Il prezzo del cibo vola sempre più in alto, ma stipendi e pensioni restano inchiodati ai minimi storici, fanalino di coda dell’Europa. Insomma, ci stanno spennando sul cibo! Negli ultimi quattro anni, secondo l’Istat, i beni alimentari sono rincarati del 24,9%, quasi otto punti in più rispetto all’inflazione generale. E mentre il carrello della spesa diventa un lusso quotidiano, la grande distribuzione organizzata (Gdo) continua a dettare legge lungo l’intera filiera agroalimentare.

È questo il cuore dell’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust, che punta il dito contro l’“eccessivo squilibrio di potere contrattuale” tra distributori e produttori. Gli agricoltori, che lavorano duramente per portare cibo sulle nostre tavole, si trovano spesso in balia di catene che stabiliscono prezzi, promozioni e persino il posizionamento dei prodotti sugli scaffali. Una filiera dove chi produce conta meno di chi vende.

L’Autorità osserva con attenzione le strategie delle grandi catene: corrispettivi imposti ai fornitori per inserimento in assortimento, promozioni, lancio di nuovi prodotti, e il peso crescente delle Private Label, i marchi dei supermercati che schiacciano la concorrenza e comprimono i margini dei produttori. Tutto ciò si traduce in prezzi al consumo più alti e redditi produttivi sempre più risicati.

Il messaggio è chiaro: non è più accettabile che le famiglie paghino il prezzo della concorrenza sleale tra grandi distributori. La filiera agroalimentare deve tornare a essere equa e trasparente, perché dietro le statistiche ci sono vite reali: pensionati che faticano ad arrivare a fine mese, lavoratori che vedono il loro potere d’acquisto eroso, agricoltori che non ricevono ciò che meritano.

L’Autorità ha avviato una consultazione pubblica sulle tematiche specificate in dettaglio nel provvedimento d’avvio dell’indagine: i soggetti interessati possono presentare contributi entro il 31 gennaio prossimo all’indirizzo e-mail IC58@agcm.it. Un’opportunità per far sentire la propria voce e per chiedere finalmente che la logica del profitto smisurato non metta in ginocchio consumatori e produttori. Perché il carrello della spesa non può continuare a volare mentre le tasche restano vuote.