Il Ministero della Salute vara una circolare straordinaria dopo il focolaio sulla MV Hondius: nove casi, tre morti e timori per possibili contagi interumani. Schillaci rassicura: “Nessun pericolo per il Paese”, ma scattano protocolli severi in aeroporti, porti e Regioni.


Il ricordo della pandemia da Covid-19 è ancora troppo vicino perché un nuovo allarme sanitario globale possa essere accolto con leggerezza. Ed è proprio per evitare ritardi, sottovalutazioni o vuoti organizzativi che il Ministero della Salute ha deciso di intervenire con una circolare estremamente dettagliata sul focolaio di Hantavirus delle Ande esploso a bordo della nave da crociera MV Hondius, trasformata nel giro di pochi giorni in un caso sanitario internazionale sotto osservazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Ecdc europeo e delle autorità nazionali di diversi Paesi.

Il documento, firmato l’11 maggio dal direttore generale della Prevenzione Sergio Iavicoli e dal capo del Dipartimento della Prevenzione Maria Rosaria Campitiello, non si limita infatti a fornire raccomandazioni generiche, ma costruisce una vera architettura di contenimento fatta di definizioni operative rigorose, quarantene prolungate, sorveglianza sanitaria quotidiana e controlli rafforzati negli aeroporti e nei porti italiani.

La decisione arriva dopo lo sbarco della nave nel porto di Granadilla, a Tenerife, e il successivo rimpatrio dei passeggeri nei rispettivi Paesi di origine, Italia compresa. È in questo contesto che Roma ha attivato immediatamente il coordinamento con i meccanismi internazionali di allerta sanitaria, dall’EWRS europeo al Regolamento sanitario internazionale dell’Oms, nel tentativo di evitare che il focolaio possa produrre catene di contagio secondarie difficili da tracciare.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha cercato di rassicurare la popolazione intervenendo al Tg1: “Oggi in Italia non c’è alcun pericolo”, ha dichiarato, sottolineando come il virus Andes sia conosciuto da anni e caratterizzato da una contagiosità molto inferiore rispetto a quella del SARS-CoV-2. Una rassicurazione necessaria, ma accompagnata da una linea di massima prudenza che emerge chiaramente dalle misure adottate.

I numeri del focolaio, del resto, spiegano perché le autorità sanitarie abbiano deciso di non abbassare la guardia. All’11 maggio risultano nove casi complessivi, tre dei quali mortali, con un tasso di letalità che raggiunge il 33%. Sette infezioni sono state confermate in laboratorio come virus Andes, mentre altri due casi vengono considerati probabili in attesa di conferma diagnostica. Il caso indice avrebbe sviluppato i primi sintomi già il 6 aprile, ma soltanto il 26 aprile è stata effettuata la prima diagnosi di hantavirus su un contatto stretto. La conferma specifica del ceppo Andes è arrivata invece il 2 maggio.

A preoccupare non è soltanto la mortalità elevata, ma soprattutto la rapidità del peggioramento clinico osservato nei pazienti. La circolare descrive un decorso che in molti casi parte con sintomi apparentemente banali – cefalea, diarrea, febbre lieve – per poi precipitare in meno di 48 ore verso insufficienza respiratoria acuta, shock e sindrome da distress respiratorio. Alcuni pazienti sarebbero passati da lievi disturbi gastrointestinali a una polmonite devastante nel giro di un solo giorno, un elemento che spiega il forte richiamo del Ministero a mantenere “un elevato livello di attenzione clinica e diagnostica”.

Il nodo centrale resta però la possibilità, ritenuta rara ma non impossibile, di trasmissione interumana. Il virus Andes rappresenta infatti un’eccezione nel mondo degli hantavirus proprio perché, in alcune circostanze, può diffondersi tra esseri umani. È questo l’aspetto che ha spinto la rete di esperti Dispatch, riunitasi l’8 maggio, a sottolineare che il rischio di trasmissione comunitaria “non è completamente trascurabile”, soprattutto considerando che i passeggeri della nave sono stati redistribuiti in numerosi Paesi con protocolli sanitari differenti.

Nonostante ciò, l’Ecdc continua a classificare il rischio per la popolazione generale europea come “molto basso”. Il principale serbatoio naturale del virus, il roditore Oligoryzomys longicaudatus, è infatti diffuso nelle regioni meridionali del Sud America e non risulta presente in Italia. Nel nostro Paese, gli episodi di hantavirus registrati negli anni passati sono stati sporadici e quasi sempre collegati a esposizioni avvenute all’estero.

La risposta italiana si fonda quindi su un principio di cautela estrema. La circolare introduce definizioni molto ampie di caso sospetto, includendo chiunque abbia condiviso mezzi di trasporto o avuto contatti con passeggeri della MV Hondius dal 5 aprile in poi e presenti anche un solo sintomo compatibile, dai dolori muscolari ai disturbi gastrointestinali fino alla tosse o al dolore toracico.

Ancora più severe sono le disposizioni per i contatti ad alto rischio. Tutte le persone presenti sulla nave vengono considerate potenzialmente esposte, così come chi abbia condiviso stanze, bagni, pasti o permanenze prolungate in spazi chiusi con casi confermati o probabili. Per loro scatta una quarantena fiduciaria di 42 giorni, durata che coincide con il periodo massimo di incubazione considerato dalle autorità sanitarie. Le indicazioni sono rigidissime: stanza separata, distanza minima di due metri dai familiari, divieto di condividere stoviglie e obbligo di ventilazione continua degli ambienti. È consentito uscire solo per esigenze di benessere psicologico, indossando mascherine chirurgiche e evitando assembramenti.

Il Ministero arriva inoltre a prevedere che, qualora venga individuato un caso su un aereo, tutti i passeggeri del volo possano essere considerati contatti ad alto rischio indipendentemente dalla durata del viaggio. Una scelta che mostra quanto il principio di precauzione sia stato portato ai massimi livelli operativi.

Particolarmente significativa è anche la strategia di testing adottata. Le autorità sanitarie hanno chiarito che i tamponi PCR e i test sierologici hanno scarsa utilità durante la fase di incubazione e rischiano di produrre falsi negativi rassicuranti. Per questo motivo, i test verranno prioritariamente riservati ai soggetti sintomatici, mentre per gli asintomatici il cardine della prevenzione resteranno sorveglianza attiva e quarantena.

Nel frattempo, quattro persone arrivate in Italia attraverso un volo collegato indirettamente a uno dei casi confermati sono già state poste in isolamento fiduciario. Secondo il ministro Schillaci, stanno bene e sono asintomatiche, ma vengono monitorate quotidianamente dalle autorità sanitarie regionali.

La circolare rafforza infine il ruolo degli Usmaf, gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, chiamati a intensificare i controlli su eventuali casi sospetti e a coordinarsi con le compagnie aeree per la raccolta dei Passenger Locator Form, indispensabili per la tracciabilità dei contatti. Agli operatori vengono richiesti dispositivi di protezione completi, inclusi respiratori Ffp2, guanti, camici e protezioni oculari.

Il messaggio che emerge dal documento è duplice. Da una parte, le autorità insistono sul fatto che il rischio per la popolazione italiana resta estremamente basso e che non esiste alcuna situazione assimilabile a quella vissuta nel 2020. Dall’altra, però, l’Italia sceglie di non affidarsi alla sola rassicurazione politica e costruisce un sistema di contenimento capillare, consapevole che la velocità con cui un focolaio internazionale può trasformarsi in emergenza sanitaria impone oggi una capacità di reazione che, sei anni fa, mancò drammaticamente in gran parte del mondo.