Il percorso di Frankenstein nella Stagione dei premi racconta la lenta ma inesorabile affermazione di un progetto inizialmente percepito come prevalentemente tecnico e progressivamente riconosciuto come opera di sintesi autoriale. Le 9 nominations agli Oscar  nascono da una costruzione paziente fondata sulla solidità dell’adattamento e sulla coesione formale del film, capace di ribaltare le aspettative legate all’ennesima rilettura di un classico del cinema.

Il sostegno critico ha consacrato l'opera di Guillermo del Toro come un trionfo dell'alto artigianato, capace di trasformare il cinema di genere in prestigio istituzionale. Nonostante l'esclusione ai BAFTA e la mancata candidatura alla regia agli Oscar — aveva il sostegno del sindacato (DGA) — il film ha mantenuto un consenso industriale granitico. La forza della pellicola si è concentrata nei comparti tecnici, con scenografia, costumi e trucco dominanti affiancati dalla sorpresa strategica del sonoro, spinto da una presenza capillare nei sindacati di settore (CAS, AMPS, MPSE).

Al centro di questo successo brilla Jacob Elordi, che ha trasformato il favore della critica (Critics Choice Award) in una nomination inevitabile, confermando il film come uno dei pilastri della stagione basato sulla solidità della messa in scena artigianale
piuttosto che sugli effetti digitali.

Dietro le quinte scopriamo che la dedizione di Elordi è stata quasi sovrumana: per interpretare la Creatura, l'attore ha affrontato sessioni di trucco di dieci ore, lavorando spesso di notte e infondendo nel personaggio influenze della danza butoh e del Joker di Heath Ledger. Questa prova estrema lo ha reso il primo attore candidato all’Oscar per questo ruolo iconico, ruolo che avrebbe dovuto interpretare Andrew Garfield.

Scopri tutti i dettagli: andamento del film nella Stagione dei premi, categorie più nominate, vittorie, controversie e curiosità dietro le quinte di Frankenstein!