Il 30 dicembre 2025, il Parlamento vara la Manovra 2026 da 22,3 miliardi senza scostamento di bilancio. Il Premier Giorgia Meloni commenta: "il Parlamento ha approvato la Legge di Bilancio 2026. È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità. Abbiamo lavorato per rendere strutturali misure già avviate e per rafforzare quelle che incidono realmente sulla vita quotidiana degli italiani, mantenendo fede agli impegni assunti. Un altro passo avanti per dare certezze alla Nazione e continuare a costruire un’Italia più solida, competitiva e capace di guardare al futuro con fiducia".
Il segretario del Pd Elly Schlein contro-commenta: "è una manovra di promesse tradite, che non si occupa dei veri bisogni primari degli italiani, sbagliata, di austerità, che prevede la crescita a zero e taglia su scuola, sanità, ricerca e trasporti, mentre aumenta le risorse sulle armi e aiuta i più ricchi". In piena sintonia con Elly Schlein i commenti degli altri esponenti dell’opposizione: è una manovra fatta di tagli, di austerità e di tanta nuova spesa militare, mentre servivano risorse per aumentare gli stipendi e garantire il diritto alla salute e all'istruzione pubblica per i cittadini.
Il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti spiega: per la difesa e le armi "non abbiamo tolto un euro in questa legge di bilancio alla spesa sociale. Il dibattito sulla spesa per la difesa ci sarà dalla prossima primavera quando e se usciremo della procedura di infrazione. Se l'Italia esce dalla procedura di infrazione, andando sotto al 3% e non è affatto scontato che questo avvenga, ma è naturalmente il mio auspicio, allora valuteremo se chiedere la deroga per l'aumento per le spese per la difesa, in modo da non toccare in alcun modo le spese destinate a sanità, a scuola, istruzione e quant'altro”.
Il Governo Meloni è riuscito a cambiare gli schemi del gioco con i numeri! Il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti conferma inaugurando l’anno 2026 (2 gennaio) con un Comunicato Mef: “la legge di bilancio 2026-2028 prevede un intervento di circa 22 miliardi. Nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, questa manovra non comporta un aumento del disavanzo e si inserisce nel solco di una gestione responsabile e sostenibile dei conti pubblici, confermando il percorso di risanamento avviato. La legge di bilancio pone al centro i redditi più bassi, riduce le tasse per famiglie, lavoro dipendente e ceto medio, affiancando a queste priorità interventi mirati a sostegno delle imprese. Nel complesso, rafforza il potere d’acquisto, potenzia la sanità e favorisce la competitività del sistema produttivo”. Ed il 12 gennaio festeggia lo spread a 62,8 punti che premia il nuovo schema di gioco con i numeri: “ciò è stato possibile grazie ai segnali di una crescita economica stabile e all'attenzione del governo al contenimento del debito e al rispetto delle regole di bilancio europee. Tutti fattori visti positivamente dai mercati e dalle agenzie di rating che hanno premiato la traiettoria di crescita e consolidamento fiscale del Paese”.
9 gennaio 2026: il Premier Giorgia Meloni, in Conferenza stampa con i giornalisti, celebra l’indiscutibile successo dei primi 3 anni di Governo (“dimostrare che in questa Nazione si poteva aprire una stagione politica, una stagione di stabilità, una stagione di credibilità, una stagione di autorevolezza completamente nuova”) e la stabilità del Governo (“siamo il Governo più solido perché abbiamo la maggioranza più solida e vale la pena di ricordare che questa maggioranza opera in un tempo nel quale noi siamo chiamati a prendere decisioni, come posso dire, epocali e di fronte a quelle decisioni io conosco molte maggioranze, anzi ho conosciuto molte maggioranze che si sarebbero frantumate”) ed indica, a parte l’intervento sulla Magistratura (sarà il referendum del 22-23 marzo a stabilirne la prosecuzione) e la legge elettorale (è un problema del Parlamento), come il Governo risolverà i problemi segnalati con le specifiche domande.
