Esteri

Epstein files: polemiche su Pam Bondi per il rilascio “a goccia” e i documenti oscurati. I democratici valutano l'impeachment

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha pubblicato una prima tranche di documenti legati all'indagine su Jeffrey Epstein, ma la diffusione parziale e le decine di pagine oscurate del materiale ha scatenato una tempesta politica a Washington. Al centro delle critiche c'è la Procuratrice generale Pam Bondi, accusata di aver reso pubblico solo circa l'1% dell'archivio complessivo – stimato in 300 gigabyte – nonostante una legge approvata dal Congresso imponesse la pubblicazione integrale dei file entro una scadenza precisa, fissata per venerdì.

“Hanno violato la legge”: la reazione dei Democratici
Tra i più duri c'è Ro Khanna, deputato democratico e co-autore del provvedimento che ha costretto l'amministrazione a rendere pubblici i documenti, l'Epstein Files Transparency Act, presentato insieme al repubblicano Thomas Massie. In un'intervista a CNN, Khanna ha dichiarato che lui e Massie stanno preparando una proposta di impeachment contro Bondi: “Non abbiamo ancora deciso se presentarla, ma ne stiamo efefttuando la stesura”.

Khanna sostiene che il problema non sia più soltanto lo scontro con l'opposizione: la modalità del rilascio starebbe irritando anche una parte della base repubblicana e dei sostenitori di Donald Trump, “arrabbiati con lei” per l'apparente mancanza di trasparenza. Il deputato precisa di non pretendere la pubblicazione “tutta in una volta”, ma giudica insufficiente quanto reso disponibile finora: “Se rispettano lo spirito della legge, per me va bene. Ma questo non lo rispettava in alcun modo”.

Sulla stessa linea Suhas Subramanyam, deputato democratico nella commissione House Oversight, secondo cui il DOJ avrebbe dovuto pubblicare tutti i file entro la scadenza, mentre ne ha pubblicati solo una piccola parte, per di più in gran parte oscurati. E l'impressione, aggiunge, è che ciò che è stato diffuso sia stato fatto con l'intento di “proteggere alcune figure politiche” [Trump] e screditarne altre considerate nemiche [Clinton], mentre molti documenti “erano già accessibili pubblicamente” e altro materiale sembrerebbe “mancare”.

Le pagine annerite e il nodo delle redazioni
Dopo la prima pubblicazione di ieri, il Dipartimento di Giustizia ha diffuso sabato un'ulteriore serie di documenti che, secondo una verifica di CBS, almeno 550 pagine sarebbero state coperte interamente da rettangoli neri, rendendone impossibile la lettura. Tra queste, anche un documento di 100 pagine completamente oscurate: non è chiaro cosa contenga né perché sia stato necessario coprirlo integralmente.

Il DOJ sostiene che le redazioni servano a proteggere le vittime. E in effetti la legge consente di oscurare informazioni in grado di rivelarne l'identità o dettagli sensibili, così come elementi legati a indagini ancora attive. Tuttavia, i critici sottolineano un punto cruciale: le autorità sarebbero tenute anche a spiegare le motivazioni delle redazioni – chiarimenti che, al momento, non risulterebbero forniti. È proprio questo, per i Democratici, il cuore del presunto mancato rispetto della “legge sulla trasparenza”.

I “nomi famosi” e la cautela necessaria
La prima tranche include foto, video e documenti investigativi che contengono riferimenti a personaggi noti. Tra i nomi citati compaiono l'ex presidente Bill Clinton, Andrew Mountbatten-Windsor e musicisti come Mick Jagger e Michael Jackson. Ma c'è una precisazione essenziale: essere nominati o comparire in foto non è di per sé un'indicazione di illecito. Molti di coloro che in passato sono stati menzionati in materiali collegati a Epstein hanno respinto qualsiasi addebito.

