C'è un dato che emerge con forza dall'ultima indagine dell'Istat sugli aiuti dati e ricevuti e sulle reti di solidarietà relativa al 2024: in Italia cresce in modo significativo il ricorso agli aiuti informali tra parenti, amici, vicini e conoscenti. Una fotografia che racconta un Paese nel quale le reti familiari e sociali diventano sempre più indispensabili per affrontare bisogni quotidiani, dall'assistenza agli anziani fino al sostegno economico, passando per la cura dei bambini, l'accompagnamento, le attività domestiche e perfino l'aiuto nello svolgimento delle pratiche burocratiche.
E viene inevitabile porsi una domanda. Se davvero l'Italia rappresenta quel "Paese delle meraviglie" spesso descritto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dove l'economia cresce, il lavoro aumenta, il welfare funziona e tutto procede nella direzione migliore possibile, come si spiega un'espansione così marcata della solidarietà privata? Perché milioni di cittadini sentono il bisogno di sostituirsi sempre più spesso ai servizi che, almeno in parte, dovrebbero essere garantiti dalla collettività?
Naturalmente i dati Istat non consentono di attribuire automaticamente questo fenomeno esclusivamente a una riduzione dei servizi pubblici o a un peggioramento delle
condizioni economiche. L'aumento degli aiuti informali dipende infatti da molteplici fattori, tra cui il forte invecchiamento della popolazione, l'allungamento della vita media e i profondi cambiamenti demografici che hanno trasformato la struttura delle famiglie italiane. Tuttavia il quadro complessivo mostra chiaramente come una quota crescente di bisogni trovi risposta soprattutto all'interno delle reti familiari e di vicinato.
Oltre un italiano su tre presta aiuto a chi non vive con lui
Nel 2024 il 36,2% delle persone di almeno 18 anni presta gratuitamente almeno una forma di aiuto a persone non conviventi. Si tratta di circa 18 milioni di italiani, contro gli oltre 10,5 milioni registrati nel 1998.
Anche eliminando dal confronto gli aiuti digitali e quelli relativi alla consegna di cibo, vestiario o altri beni — che nel 1998 non erano rilevati dall'indagine — la crescita rimane comunque molto consistente: la quota passa dal 22,8% al 32,4% della popolazione adulta.
Non aumenta soltanto il numero delle persone disponibili ad aiutare, ma cresce anche il numero medio degli aiuti prestati, che passa da 1,7 a 1,9 interventi per ciascun individuo.
La compagnia è la forma di aiuto più diffusa
La forma di sostegno più frequente riguarda la compagnia, l'accompagnamento e l'ospitalità, forniti dal 29,8% delle persone che aiutano. Segue il supporto digitale, ormai diventato parte integrante della vita quotidiana, che coinvolge il 23,8% degli intervistati.
Ogni persona che presta aiuto sostiene mediamente 1,3 destinatari, rivolgendosi soprattutto ai familiari più stretti: nel 18,9% dei casi l'aiuto è destinato alla madre, mentre nel 9,8% riguarda il padre.
Il dato conferma come siano proprio i nuclei familiari a rappresentare ancora oggi il principale ammortizzatore sociale del Paese.
La solidarietà nasce soprattutto in famiglia
L'Istat evidenzia inoltre che quasi due persone su tre (65,4%) prestano aiuto completamente in autonomia. Il 24,1% condivide invece questa attività con altri familiari o conoscenti, mentre soltanto l'8,2% opera nell'ambito di associazioni di volontariato organizzato.
La fotografia restituisce dunque un modello di solidarietà fortemente familiare e spontaneo, più che strutturato attraverso organizzazioni del Terzo settore.
Un adulto su quattro è caregiver
Particolarmente significativo è il dato relativo ai caregiver, cioè alle persone che prestano attività di cura nei confronti di conviventi oppure di persone che vivono altrove. Nel 2024 rappresentano il 24,9% degli italiani maggiorenni: praticamente un adulto su quattro.
Un numero enorme che descrive quanta parte dell'assistenza quotidiana venga sostenuta direttamente dalle famiglie.