Alle domande di Alberto Ciapparoni (RTL 102.5) e di Sebastiano Sterpa (Tg5 Mediaset) sui cosiddetti “maranza” e sulle gang giovanili risponde: “abbiamo lavorato molto, abbiamo dato risposta ad alcuni dei reati che impattano di più sulla quotidianità delle persone - tra cui ricorderete il tema dell'occupazione abusiva, le truffe agli anziani, l'accattonaggio, la violenza contro le Forze dell'Ordine, i borseggi, il blocco delle strade e delle ferrovie ed anche mafia. Poi c'è tutto il lavoro che abbiamo fatto su Caivano e le “altre Caivano” per combattere le zone franche, abbiamo potenziato “Strade sicure”, “Stazioni sicure”. Chiaramente, questi provvedimenti non bastano perché il fenomeno delle gang giovanili, il fenomeno dei cosiddetti “maranza” continua chiaramente a imperversare. Quindi sì, stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema”.
A Lanfranco Palazzolo (Radio Radicale): che richiama l’attenzione sulla drammatica situazione che vivono i nostri istituti penitenziari risponde: “credo che un governo serio debba affrontare il problema per quello che è: non ci sono abbastanza posti nelle carceri. E quindi il Governo sta facendo un piano per arrivare a coprire la carenza di posti che oggi c'è nelle nostre carceri. Undicimila nuovi posti, è il nostro obiettivo, da qui alla fine del 2027”. A Marco Iasevoli (Avvenire) ed Augusto Cantelmi (TV 2000) che interrogano sulla denatalità risponde: “questa è una priorità per il Governo, lo è sempre stata, lo dimostra anche il fatto che abbiamo dedicato un Ministero ad hoc ed anche il fatto che il tema della natalità è sempre stato una delle quattro questioni principali alle quali ci siamo dedicati in ogni Legge di Bilancio, aggiungendo ogni anno qualcosa. Chiaramente c'è bisogno di un welfare adeguato ed è quello che noi abbiamo fatto con i congedi parentali, con i bonus sugli asili nido, con la decontribuzione delle mamme. Ma non basta neanche sul piano economico e quindi diciamo man mano che ci sono risorse a disposizione l’unica certezza è che rimarrà una nostra priorità”.
A Federica Olivo (Huffington Post) che sollecita una legge sul fine vita, risponde: “io penso che il compito dello Stato e delle istituzioni non sia favorire percorsi per suicidarsi, ma cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari. E questo è il lavoro che fa il Governo - che noi abbiamo fatto con l'aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa Legge di bilancio, con l'aumento delle risorse per l'assistenza domiciliare ed è quello che il Governo fa con il prossimo Ddl sui caregiver familiari”. Evidentemente Istituzioni e Politici sono così abituati a risolvere i problemi indebitandosi (non potendosi indebitare non possono dare sempre più soldi e sempre più persone da stipendiare) da non accorgersi che lo schema di gioco dell’impresa Stato è inceppato (soldi-assunzioni-bonus non bastano). Il Premier Meloni può solo promettere di destinare le risorse disponibili alla soluzione dei problemi.

Il Governo, il 12 gennaio 2026, dimostra che gli impegni del Premier Giorgia Meloni non sono chiacchiere cantierando “il riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” (intervento riformatore dell’assistenza alle disabilità) e l’indispensabile complementare “riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale-ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale”.
Il Comunicato stampa del Cdm 155 spiega. Con riferimento alle disabilità: “il provvedimento punta a garantire dignità e tutele a una figura essenziale per la coesione sociale, prevenendo il rischio di isolamento e supportando i nuclei familiari, specialmente quelli in condizioni di maggiore fragilità. Viene istituito un contributo economico nazionale erogato dall’INPS, fino a un massimo di 400 euro mensili. Tale beneficio è destinato prioritariamente a chi presta assistenza a persone con disabilità gravissima e versa in condizioni di disagio economico, con un reddito ISEE inferiore a 3.000 euro annui. Sono previste disposizioni di raccordo tra le tutele previste a livello statale e quelle previste a livello territoriale”.
