Durante l'incontro odierno con il primo ministro croato Andrej Plenkovic, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha affermato che Israele intende porre fine alla guerra a Gaza, sulla base dell'ultima proposta avanzata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che rispetterebbe i "principi" stabiliti dal gabinetto di sicurezza israeliano.

Secondo Tel Aviv Sa'ar "ha sottolineato che Israele desidera la pace, ma non può scendere a compromessi sulla sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini" aggiungendo che Israele ha accettato la proposta di Trump, con due richieste. La prima: "Il ritorno dei nostri ostaggi. Ci sono ancora 48 ostaggi tenuti in crudele prigionia a Gaza". La seconda richiesta avanzata dal Ministro degli Esteri è stata che "Hamas deponga le armi".

Domenica, Trump ha presentato una proposta per garantire il rilascio di tutti gli ostaggi e porre fine alla guerra. Secondo le condizioni riportate dai media, tutti i 48 ostaggi, sia vivi che morti, sarebbero stati restituiti il ​​primo giorno di cessate il fuoco e Israele avrebbe annullato l'operazione pianificata per conquistare Gaza City.

L'accordo includerebbe anche il rilascio di migliaia di prigionieri e detenuti palestinesi, tra cui centinaia di persone condannate all'ergastolo. Una volta iniziato il cessate il fuoco, i negoziati per porre fine alla guerra inizieranno immediatamente sotto la supervisione di Trump e i combattimenti non riprenderanno finché i colloqui saranno in corso.


Nel frattempo l'esercito israeliano (IDF) ha emesso oggi il primo ordine di evacuazione su larga scala per Gaza City, intimando a tutti i civili palestinesi di lasciare immediatamente l'intera città in vista di una massiccia operazione di terra contro Hamas.

Finora, gli avvisi dell'IDF avevano riguardato soltanto edifici o aree circoscritte, ma questa volta l'ordine copre l'intero centro urbano, cuore politico e simbolico della Striscia.

Secondo il portavoce militare Avichay Adraee, l'IDF agirà "con grande forza" nell'area, come già fatto in altre zone della Striscia. Ai civili è stato indicato di dirigersi verso la "zona umanitaria" designata nel sud, raggiungibile attraverso la strada costiera. "Restare nell'area è estremamente pericoloso", ha avvertito Adraee, diffondendo anche un numero di telefono per segnalare eventuali blocchi di Hamas volti a impedire l'evacuazione.

L'annuncio ha provocato panico e confusione tra la popolazione. A Gaza City vivono circa un milione di persone, e sebbene il premier Benjamin Netanyahu abbia dichiarato che 100.000 civili hanno già lasciato l'area, non si registrano segnali di un esodo di massa.

Molti abitanti, già sfollati più volte dall'inizio della guerra, rifiutano di abbandonare nuovamente le loro case, convinti che nessun luogo della Striscia sia davvero sicuro. Alcuni testimoni hanno riferito di volantini lanciati dagli aerei israeliani che esortavano a fuggire, ma in città si sono visti anche piccoli cortei di protesta, con cartelli che recitavano: "Non ce ne andremo.

Israele ha classificato Gaza City come "zona di guerra", pianificando di prenderne il controllo per piegare Hamas. Interi quartieri sono stati già dichiarati "zone rosse" da evacuare, e i bulldozer israeliani hanno iniziato a radere al suolo aree occupate dall'esercito. Molti civili temono che lasciare la città significhi non poter più tornare.

Il costo degli spostamenti e la mancanza di spazi nel sud già sovraffollato aggravano ulteriormente la situazione.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ribadito che la Striscia sarà ridotta in macerie se Hamas non deporrà le armi e non libererà gli "ostaggi". Katz ha rivendicato la distruzione di trenta edifici a più piani e di decine di obiettivi strategici a Gaza City, diffondendo un video che mostra il crollo della torre al-Ruya nel quartiere Rimal.

Il capo di stato maggiore, il generale Eyal Zamir, ha più volte manifestato la propria contrarietà a un assalto diretto alla città, preferendo negoziare un accordo di cessate il fuoco con scambio di prigionieri.