Sanità Lazio, l'abisso dei 22 miliardi, le associazioni fantasma, i 584 medici di base che mancano e tanti altri orrori
L’eredità di dieci anni di gestione della sanità laziale — un periodo dominato dalle amministrazioni di centrosinistra (Giunta Zingaretti e successivi interim) prima dell'avvicendamento con la Giunta Rocca — emerge sempre di più in tutta la sua drammatica gravità.
Quello che viene offerto ai cittadini del Lazio non è un sistema di cura, ma un labirinto di scandali giudiziari, buchi di bilancio occulti e un’alleanza tossica tra pubblico e privato che ha cannibalizzato il diritto alla salute.
1. Il Mercato dei Disperati: Il "Sistema Palumbo"
Lo scandalo esploso nel dicembre 2025 intorno alla figura di Roberto Palumbo, primario del Sant'Eugenio, non è che la punta dell'iceberg di una prassi consolidata nell'ultimo decennio: l'uso delle corsie pubbliche come bacino d'utenza per il privato. L'accusa di aver incassato mazzette fino a 3.000 euro a paziente per dirottare malati nefropatici verso cliniche convenzionate svela una verità agghiacciante: per anni, la fragilità dei pazienti è stata merce di scambio. La responsabilità politica ricade su chi non ha vigilato sui flussi tra pubblico e privato, permettendo che le strutture statali venissero svuotate di risorse e pazienti a favore di un business privato alimentato con soldi pubblici.
2. Elisoccorso e Appalti: 89 Milioni di Irregolarità
Mentre i bilanci venivano sbandierati come "in ordine", l'ANAC (novembre 2025) ha scoperchiato il vaso di Pandora degli appalti. Il servizio di elisoccorso 118, un contratto da 88-89 milioni di euro, è stato gestito per anni attraverso proroghe illegittime, bypassando le gare pubbliche. Questo modus operandi, radicato nelle gestioni passate, ha soffocato la concorrenza e creato un sistema di affidamenti diretti che è l'humus ideale per la corruzione. La mancanza di sistemi di controllo, oggi censurata dall'autorità anticorruzione, è il marchio di fabbrica di un decennio di amministrazione opaca.
3. La Truffa delle Liste d'Attesa: Dati Manipolati
L'aspetto più scandaloso per il cittadino comune è la manipolazione dei tempi d'attesa. Con l'88% delle prestazioni fuori legge, la precedente gestione ha introdotto l'artificio dell'"ambito regionale di garanzia". Un trucco contabile e statistico che dichiarava "garantita" una prestazione se disponibile a 100 km di distanza, costringendo i malati a viaggi della speranza o, più spesso, a pagare di tasca propria nelle cliniche private. È un'evasione del dovere di cura che ha spinto il Lazio ai vertici delle classifiche per rinuncia alle cure.
4. Il Caos Contabile: Un Buco da Miliardi Nascosto sotto il Tappeto
L'"operazione verità" sui conti ha rivelato che il presunto risanamento degli anni passati era un miraggio. Il "buco" miliardario emerso nel 2025 non è nato ieri: è il risultato di anni di debiti non registrati, fatture lasciate nei cassetti e crediti inesigibili conteggiati come attivi. Questo disordine finanziario ha permesso di evitare il commissariamento politico, ma ha di fatto ipotecato il futuro della sanità laziale, drenando oggi i fondi che dovrebbero servire per assumere medici.
5. Il Deserto della Medicina Territoriale
I dati del 17 gennaio 2026 sono impietosi: i Medici di Medicina Generale (MMG) sono in tutto 4.023 medici, ma il Lazio vanta il primato nazionale per carenza, con un passivo di 584 medici, cioè un buco di oltre 870mila assistiti.
Inoltre, più del 50% dei medici di base assiste più di 1.500 pazienti (il limite massimo), rendendo impossibile gli interventi domiciliari, la prevenzione e le medicazioni, intasando i Pronto Soccorso.
