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Vertice NATO ad Ankara, Trump torna all'attacco degli alleati: maxi accordi sulle armi, tensioni su Groenlandia e Iran


Il vertice della NATO in corso ad Ankara si apre sotto il segno della corsa al riarmo, ma anche delle profonde divisioni politiche che continuano ad attraversare l'Alleanza Atlantica.

Da un lato, i leader dei Paesi membri hanno presentato accordi per la difesa del valore di decine di miliardi di dollari, nel tentativo di dimostrare agli Stati Uniti di aver raccolto l'invito ad aumentare gli investimenti militari europei. Dall'altro, il presidente americano Donald Trump ha scelto ancora una volta il palcoscenico della NATO per criticare duramente gli alleati, rilanciare le proprie rivendicazioni sulla Groenlandia e mettere in discussione il futuro dell'impegno militare statunitense in Europa.

L'obiettivo dichiarato del summit era quello di mostrare unità dopo un anno particolarmente difficile per l'Alleanza, durante il quale il conflitto con l'Iran ha evidenziato nuove fratture tra Washington e le capitali europee, aggiungendosi alle tensioni già esistenti sulla guerra in Ucraina e sulla ripartizione delle spese militari.

Trump: "Sono rimasto molto deluso dalla NATO"

Nel corso dell'incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, Donald Trump ha affermato di aver persino valutato l'ipotesi di disertare il vertice, sostenendo di aver deciso di partecipare soltanto grazie ai rapporti personali con il leader turco.

Il presidente americano ha inoltre lasciato aperta la possibilità di ulteriori ritiri delle truppe statunitensi dal continente europeo, riaffermando la propria insoddisfazione nei confronti dell'Alleanza.

"Sono rimasto molto deluso dalla NATO", ha dichiarato Trump, indicando esplicitamente Regno Unito, Francia, Germania e Italia come Paesi che, a suo giudizio, non avrebbero sostenuto adeguatamente gli Stati Uniti durante la guerra contro l'Iran.

Secondo il presidente americano, gli alleati avrebbero rifiutato di partecipare all'operazione militare ancora prima che Washington avanzasse una richiesta formale di supporto.

"Non siamo stati trattati bene", ha affermato Trump, pur precisando di non aver bisogno dell'aiuto degli altri membri della NATO.

Il presidente ha inoltre ricordato l'enorme investimento economico sostenuto dagli Stati Uniti nell'Alleanza, sostenendo che Washington avrebbe speso "migliaia di miliardi di dollari" per garantire la sicurezza collettiva.

Apertura alla Turchia: via le sanzioni e possibile ritorno degli F-35

Se da una parte Trump ha criticato duramente gli alleati europei, dall'altra ha annunciato un'importante apertura nei confronti della Turchia. Washington ha infatti deciso di revocare le sanzioni imposte ad Ankara nel 2020 dopo l'acquisto del sistema missilistico russo S-400.

Il presidente americano ha inoltre dichiarato di essere favorevole alla vendita alla Turchia dei caccia di quinta generazione F-35, prospettando una svolta significativa nei rapporti bilaterali con Erdoğan e la possibile chiusura di una delle dispute più delicate degli ultimi anni tra i due Paesi.


Trump: "Putin e Zelensky vogliono un accordo"

Prima dell'inizio del vertice, Trump ha riferito di aver parlato sia con il presidente russo Vladimir Putin sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Secondo il capo della Casa Bianca, entrambe le parti sarebbero intenzionate a trovare un'intesa per porre fine alla guerra iniziata con l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022.

"Penso che entrambi vogliano raggiungere un accordo. È un peccato che ci sia voluto così tanto tempo. Qualcosa accadrà", ha dichiarato il presidente americano senza fornire ulteriori dettagli sui colloqui.


Rutte: "Serve una rivoluzione dell'industria della difesa"

Sul fronte dell'Alleanza, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha cercato di trasmettere un messaggio di determinazione. Secondo Rutte, negli ultimi anni i Paesi europei hanno aumentato in maniera "straordinaria" la spesa per la difesa, ma ciò non sarebbe ancora sufficiente di fronte al rapido deterioramento dello scenario internazionale.

Durante il forum dedicato all'industria militare, Rutte ha invocato una vera e propria "rivoluzione" produttiva nel settore della difesa, sostenendo che il tempo a disposizione dell'Alleanza sia ormai limitato.