Cinque milioni di famiglie ricevono aiuti
Parallelamente cresce anche il numero delle famiglie che ricevono sostegno. Nel 2024 il 18,6% delle famiglie italiane beneficia di almeno una forma di aiuto informale da parte di persone non conviventi. Tradotto in valori assoluti significa circa 5 milioni di famiglie, contro poco più di 3 milioni registrate nel 1998.
Se si escludono gli aiuti digitali e quelli relativi a cibo o vestiario, la quota rimane comunque in crescita, passando dal 15,0% al 16,8%.
Anche il numero medio di aiuti ricevuti aumenta leggermente, passando da 1,6 a 1,7.
Gli anziani soli sono i più fragili
Tra i dati più significativi emerge quello relativo agli anziani. Tra le persone di 75 anni e oltre che vivono sole, ben il 43,3% riceve aiuti da familiari, amici o conoscenti. Il dato si comprende osservando l'evoluzione demografica del Paese.
Nel 1998 gli ultra75enni rappresentavano il 7,3% della popolazione italiana. Nel 2024 sono diventati il 12,6%.
L'invecchiamento della popolazione modifica inevitabilmente anche la struttura delle reti familiari, che secondo l'Istat diventano sempre più "strette e lunghe": diminuiscono i giovani disponibili ad assistere gli anziani mentre cresce continuamente il numero delle persone bisognose di cure.
Crescono quasi tutte le forme di aiuto
Rispetto al 1998 aumentano praticamente tutte le principali tipologie di sostegno. Le persone che offrono compagnia, accompagnamento o ospitalità passano dal 6,3% al 10,8%. Quelle che svolgono attività domestiche crescono dal 5,1% al 7,8%. L'assistenza ai bambini aumenta dal 4,4% al 6,9%, mentre gli aiuti economici salgono dal 3,5% al 6,0%.
Crescono anche il sostegno nello studio, che passa dall'1,9% al 3,9%, e l'aiuto nello svolgimento delle pratiche burocratiche, che aumenta dal 5,2% al 6,8%.
Dal lato delle famiglie beneficiarie si registra un incremento degli aiuti legati alla compagnia e all'accompagnamento, che passano dal 2,7% al 5,0%, delle pratiche amministrative, dal 2,6% al 3,7%, e dell'assistenza agli adulti, dal 2,1% al 2,9%.
L'unica voce in diminuzione riguarda l'assistenza ai bambini, scesa dal 4,5% al 2,9%, probabilmente anche come conseguenza del calo delle nascite.
Una fotografia che pone interrogativi
L'indagine Istat non esprime giudizi politici e non individua responsabilità. Descrive semplicemente come funzionano oggi le reti di solidarietà nel Paese. Tuttavia i numeri sollevano interrogativi difficili da ignorare.
Se quasi 18 milioni di italiani dedicano gratuitamente tempo, energie e spesso risorse economiche per sostenere persone che vivono fuori dal proprio nucleo familiare, se cinque milioni di famiglie dipendono dagli aiuti informali e se un adulto su quattro svolge attività di caregiver, significa che la solidarietà privata continua a rappresentare uno dei pilastri fondamentali del welfare italiano.
È certamente il segno di una società ancora capace di prendersi cura dei propri membri. Ma è anche il riflesso di bisogni sempre più estesi che trovano risposta soprattutto nelle reti familiari e personali.
Ed è proprio qui che nasce la domanda politica.
Se davvero il Paese attraversa una stagione di prosperità e di rafforzamento dei servizi, come viene spesso sostenuto dall'attuale maggioranza, perché il ricorso alla solidarietà informale continua a crescere fino a raggiungere livelli mai registrati prima? È il semplice effetto dell'invecchiamento della popolazione oppure il segnale che, per milioni di cittadini, la risposta ai bisogni quotidiani continua ad arrivare prima dalla famiglia e dagli amici che dalle istituzioni?
Sono interrogativi ai quali il dibattito pubblico difficilmente potrà sottrarsi e a cui, per certo, il governo Meloni non darà mai risposta.