Nonostante l'imposizione fiscale regionale sia la più alta d'Italia, gli MMG del Lazio sono lasciati soli a gestire ambulatori fatiscenti, mentre la Regione ha dovuto stanziare 10 milioni di emergenza solo per evitare il collasso dei servizi minimi nel 2025.
6. Le associazioni prive di requisiti
Nel 2019 il Lazio ospitava un esercito di circa 3.500 onlus "fiscali" e oltre 5.000 enti regionali, che operava in una zona grigia amministrativa: riconosciute dalla Regione per l'accreditamento, ma prive dei rigidi controlli fiscali nazionali, non di rado praticamente inattive.
Una massa critica in gran parte cooptata da logiche di consenso che le riforme odierne stanno drasticamente ridimensionando. Non a caso, alla fine del 2024, dopo l'istituzione del Runts (Registro Unico), l'Anagrafe Unica delle onlus presso l'Agenzia delle Entrate contava un numero di onlus con sede legale nel Lazio che si attestava intorno a 2.500-3.000 unità.
In questo scorcio di 2026, la Regione Lazio ha effettivamente emesso provvedimenti di cancellazione dal RUNTS per centinaia di enti che non hanno fornito la documentazione integrativa richiesta o non soddisfacevano i requisiti di legge (es. assenza di attività effettiva, mancanza di bilanci depositati).
Chi paga il conto?
Le responsabilità di questo sfacelo hanno i nomi di chi ha guidato la Sanità laziale negli ultimi dieci anni, dai vertici all'ultima delle associazioni, preferendo la narrazione del "bilancio in pareggio" alla realtà dei servizi, mentre accumulavano un'esposizione debitoria complessiva di oltre 22 miliardi di euro.
Questo fardello debitorio sottrae ogni anno circa 524 milioni di euro alle casse regionali solo per il pagamento degli interessi e degli ammortamenti, risorse che vengono così sottratte ai servizi diretti ai cittadini.
Al momento dell'insediamento dell'attuale giunta regionale (2023), il disavanzo sanitario era stimato in oltre 200 milioni di euro. Sono stati rilevati fondi di dotazione negativi in numerose aziende sanitarie e debiti non pagati risalenti a oltre 10 anni. Molte strutture operavano con crediti non incassati da anni, creando una paralisi nei flussi di cassa.
La gestione opaca degli acquisti, spesso basata su proroghe fuori norma (come il caso dell'elisoccorso da 89 milioni censurato dall'ANAC), ha rappresentato un drenaggio costante di risorse.
Il basso tasso di occupazione per acuti (passato dal 71,4% del 2022 al 79,9% nel 2025) indicava in precedenza una gestione dei reparti non ottimale rispetto ai costi fissi sostenuti.
Oggi, i Policlinici Universitari come l'Umberto I e il Sant'Andrea scoppiano sotto il peso di una gestione che ha smantellato il territorio.
La priorità assoluta è stabilizzare i conti per sbloccare le risorse destinate ai servizi diretti e cioè:
- Chiusura Debiti Fuori Bilancio: Completare l'operazione di censimento e pagamento dei 22 miliardi di debiti pregressi per eliminare gli oneri finanziari annuali (attualmente 524 milioni di euro in interessi).
- Piena Operatività di "ASL Lazio.0": Utilizzare la nuova agenzia unica per centralizzare gli acquisti di tutte le ASL, eliminando le proroghe illegittime degli appalti (come il caso dell'elisoccorso) e garantendo gare trasparenti.
- Compliance RUNTS: Completare entro marzo 2026 la "pulizia" del registro degli enti del Terzo Settore, cancellando le associazioni "fantasma" per evitare che fondi pubblici continuino a essere drenati da soggetti inattivi o opachi [Dati RUNTS 2026].
- Assunzioni MMG (Medici di Medicina Generale): Coprire urgentemente il passivo di 584 medici di base per ridurre la pressione sui Pronto Soccorso e garantire i tempi di cura. Incentivare i medici a coprire le zone carenti.