Con riferimento al Ssn: “il disegno di legge valorizza l’assistenza territoriale, rafforzandone l’integrazione con l’assistenza ospedaliera, al fine di rispondere in modo più efficace ai bisogni assistenziali complessi e multidisciplinari della popolazione e di accrescere la resilienza complessiva dell’SSN”. Cioè, per il Governo Meloni (non può più indebitarsi perché ha cambiato gli schemi del gioco con i numeri e non si è ancora accorto che lo schema di gioco dell’impresa Stato è inceppato) è intervento riformatore dell’assistenza alle disabilità se in una cittadina-in un paese senza presidio sanitario (e sono tanti) un contribuente con disabilità gravissima (e con reddito di meno di 10 euro al giorno) riceve dall’Inps circa 14 euro al giorno per farsi assistere (ovviamente da persona non necessariamente qualificata) e se, quando malauguratamente ha necessità di assistenza qualificata (è persona con disabilità gravissima), può richiedere l’ambulanza (se disponibile) o l’elicottero (se le condizioni metereologiche lo consentono) per raccordarsi con il Ssn nell’attesa che venga riorganizzato il Ssn che, ovviamente, sarà riorganizzato solo quando saranno trovate le risorse per riorganizzarlo.

Il Premier Giorgia Meloni non ha evidentemente avuto tempo per sfogliare il Pnrr inviato a Bruxelles il 5 maggio 2021 che riforma gli schemi di gioco dell’impresa Stato e li ricostruisce dal basso (servizi territoriali previsti dalle Missioni 4-istruzione, 5-inclusione e coesione, 6-salute), innova il circuito amministrativo ed informativo (Missione 1-digitalizzazione e innovazione Pa) ed attrezza la struttura operativa decentrata per adempiere ai nuovi compiti assegnati (Servizio civile universale e Servizio civile digitale). I Comuni (singoli o associati in distretti) e le zone-i municipi delle città metropolitane diventano lo Stato a diretto contatto con i cittadini e sono impegnati a migliorare la qualità-le condizioni di vita dei residenti fornendo-sviluppando (e gestendo) i servizi territoriali di base (le strutture di comunità-di prossimità, ricettive e di servizio) avvalendosi del presidio di Servizio civile universale e di Servizio civile digitale.
Il Servizio civile (e digitale) universale diventa la benna che rimuove gli schemi di gioco dall’alto verso il basso e li ricostruisce dal basso verso l’alto. Il Pnrr recita che “gli obiettivi specifici sono: disporre di un numero più elevato di giovani che, attraverso il Servizio Civile, compiano un percorso di apprendimento non formale, attraverso il quale accrescano le proprie conoscenze e competenze e siano meglio orientati rispetto allo sviluppo della propria vita professionale; diffondere il valore e l’esperienza della cittadinanza attiva dei giovani come strumento di inclusione e coesione sociale; promuovere, attraverso i progetti in cui operano i volontari, interventi di valenza sociale più efficaci sui territori, anche intercettando la dimensione della transizione al verde e al digitale; realizzare i servizi a favore delle comunità per rendere il Paese più resiliente, ma anche per attenuare l’impatto sociale ed economico della crisi”. I programmi nei quali saranno impegnati i giovani interessano tutti i settori che caratterizzano il servizio civile: assistenza; protezione civile; patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; patrimonio storico, artistico e culturale; educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, dello sport, del turismo sostenibile e sociale; agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità …..”.
Nel 2026 la “messa a terra del Pnrr” non ha ancora colpito i cittadini contribuenti residenti nel 71% dei Comuni-meno di 5.000 abitanti (pagano servizi non disponibili in loco) e non l’ha migliorata sostanzialmente nel 29,4% dei Comuni-più di 5.000 e meno di 100.000 abitanti (pagano servizi solo parzialmente disponibili) e nelle periferie dello 0,6% dei Comuni (le Metropoli)-più di 100.000 abitanti (pagano servizi disponibili ma di problematico o impossibile utilizzo) perché non ha ancora smontato l’assetto logistico della Pa per rimontarlo a diretto contatto con i cittadini (cioè dove veramente serve e si può spostare sfruttando la tecnologia per innovare i processi operativi e per evitare che i nuovi compiti decentrati comportino futuri costi strutturali insostenibili).
Il Premier Giorgia Meloni utilizzerà i fondi Pnrr inutilizzati per ingaggiare il pilota della benna che rimuove la struttura dall’alto in basso-high cost (non riesce mai ad arrivare all’ultimo miglio e costa troppo) e la rimpiazza con la struttura low cost che parte dal basso (dall’ultimo miglio), risolve i problemi dei cittadini e segnala al vertice della piramide chi non sa fare quello per cui è stipendiato?