"Non abbiamo il lusso del tempo. Abbiamo bisogno subito delle capacità necessarie per essere pronti. Il rumore dei macchinari deve trasformarsi in un boato", ha affermato. Il riferimento è alla crescente capacità militare della Russia, ma anche alle minacce rappresentate da Cina, Corea del Nord e Iran.


Accordi per oltre 50 miliardi di dollari

Il summit è stato accompagnato dall'annuncio di una serie di importanti intese industriali e militari. Secondo fonti dell'Alleanza, il valore complessivo degli accordi supera i 50 miliardi di dollari. Tra le principali operazioni figurano l'acquisto, da parte di diversi Paesi europei, di droni da sorveglianza prodotti dall'azienda americana Northrop Grumman e l'acquisizione, da parte della NATO, di nuovi velivoli realizzati dal gruppo svedese Saab.

La notizia ha avuto effetti immediati anche sui mercati finanziari. Le azioni Saab hanno registrato un forte rialzo, arrivando a guadagnare oltre il 5%, mentre Morgan Stanley ha migliorato il giudizio sul titolo, ritenendo che il riarmo europeo possa tradursi in una crescita significativa degli ordinativi.


Il nodo dell'industria militare europea

Il vertice ha riportato al centro anche le difficoltà strutturali dell'industria della difesa europea. Da anni il settore viene criticato per l'eccessiva frammentazione tra i diversi Stati membri, la presenza di numerose procedure burocratiche e la competizione interna tra aziende nazionali.

Questi elementi hanno contribuito a mantenere una forte dipendenza dell'Europa dalle forniture militari statunitensi. A rendere ancora più complesso l'aumento delle spese per la difesa contribuiscono inoltre la debole crescita economica di molti Paesi europei e la necessità di continuare a finanziare sistemi di welfare molto estesi.


Groenlandia, Trump rilancia la sfida alla Danimarca

Tra i temi più controversi affrontati dal presidente americano è tornata anche la Groenlandia. Trump ha ribadito che il territorio dovrebbe essere controllato dagli Stati Uniti e non dalla Danimarca.

"Quell'isola dovrebbe essere sotto il controllo degli Stati Uniti, non della Danimarca", ha dichiarato. Secondo Trump, proprio la questione della Groenlandia avrebbe contribuito a deteriorare i rapporti con la NATO. "La Groenlandia non aiuta la Danimarca. Copenaghen non spende abbastanza per quel territorio, mentre per gli Stati Uniti rappresenta un'area strategica", ha sostenuto.

La replica è arrivata direttamente dalla prima ministra danese Mette Frederiksen, che davanti ai leader dell'Alleanza ha ribadito come la sovranità della Danimarca debba essere pienamente rispettata e che la Groenlandia non sia in vendita.

Europa e Stati Uniti ancora divisi sull'Iran

Le tensioni tra Washington e gli alleati europei si sono ulteriormente aggravate dopo gli attacchi americani contro l'Iran. I governi europei sostengono di aver rispettato gli impegni assunti consentendo agli Stati Uniti di utilizzare basi militari e spazi aerei, pur non essendo stati coinvolti nelle decisioni che hanno portato all'intervento militare.

Una guerra che, secondo i governi europei, ha avuto pesanti ripercussioni economiche e politiche sull'intero continente.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno già annunciato una riduzione della propria presenza militare in Europa e avviato una revisione complessiva, della durata di sei mesi, del dispositivo militare americano sul continente.

L'Ucraina resta al centro del summit

Parallelamente alle tensioni interne all'Alleanza, resta aperto il dossier ucraino. I leader NATO sono chiamati a ribadire il sostegno a Kiev, mentre Volodymyr Zelensky continua a chiedere con urgenza nuovi sistemi di difesa aerea. La richiesta arriva in un momento particolarmente delicato.

Lunedì la Russia ha lanciato un massiccio attacco con missili e droni contro la regione di Kiev, provocando almeno 28 vittime e mettendo nuovamente in evidenza la crescente carenza di intercettori per i sistemi di difesa aerea di fabbricazione statunitense in dotazione alle forze ucraine.

Il vertice di Ankara conferma così come la NATO stia attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato cresce la spesa militare e accelera il riarmo europeo; dall'altro permangono forti divergenze strategiche tra Washington e gli alleati su Iran, Groenlandia, Ucraina e sul futuro stesso dell'impegno americano nella sicurezza del continente. Una doppia dinamica che rende evidente come, dietro la facciata dell'unità, l'Alleanza continui a confrontarsi con tensioni politiche destinate a influenzarne il futuro.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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