Epilessia negli anziani, una realtà ignorata ma in forte crescita
L’epilessia non è solo una malattia dell’infanzia: negli over 75 raggiunge il suo picco massimo, diventando una delle condizioni neurologiche più comuni insieme a ictus e demenze. Con l’invecchiamento della popolazione, gli specialisti prevedono un aumento significativo dei casi, spesso difficili da riconoscere perché le crisi nell’anziano possono essere sfumate, brevi alterazioni della consapevolezza o episodi notturni scambiati per altri disturbi. Una diagnosi errata può portare a un peggioramento generale, fino a quadri di “pseudo-demenza”, mentre un trattamento tempestivo permette spesso un controllo efficace delle crisi anche con basse dosi di farmaci.
«Gli anziani hanno più probabilità di beneficiare dei farmaci anticrisi, ma sono più sensibili agli effetti collaterali», spiega Carlo Andrea Galimberti, presidente della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia), sottolineando l’importanza dei medicinali di nuova generazione, più tollerati e con minori interazioni. Anche Laura Tassi, neurologa del Niguarda, ricorda che «un esordio di epilessia sopra i 60 anni è un’evenienza comune», con un impatto socio‑economico destinato a crescere.
L’epilessia colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo ed è riconosciuta dall’OMS come malattia sociale. Per questo gli esperti insistono sulla necessità di una rete nazionale di centri specializzati e su una maggiore consapevolezza pubblica: riconoscere le crisi, soprattutto negli anziani, significa garantire cure efficaci e una migliore qualità di vita.