L’Istat rivede leggermente al rialzo i dati del primo trimestre. Consumatori e commercio estero sostengono l’economia, ma il quadro resta caratterizzato da una crescita contenuta e da forti differenze tra i settori produttivi.
L'economia italiana ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un incremento del Prodotto interno lordo dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dai conti economici trimestrali diffusi dall'Istat, che hanno rivisto leggermente al rialzo le stime preliminari pubblicate alla fine di aprile.
La correzione è limitata ma significativa sul piano statistico: la crescita congiunturale passa infatti dallo 0,2% allo 0,3%, mentre quella tendenziale sale dallo 0,7% allo 0,8%. Anche la cosiddetta crescita acquisita per il 2026 viene aggiornata allo 0,6%.
Pur trattandosi di un risultato positivo, il quadro generale continua a descrivere un'economia che procede a velocità ridotta. La crescita registrata nei primi tre mesi dell'anno resta infatti contenuta e non modifica in modo sostanziale le prospettive di un Paese che da anni fatica a mantenere ritmi di sviluppo comparabili con quelli delle principali economie avanzate.
Dal lato della domanda, il contributo principale è arrivato dai consumi delle famiglie e dagli investimenti. I consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,4%, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una crescita dello 0,7%. Si tratta di segnali che indicano una moderata tenuta della domanda interna, nonostante un contesto economico ancora caratterizzato da incertezze sul fronte internazionale e da un costo della vita che continua a incidere sui bilanci familiari.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,4 punti percentuali alla crescita del Pil. In particolare, i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private hanno apportato 0,3 punti percentuali, mentre gli investimenti hanno contribuito per 0,1 punti. Nessun contributo è arrivato invece dalla spesa delle amministrazioni pubbliche.
Un ruolo importante è stato svolto dal commercio con l'estero. Le esportazioni sono aumentate del 2,2% rispetto al trimestre precedente, mentre le importazioni sono diminuite dello 0,7%. Questo andamento ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta pari a 0,9 punti percentuali.
A frenare il risultato complessivo sono state però le scorte, che hanno sottratto 1,1 punti percentuali alla variazione del Pil. Un dato che evidenzia come la crescita registrata nel trimestre non sia stata uniforme in tutte le componenti dell'economia.
Anche osservando il sistema produttivo emergono differenze marcate tra i vari settori. L'agricoltura continua a mostrare difficoltà, con una diminuzione del valore aggiunto dello 0,5%. L'industria è rimasta sostanzialmente ferma, confermando una fase di stagnazione che prosegue ormai da diversi trimestri. A sostenere l'attività economica sono stati soprattutto i servizi, che hanno registrato una crescita dello 0,4%.
La fotografia scattata dall'Istat mostra dunque un'economia che mantiene un andamento positivo ma senza particolari accelerazioni. La revisione al rialzo delle stime conferma una situazione leggermente migliore rispetto a quella ipotizzata un mese fa, ma non cambia la sostanza del quadro: la crescita rimane limitata, trainata soprattutto dai servizi e dall'export, mentre il settore industriale continua a non fornire un contributo significativo all'espansione economica.
Sul fronte occupazionale si registrano comunque alcuni segnali favorevoli. Le ore lavorate sono aumentate dello 0,3%, mentre i redditi da lavoro dipendente pro capite sono cresciuti dello 0,9%. Indicatori che testimoniano una moderata espansione dell'attività economica, pur in un contesto che resta caratterizzato da margini di crescita ancora ridotti.
I dati del primo trimestre confermano quindi una tendenza ormai consolidata: l'economia italiana continua a evitare fasi recessive e mantiene un andamento positivo, ma senza mostrare quella capacità di accelerazione che sarebbe necessaria per sostenere in modo più deciso investimenti, produttività e redditi nel medio periodo.


