Chi lavora si sente tradito dal “Sistema Italia”
C’è un’Italia che lavora, soffre, tira la cinghia e paga le tasse fino all'ultimo centesimo, ma che oggi si sente tradita da chi per decenni ha sventolato la bandiera della tutela dei lavoratori: i sindacati. Troppo spesso impegnati a inseguire cause lontane, dimenticando chi, nel frattempo, tiene in piedi il Paese tra stipendi fermi, pensioni sempre più lontane, bollette in aumento e tasse sempre più pesanti.
Mentre la fabbrica chiude e il cantiere arranca, mentre ospedali, forze dell'ordine, aule giudiziarie e pubblica amministrazione lamentano stipendi da fame e carenza di personale, le sigle sindacali sfilano per Gaza. E intanto il salario reale crolla, la precarietà dilaga, e chi lavora davvero resta senza voce. È questa la fotografia impietosa di un’Italia dove la rappresentanza ha smarrito la realtà.
Il confine tra politica estera e politica interna si è fatto torbido, manipolato da chi usa il dolore altrui come arma ideologica. Si piange, giustamente, per i palestinesi ma si ignora, completamente, chi non riesce più a fare la spesa. Si invocano diritti universali, ma non si difendono quelli elementari dei cittadini italiani.
In questo scenario, il governo non riesce a mantenere le tante promesse fatte in campagna elettorale e l’opposizione si accoda alle mode del momento e prova a far cadere il governo non con la forza delle idee e di una proposta alternativa alla destra, ma accusando la Meloni e i suoi ministri di “concorso in genocidio” alla Corte Penale Internazionale (Cpi). ll messaggio è chiaro: se non si riesce a scalfire il consenso nelle urne, si tenta di farlo nei tribunali.
L’Italia reale, però, guarda altrove. Chiede stipendi al passo col caro vita, di poter andare in pensione ancora da vivi e con un assegno che non sia da fame, assistenza sanitaria, sicurezza e servizi all'altezza delle tasse pagate. Chiede risposte, non proclami. Chi oggi continua a usare le tragedie internazionali come riflettore per la propria irrilevanza politica o sindacale, dimostra di aver perso contatto con il Paese.
Forse è ora che il governo inizia a fare qualcosa di concreto e che la sinistra e i sindacati smettano di recitare sui palchi della geopolitica e tornino dove dovrebbero essere: accanto a chi si alza ogni mattina per lavorare. Perché i lavoratori non vogliono solidarietà a chilometri di distanza: vogliono giustizia, qui, adesso, a casa loro.