Anche la presenza di immagini con celebrità non chiarisce automaticamente il tipo di relazione con Epstein. Alcune foto, viene osservato, potrebbero provenire da eventi o contesti in cui non è certo che Epstein avesse legami diretti con tutti i soggetti ritratti o che fosse lui stesso l'autore del materiale.

Il presidente Trump citato in un episodio: nessuna accusa contro di lui nel documento
Tra i documenti rilasciati compare anche un riferimento a Donald Trump. Atti giudiziari riportano che Epstein avrebbe presentato Trump a una ragazza di 14 anni nel resort di Mar-a-Lago, in Florida, negli anni Novanta. Nel documento, Epstein avrebbe “dato di gomito” a Trump e, in modo “giocoso”, avrebbe fatto un commento riferendosi alla ragazza. La giovane avrebbe provato disagio ma, si legge, “all'epoca era troppo giovane per capire perché”.

Questi dettagli emergono da una causa depositata nel 2020 contro l'eredità di Epstein e Ghislaine Maxwell. Un elemento importante: nel testo, la vittima non muove accuse contro Trump. Trump ha in passato dichiarato di essere stato amico di Epstein per anni, sostenendo poi che il rapporto si sarebbe interrotto intorno al 2004, prima del primo arresto di Epstein. Il presidente ha sempre negato qualsiasi condotta illecita in relazione a Epstein.

Il tema, inevitabilmente, è diventato anche terreno di scontro comunicativo: l'account X “Trump War Room” avrebbe rilanciato foto di Clinton dopo la pubblicazione, e la portavoce di Trump avrebbe ripubblicato immagini simili con un commento ironico. In altre parole, mentre una parte dell'opinione pubblica chiede chiarezza, repubblicani e democratici selezionano elementi utili alla propria narrazione.

“Centinaia di migliaia di pagine” ancora in revisione
Sul fronte istituzionale, la linea del DOJ è che la pubblicazione richiede tempo. Il vice procuratore generale Todd Blanche ha dichiarato che diverse centinaia di migliaia di pagine sono ancora in fase di revisione prima di poter essere rese pubbliche. In un'intervista televisiva, Blanche ha sostenuto che ogni pagina viene controllata con attenzione per garantire che l'identità e la storia delle vittime siano protette, definendo il lavoro di riscontro inevitabilmente lento.

Il problema politico, però, è doppio: la scadenza fissata dalla legge e l'incertezza sui tempi di pubblicazione del resto del materiale. Subramanyam ha detto apertamente di non fidarsi: “Francamente, non ci fidiamo”, aggiungendo il timore che non vengano rilasciati altri file.

Una frattura bipartisan che può crescere
La vicenda sta creando una spaccatura che non segue perfettamente le linee tradizionali: oltre ai Democratici, anche alcuni Repubblicani mostrano insofferenza, soprattutto quelli che hanno sostenuto la legge sulla trasparenza. Khanna e Massie, in particolare, hanno forzato il voto in Congresso sul provvedimento, sfidando l'invito iniziale di Trump a non appoggiarlo.

Ora la minaccia di impeachment contro Pam Bondi – pur non ancora formalizzata come passo definitivo – rappresenta un segnale politico forte: il Congresso potrebbe tentare di trasformare la questione da semplice polemica mediatica a conflitto istituzionale sul rispetto della legge e sul potere di controllo parlamentare.

Con “centinaia di migliaia” di pagine ancora da pubblicare e un Congresso che alza il livello dello scontro, la prossima fase sarà decisiva: se il Dipartimento di Giustizia accelererà e chiarirà il criterio del rilascio dei documenti, la crisi potrebbe rientrare. In caso contrario, la vicenda rischia di diventare uno dei fronti politici più esplosivi, con conseguenze dirette sulla leadership del DOJ e sulla credibilità delle istituzioni chiamate a garantire verità e giustizia... oltre che sullo stesso Trump.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
ha ricevuto 375 voti
Commenta Inserisci Notizia