Il caso Bondi scuote la comunità ebraica, tra accuse di tentato omicidio e tensioni politiche, con la risposta dell'UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) che finisce nel mirino per le sue contraddizioni.
Due colpi di pistola ad aria compressa esplosi durante la Festa della Liberazione non è solo un fatto di cronaca: è una crepa profonda nel già fragile equilibrio del dibattito pubblico italiano. E quando quella crepa viene coperta con dichiarazioni ambigue, il rischio è che diventi una frattura insanabile.
Il caso di Eitan Bondi, ebreo 21enne accusato di tentato omicidio dopo aver sparato contro due militanti dell'ANPI, non è soltanto un episodio isolato. È il sintomo di un clima che sta degenerando. E la risposta dell'UCEI, anziché chiarire, rischia di confondere e aggravare.
I testi originali
UCEI: "L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane esprime la più netta condanna di ogni forma di violenza da qualunque parte provenga. Il fermo di un ragazzo della Comunità Ebraica di Roma per l'episodio avvenuto nella Capitale il 25 aprile lascia attoniti e sgomenti. Ribadiamo la nostra vicinanza alle vittime dell'aggressione avvenuta a Roma e di tutti coloro che lo scorso 25 aprile in varie città d’Italia hanno subito violenze, ingiurie, minacce. L'UCEI denuncia l'accostamento del nome del presunto responsabile alla Brigata Ebraica. Torniamo a denunciare con forza il clima di violenza e intolleranza che negli ultimi mesi ha preso il posto del dialogo civile e della libertà di espressione. L'UCEI seguirà gli sviluppi dell’indagine confermando la massima fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine, contrastando con determinazione e in ogni sede chi intenda mettere in pericolo la sicurezza degli ebrei in Italia."
ANPI: "Secondo gli investigatori della Digos l’autore della sparatoria del 25 aprile a Roma contro due iscritti all’ANPI è un giovane della comunità ebraica romana che ha detto di far parte della “Brigata ebraica”. Il giovane è stato fermato con l’accusa di tentato omicidio. Non può sfuggire a nessuno l’estrema gravità della vicenda.Da tempo assistiamo a una deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma. In passato più volte dirigenti nazionali ANPI hanno ricevuto minacce e lettere intimidatorie dalla sigla GSE (Gruppo Sionistico Giovanile) e da altre sigle. Le aspre polemiche da parte del signor Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, si iscrivono in questo clima di esasperazione estremistica presente in parte delle Comunità; sappiamo peraltro che al loro interno si è aperto un dibattito critico nei confronti proprio delle posizioni del signor Meghnagi. Ma se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto. Oggi Gad Lerner in un post sui social ha richiesto lo scioglimento di “questi gruppi paramilitari”. È un’affermazione pesantissima. Per questo chiediamo alla magistratura non solo di appurare l’esistenza di eventuali mandanti dell’aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un’inchiesta su tali presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità ebraica romana. Chiediamo altresì al ministro Piantedosi di andare fino in fondo nelle indagini in merito e alla presidente del Consiglio di prendere finalmente posizione sulla vicenda, dopo il suo colpevole e gravissimo silenzio dei giorni scorsi. Nelle comunità vi sono punti di vista diversi e anche contrastanti. Per questo chiediamo alla Comunità di Roma e all’Unione delle Comunità Ebraiche italiane una presa di posizione chiara e ferma in merito, anche pensando al forte legame che nel passato l’ANPI aveva stabilito col rabbino Elio Toaff.L’ANPI nazionale ha sempre avuto un rapporto di dialogo e di confronto, anche su posizioni diverse, con l’UCEI; con questo spirito, per l’estrema gravità dell’accaduto, per superare eventuali incomprensioni e per isolare qualsiasi frangia violenta, chiediamo un incontro urgentissimo alla presidente nazionale dell’UCEI".


