Dott. Vincenzo Petrosino - Oncologo Chirurgo - Salerno
Già consulente c/o Senato della Repubblica
Alla fine si sta cercando di inserire toppe in un sistema che sta collassando o meglio è collassato. Sembra che a qualcuno faccia piacere aumentare il carico di lavoro dei medici di medicina generale dimenticando il problema economico, il problema del diritto alla malattia, ferie e altro. Il medico di medicina generale deve pagarsi il sostituto per andare in ferie e non ha diritto alla malattia almeno intesa come quella del dipendente. Neppure la dipendenza risolverebbe il problema in quanto farebbe divenire meno attrattiva la professione.
Soluzione? Una riforma graduale non un "papocchio" di norme e cambiamenti. Tanto si parla di case di comunità di presenza di infermieri e altri specialisti H24... ma almeno iniziamo a farle funzionare davvero. Al momento esiste una forza medica capace di reggere ai turni di queste strutture? Si dice che dal governo si sta cercando di inserire forze nuove mediche anche alle prime armi: bisognava preparare già da decenni queste nuove leve. Un errore che si sta vedendo ad esempio nei Pronto soccorso, dove esiste carenza e fuga. Tutto questo è chiaro per chi come me ha fatto urgenza per 14 anni. Al Pronto soccorso ci vogliono medici "rodati" che guidano davvero passo passo le nuove leve, non è un gioco il Pronto soccorso. Non è un gioco neppure la medicina generale, il medico di famiglia, spesso bistrattato, deve poter risolvere i problemi della gente e avere la capacità di conoscere tutta la medicina e la chirurgia. In un ambulatorio di medicina generale si passa facilmente da una banale tonsillite ad una possibile malattia rara, o cancro o altro.
Non è semplice con soli studi universitari rendere la mente elastica a tal punto da passare da una banalità a qualcosa di più serio e urgente.
Bene, come dissi anni fa, associare un medico giovane ad uno più anziano e di esperienza, ma senza mezzi termini... bisogna pagarlo, incentivare a lavorare a proseguire e ad "amare questo lavoro".
Io non conosco i nuovi consulenti del caro collega Schillaci, ma dovrebbe circondarsi di gente che ha lavorato e conosce queste realtà della medicina di base, non ci vogliono "cattedratici" ma medici che hanno acquisito sul campo e con decenni l'esperienza adatta.
Affidare l'organizzazione a "burocrati" preparati ma che non hanno mai alzato il c... dalla sedia per visitare, operare o prendere parte attiva alla vita sanitaria a contatto con la gente è un errore. Resto della mia idea perché ho toccato con mano l'impreparazione e a volte l'approsimazione che esiste nelle stanze. Spesso le stesse proposte vengono inviate al legislatore con gravi errori di base.
Tutto questo è una " dipendenza mascherata " con compiti e oneri elevati e scarsa retribuzione?
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Torna al centro del dibattito parlamentare la riorganizzazione del lavoro dei medici di medicina generale. Alla Camera è iniziato l’esame, in Commissione Affari sociali, di una proposta di legge presentata dal deputato di Forza Italia Stefano Benigni che punta a ridisegnare attività, status giuridico e sistema di remunerazione dei medici di famiglia.
Il testo, composto da otto articoli, mira a rafforzare il ruolo dell’assistenza primaria nella rete territoriale dei servizi sanitari, in linea con l’impostazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con il decreto ministeriale 77 del 2022 che ha ridefinito l’organizzazione della sanità sul territorio introducendo, tra l’altro, le Case della comunità.
Orario settimanale di 38 ore
Uno dei punti centrali della proposta riguarda l’organizzazione del lavoro. Il disegno di legge prevede un orario settimanale strutturato di 38 ore per i medici di medicina generale, suddivise tra l’attività svolta nello studio e quella prestata nella rete territoriale, comprese le Case della comunità.
Per i medici con almeno 1.500 assistiti, l’ipotesi indicata nel testo prevede 20 ore settimanali di attività nello studio e 18 ore nelle strutture territoriali.
Il provvedimento interviene anche sulla retribuzione introducendo una quota variabile collegata al raggiungimento di obiettivi stabiliti dalle aziende sanitarie locali.
Formazione e carenza di medici
La proposta affronta anche il problema della carenza di medici di famiglia, ormai diffusa in molte aree del Paese.
Il testo modifica il percorso di formazione in medicina generale prevedendo dodici mesi di pratica presso un medico convenzionato. Inoltre, consente di assegnare incarichi vacanti anche ai laureati già iscritti al corso di formazione, purché operino sotto la supervisione di un tutor.
Tra le misure previste figura anche la possibilità di accesso anticipato al pensionamento per i medici vicini alla fine della carriera.
“La proposta di legge è stata elaborata con le maggiori rappresentanze sindacali dei medici di famiglia e riteniamo vada incontro alle esigenze dei cittadini”, ha dichiarato il deputato Benigni, sottolineando che il testo rappresenta “un punto di partenza per affrontare una questione aperta da anni”.
Il parlamentare ha inoltre chiarito che il provvedimento non prevede la trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale. “Li lascia in regime di convenzione, cercando di migliorare l’organizzazione della medicina territoriale”.
Benigni ha annunciato anche un ciclo di audizioni in Parlamento con professionisti, associazioni di pazienti e dirigenti delle aziende sanitarie.
La reazione dei sindacati
La proposta ha però già incontrato la forte opposizione di alcuni sindacati della medicina generale.
Il Sindacato nazionale autonomo medici italiani e il Sindacato medici italiani hanno espresso una netta contrarietà, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione dell’orario di lavoro.
“Dalla lettura del provvedimento emerge con chiarezza un’impostazione inaccettabile”, afferma il presidente dello Snami Angelo Testa.
Secondo la tesoriera nazionale del sindacato Simona Autunnali, il testo “riassume il peggio dei contratti di convenzione e dipendenza” e rischia di aggravare la carenza di medici di famiglia, scoraggiando i giovani dall’intraprendere la professione.
Lo Snami chiede che eventuali riforme siano costruite attraverso un confronto diretto con la categoria e avverte che, senza modifiche sostanziali, è pronto ad avviare mobilitazioni e proteste.
Il nodo del carico di lavoro
Critiche analoghe arrivano anche dal Sindacato medici italiani.
La segretaria generale Pina Onotri sottolinea che l’ipotesi di 20 ore negli studi e 18 nelle Case della comunità non tiene conto di tutto il lavoro amministrativo e organizzativo che accompagna l’attività dei medici di famiglia.
“Già oggi le ore di lavoro ammontano a 40-50 a settimana”, afferma. “È difficile immaginare di aggiungere altre 18 ore da dedicare alle Case della comunità”.
Lo Smi seguirà da vicino l’iter parlamentare del provvedimento e promette di informare costantemente la categoria sugli sviluppi della discussione.
Il confronto sulla riforma della medicina territoriale è dunque appena iniziato e si preannuncia uno dei temi più controversi dei prossimi mesi nel dibattito sulla sanità.


