Oggi, nel suo tradizionale discorso di inizio anno davanti alla stampa parlamentare, Giorgia Meloni ha cercato di raccontare un governo solido e proiettato verso il futuro, ma lo sguardo critico di osservatori e molte delle scelte operative della sua maggioranza mettono in evidenza un quadro meno lineare e pieno di tensioni interne, in particolare tra la visione pragmatica di Fratelli d’Italia e l’approccio sempre più populista e a tratti contraddittorio della Lega di Matteo Salvini.

Nel discorso odierno la premier ha ribadito l’impegno italiano nel contesto internazionale, sottolineando la necessità di una maggiore presenza dell’Europa nel dialogo con la Russia sul conflitto ucraino e respingendo l’idea di un coinvolgimento diretto di truppe italiane, pur riaffermando l’importanza della deterrenza e del sostegno all’Ucraina nel quadro della Nato.  
Tuttavia, dietro i toni ufficiali si celano frizioni reali: tra Meloni e i suoi alleati di governo si è spesso consumata una battaglia interna sulla spesa per la difesa e gli aiuti militari a Kiev, con la Lega che alcuni accusano addirittura di "putinismo", dato che ha sempre messo paletti agli aiuti, costringendo l’esecutivo a compromessi parlamentari dopo duri dibattiti.

Un altro terreno di scontro è quello dei grandi progetti d’infrastruttura, in particolare il Ponte sullo Stretto di Messina, simbolo per anni dell’ambizione riformista del centrodestra. Pur avendo ottenuto approvazioni formali e stanziamenti iniziali, il progetto ha accumulato ritardi, revisioni di spesa e critiche per la sua sostenibilità finanziaria, richiami di legittimità, tanto da vedere parti delle risorse parzialmente riallocate in altre misure e sollevare dubbi anche all’interno della maggioranza sulla sua reale attuabilità.
Un flop tutto salviniano che ricade, però, sul Governo Meloni.

Sul fronte interno ed internazionale, la differenza di vedute tra Meloni e Salvini si è messa in mostra innanzitutto sul tema della cannabis e della sua regolamentazione, in cui la posizione imposta da Salvini ci ha portato da una posizione di divieto tipica delle nazioni cattoliche europee ad una legislazione che vieta ugualmente la "light" - priva di stupefacenti - e soprattutto la "medica", viste le pesanti limitazioni introdotte dal codice della strada.
Un approccio decisamente mal concepito, se il  Massimario della Corte di Cassazione ha subito posto rilievi critici,  il Consiglio di Stato — la più alta giurisdizione amministrativa italiana — ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) questioni pregiudiziali sulla compatibilità della normativa italiana con il diritto europeo e la Relazione n. 33/2025 della Corte suprema ha indicato possibili profili di incostituzionalità e di contrasto con il diritto europeo, sollevando dubbi sul principio di proporzionalità, sulla compatibilità con la libera circolazione delle merci nell’UE e, addirittura,  sulla chiarezza del testo. Il tutto, mentre la magistratura giudicante sta inviando casi su casi alla Corte Costituzionale, piuttosto che sentenziare.
Un corto circuito tutto salviniano che ricade, però, sul Governo Meloni, generando un ulteriore quanto inopportuno punto di attrito tra destra forcaiola e magistratura.

A proposito di attriti tra populismi e stato di diritto, c'è quello relativo alla creazione di un centro di detenzione italiano in territorio albanese, un'idea partorita frettolosamente dallo staff di FdI alla Presidenza del Consiglio, per il quale la Lega  non ha espresso particolare appoggio, nonostante si sia sempre dichiarata fortemente favorevole a ogni iniziativa che possa “fermare gli sbarchi irregolari e rafforzare il controllo delle frontiere”.

Sul fronte normativo più ampio, importanti riforme civili come la revisione del codice condominiale e nuove semplificazioni per la casa languono da tempo 'grazie' all'opposizione a muso duro della Lega che evidentemente non è capace di tradurre la retorica in decisioni efficaci.
Infatti, lo stesso Salvini in prima persona si è messo di traverso all’interno della maggioranza, bocciando il disegno di legge presentato da Fratelli d’Italia e chiedendo modifiche sostanziali al testo.

Incapacità che riscontriamo anche e innanzitutto per le pensioni, che dopo tante roboanti promesse sono finite nel dimenticatoio. Infatti, il pacchetto di modifiche sul sistema pensionistico — che comprendeva norme sul TFR — è stato oggetto di caos parlamentare e tensioni nella maggioranza.
La Lega, secondo le cronache, ha richiesto e imposto modifiche al testo originario al punto che tali norme sono state alla fine stralciate o riviste, facendo slittare o rendere incerta l’introduzione di qualsiasi disposizione organica sul TFR nella legge di bilancio, che avrebbe sbloccato gli esodi.

La riforma della disabilità, da anni invocata dai cittadini e un anno fa annunciata "in quota Lega", rischia di rimanere uno di quegli impegni mai portati a compimento, dato che - molto ingenuamente - si credeva che dovesse essere riformata solo l'Inps e non anche il SSN e il Sociale ...
Dunque, non avendo coinvolto fin da principio i Ministeri competenti per criteri, codificazioni e servizi, adesso la riforma è, sospesa tra sperimentazioni lente, proroghe burocratiche e rinvii. Sembra che slitti a pieno regime almeno al 2027, con i bisogni reali dei disabili ancora confinati nell’incertezza, dato che la vecchia legge 104 è abrogata dall'attuale legge 104 che però è una incompiuta. 
Più flop di così, è difficile a trovarsi.

In questo contesto, il differente approccio e il diverso spessore tra Fratelli d’Italia e la Lega emerge non solo su singoli provvedimenti ma anche sulle priorità strategiche per l’Italia nel suo complesso: mentre FdI tende a enfatizzare l’integrazione europea, l’equilibrio fiscale e relazioni internazionali stabili, la Lega insiste su una visione più sovranista, populista e spesso contraria a impegni internazionali, quasi quasi come se fossimo al bar dello sport.

Nel complesso, il discorso di Meloni ha provato a raccontare un governo compatto e propositivo, ma molte contraddizioni e insuccessi operativi emersi nel corso della legislatura restano legati alla contraddittorietà della Lega e all'estremismo della destra di FdI che sta con un piede in due staffe, segnando un bilancio politico finora più complicato e meno lineare di quanto i toni ufficiali suggeriscano.