando la battaglia nazionale sui collegi congressuali, in risposta a quanto fatto in precedenza dai repubblicani in Texas.
Un dato significativo: l'affluenza per il sindaco di New York è stata la più alta dal 1969. Segno che parti dell'elettorato democratico, deluso e disilluso negli ultimi anni, potrebbero star tornando in campo spinti da nuovi volti e da una crescente paura verso una terza era trumpiana.


