La sanità italiana è a un bivio. Aumentano le risorse pubbliche, ma restano irrisolte alcune delle criticità più profonde del sistema: carenza di personale, invecchiamento di medici e infermieri, disuguaglianze territoriali e tempi d’attesa che spingono milioni di cittadini a rinunciare alle cure. È questo il quadro emerso dall’audizione del presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, sul disegno di legge di bilancio 2026.

Spesa sanitaria in crescita, ma non basta
Nel 2024 la spesa sanitaria totale ha raggiunto 185,1 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2023. Di questi:

  • 137,5 miliardi (74,3%) sono coperti dal settore pubblico;
  • 41,3 miliardi (22,3%) provengono direttamente dalle famiglie;
  • il resto, 6,4 miliardi, da assicurazioni e fondi sanitari integrativi.

Negli ultimi cinque anni (2019-2024) la spesa pubblica è cresciuta in media del 3,8% l’anno, più della spesa privata (+2,2%). In forte aumento anche le coperture assicurative e le prestazioni delle istituzioni private senza scopo di lucro.

Personale sanitario: molti over 60, pochi giovani
Il vero tallone d’Achille è la forza lavoro del Servizio sanitario nazionale. L’Italia detiene la quota più alta di medici anziani in Europa: il 44,2% ha oltre 55 anni, e più di uno su cinque supera i 65.

I medici attivi sono circa 320.000, equivalenti a 5,3 ogni mille abitanti. Ma i medici di medicina generale – figura chiave nell’assistenza territoriale – sono in calo: 37.983 nel 2023, e il 60% ha più di 60 anni.

Situazione non migliore tra gli infermieri:

  • 405.000 in servizio, pari a 6,9 per mille abitanti, contro gli 8,3 della media UE;
  • rapporto infermieri/medici = 1,3, quasi la metà di quello OCSE (2,5);
  • un quarto ha più di 55 anni, un terzo è tra i 45 e i 54.


Accesso alle cure: rinunce in aumento
Le difficoltà dei cittadini ad accedere ai servizi sanitari stanno crescendo. Nel 2024 5,8 milioni di persone, quasi il 10% degli italiani, hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici. Nel 2023 erano 4,5 milioni.

La causa principale sono le liste d’attesa (6,8%), seguite da problemi economici o logistici. Le rinunce colpiscono soprattutto donne, anziani e famiglie a basso reddito, ma il fenomeno è ormai uniforme su tutto il territorio: rispetto al 2-3% del 2019, tutte le regioni superano oggi il 6-7%.

Alzheimer e demenze: un’emergenza crescente
Un focus del rapporto Istat è dedicato all’Alzheimer e alle altre demenze:

  • nel 2024 ne soffre il 4,7% degli over 65 che vivono in famiglia;
  • tra le donne la prevalenza sale al 6,2%, contro il 2,8% degli uomini;
  • nel 2022 queste patologie hanno causato 37.127 decessi, pari al 5% della mortalità totale, in costante aumento da dieci anni.

Le aree più colpite sono Centro e Sud, dove l’assistenza familiare supplisce alla carenza di strutture specializzate.

La sfida del futuro
Il disegno di legge di bilancio 2026 prevede nuovi fondi per il Servizio sanitario nazionale e incentivi per il personale. Ma l’Istat è chiaro: i soldi da soli non risolvono il problema. Senza un forte piano di assunzioni, rinnovo generazionale e riduzione delle disuguaglianze territoriali, l’equità di accesso alle cure resterà un obiettivo mancato.

L’Italia è davanti a una scelta: investire per rigenerare il sistema o continuare a gestire l’emergenza.