La Procura accusa Andrea Sempio e apre uno scenario clamoroso sulla condanna di Alberto Stasi. Dopo diciannove anni il delitto di Chiara Poggi torna al centro di un terremoto giudiziario che rischia di riscrivere una delle vicende più controverse della cronaca italiana.

Diciannove anni dopo il delitto di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna improvvisamente a ribaltarsi. La Procura di Pavia ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini ad Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima, accusandolo di omicidio volontario aggravato da motivi abietti e crudeltà. Secondo gli inquirenti avrebbe agito da solo, uccidendo la 26enne il 13 agosto 2007 all'interno della villetta di famiglia.

Non si tratta di un semplice passaggio tecnico. L'avviso di fine indagine rappresenta, quasi sempre, il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio e soprattutto segna il momento in cui la Procura mette ufficialmente sul tavolo tutti gli elementi raccolti contro l'indagato. Ma il punto che rende questo sviluppo destinato a scuotere ancora il Paese è un altro: contemporaneamente agli atti notificati a Sempio, i magistrati hanno trasmesso alla Procura generale di Milano gli elementi ritenuti utili per sostenere una possibile revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi, che sta scontando una pena a 16 anni di carcere.

È questo il dettaglio che trasforma il caso Garlasco da nuova inchiesta a vero terremoto giudiziario. Per quasi due decenni l'Italia ha considerato quella vicenda sostanzialmente chiusa, pur tra dubbi, polemiche e ricostruzioni contestate. Ora invece la Procura sostiene di aver raccolto un insieme di elementi che indicherebbero una direzione completamente diversa.

Tra gli aspetti centrali delle nuove indagini ci sarebbero alcuni video intimi tra Chiara Poggi e Alberto Stasi che, secondo gli investigatori, Sempio avrebbe visto. I filmati sarebbero stati copiati dal computer della vittima su una chiavetta Usb circa un mese prima dell'omicidio, poi cancellati. Un dettaglio che, nella ricostruzione degli inquirenti, assumerebbe un peso decisivo per comprendere il presunto movente. La Procura ritiene infatti che la visione di quei contenuti avrebbe alimentato una sorta di ossessione nei confronti della giovane.

A riemergere sono anche le tre brevi telefonate fatte nei giorni precedenti al delitto all'abitazione dei Poggi. All'epoca Sempio spiegò di aver cercato Marco Poggi senza ricordare che fosse in vacanza in montagna. Una versione che apparve subito poco convincente ma che, secondo quanto emerge oggi, non sarebbe mai stata approfondita realmente nelle prime fasi investigative, concentrate soprattutto sulla posizione di Stasi.

Le nuove indagini si sarebbero rafforzate ulteriormente dopo un'intercettazione ambientale del 14 aprile 2025. In auto, secondo quanto trapelato, Sempio avrebbe parlato proprio di quei video, di una chiavetta e di una conversazione avuta con Chiara Poggi. Gli investigatori attribuiscono particolare importanza a un passaggio in cui l'indagato imitava in falsetto la voce della ragazza ricordando una frase netta: “Con te non ci parlo”, pronunciata prima di interrompere una telefonata.

La Procura colloca ora l'omicidio in una finestra temporale precisa ma ancora doppia. Secondo le ricostruzioni il delitto potrebbe essere avvenuto tra le 9.12 e le 9.58, cioè prima della telefonata fatta da Sempio a un amico, oppure tra le 9.58 e le 11.25, orario in cui ricevette una chiamata dai genitori. Un elemento che mostra come gli inquirenti stiano cercando di ricostruire ogni dettaglio della mattina dell'assassinio attraverso una nuova lettura dei movimenti e delle comunicazioni dell'epoca.

Ieri, convocato in Procura per l'interrogatorio, Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta prevista dal codice e che non equivale a un'ammissione, ma che arriva in un momento estremamente delicato dell'inchiesta. Nel frattempo la nuova perizia citata dagli investigatori parla di dodici colpi inferti con un martello, ricostruendo un'aggressione brutale che, secondo l'accusa, sarebbe maturata dopo il rifiuto di avances sessuali da parte della vittima.

Resta però un dato inevitabile: il caso Garlasco si trova oggi davanti a una svolta che potrebbe riscrivere uno dei processi più discussi degli ultimi vent'anni. Se gli elementi raccolti dalla Procura dovessero reggere al vaglio dibattimentale, la vicenda assumerebbe contorni clamorosi non soltanto sul piano giudiziario ma anche su quello umano e mediatico. Perché significherebbe che, per anni, una delle storie criminali più seguite d'Italia è rimasta sospesa tra verità incomplete, piste trascurate e interrogativi mai davvero chiusi.