Una marea di bandiere rosse ha invaso oggi il centro della capitale. Secondo gli organizzatori, oltre 200mila persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale della Cgil, partita da piazza della Repubblica e conclusasi in piazza San Giovanni. Al centro della mobilitazione, intitolata "Democrazia al lavoro", la richiesta di una svolta netta nella politica economica del governo.

Il segretario generale Maurizio Landini ha parlato senza giri di parole: “Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali per rimettere al centro i problemi reali delle persone. Oggi in Italia c'è chi lavora ed è comunque povero: è inaccettabile”. Il leader sindacale ha definito la legge di bilancio “sbagliata” e ha avvertito l'esecutivo: senza risposte concrete, la Cgil è pronta a usare “tutti gli strumenti a disposizione, nessuno escluso”, compreso lo sciopero generale.

I punti chiave della protesta
La mobilitazione punta a ottenere:

  • aumento di salari e pensioni;
  • investimenti significativi in sanità, scuola e politiche abitative;
  • una riforma fiscale che colpisca l'evasione;
  • stop alla precarietà e al riarmo;
  • politiche industriali per salvaguardare settori strategici come la siderurgia e l'automotive.

"Il Paese rischia di perdere interi comparti produttivi – ha detto Landini – senza un intervento deciso dello Stato. Non ci fermeremo: questa piazza è solo l'inizio".

Scontro con Salvini
Dal palco, Landini ha risposto alle accuse del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che lo aveva paragonato a un membro di un ipotetico governo guidato da Elly Schlein. Replica secca del leader Cgil: "Io non faccio il ministro, faccio il sindacalista. Chi governa dovrebbe occuparsi di risolvere i problemi reali, non di fare propaganda. Salvini aveva promesso di cancellare la legge Fornero: invece l'ha peggiorata".

Libertà di stampa e democrazia sotto pressione
Tra gli ospiti della manifestazione, il segretario dell'Ituc Luc Triangle e il giornalista Sigfrido Ranucci, invitati per esprimere solidarietà al mondo dell'informazione. Landini ha denunciato “attacchi alla libertà di stampa” e tagli al giornalismo d'inchiesta in Rai: “La democrazia si difende con una stampa libera e con la partecipazione popolare. Le piazze piene di oggi dimostrano che il Paese è vivo, anche se qualcuno fa finta di non vederlo”.

Appello alle imprese: basta sfruttamento
Il segretario ha rivolto un messaggio chiaro alle associazioni datoriali: “Se vogliono davvero contribuire allo sviluppo del Paese, gli imprenditori perbene devono schierarsi con noi contro chi sfrutta i lavoratori, applica contratti pirata, alimenta il lavoro nero e il caporalato. È ora di cacciare i banditi dal sistema economico”.

La giornata si è chiusa con una promessa: quella di non fermare la mobilitazione finché non arriveranno risposte concrete dal governo. La Cgil prepara il terreno a una stagione di forte conflitto sociale, decisa a riportare il lavoro – e la dignità di chi lo svolge – al centro dell'agenda politica nazionale.


Nicola Fratoianni, AVS:"Oggi in piazza per ricordare a Meloni, che oltre al paese dei balocchi che racconta sempre c’è anche il paese reale nel quale gli fanno fatica ad arrivare alla metà del mese, nel quale costo della vita continua a crescere senza sosta e nel quale invece gli stipendi sono fermi al palo da trent’anni. L’Italia è l’unico paese d’Europa, dove succede questo: è chiaro che la manovra di Meloni non risponde a nessuno dei bisogni della maggioranza dei cittadini, definanzia la sanità, non interviene sull’emergenza degli stipendi e delle pensioni e invece investe una paccata di soldi in armi. Questa manifestazione è qui per ricordarglielo e noi siamo in piazza al fianco della Cgil perché condividiamo queste parole d’ordine e perché come è noto noi siamo sempre in piazza quando gli italiani lavoratori e lavoratrici rivendicano i loro diritti".